“Stai sereno, Renzi, non ti voteremo!”

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Amelia De Angelis  La Tecnica della scuola  giovedì, 07 Maggio 2015

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Uno sciopero senza precedenti quello dello scorso 5 maggio,del resto  proprio come tra gli operatori della scuola ci si aspettava. Il governo è invece restato basito davanti al 70% dei lavoratori in sciopero e alle migliaia e migliaia di persone che sono scese in piazza per urlare, anzi fischiare, il proprio dissenso alla riforma voluta da Renzi. Le piazze di tutt’Italia sono state invase dalla protesta non soltanto dei docenti e del personale ATA, ma anche degli studenti e delle loro famiglie, al grido di “Renzi stai sereno, non ti voteremo!”, una minaccia che è evidentemente andata a segno, visto che, anche se controvoglia, il Governo ha  dovuto mostrare un ammorbidimento. Il PD è stato costretto a cambiare tono, annunciando immediatamente l’avvio di una serie di incontri con associazioni e sindacati per confrontarsi sui singoli punti della riforma. Certo che  mezzo milione di partecipanti tra le 7 manifestazioni organizzate a Roma, Milano, Palermo, Aosta, Bari, Catania e Cagliari e i flash mob spontanei in tantissime altre città italiane non potevano essere ignorati. Colpo di scena però, secondo le scelte di Renzi il ministro dell’istruzione non è stato individuato quale controparte dei sindacati e degli altri portavoce della protesta nazionale: al suo posto, una delegazione del Partito Democratico, tra cui  il vicesegretario Lorenzo Guerini, il presidente Matteo Orfini e la responsabile Scuola Francesca Puglisi.
La  scelta non è stata però senza conseguenze.”Il Partito democratico ha commissariato il ministero dell’Istruzione, visto che ha affidato ad altri l’interlocuzione con il mondo della scuola“, ha infatti dichiarato, nel corso di una conferenza stampa alla Camera lo scorso 6 maggio,  il coordinatore di Sinistra ecologia libertà Nicola Fratoianni, annunciando che il gruppo Sel alla Camera presenterà una mozione di sfiducia nei confronti del ministro Stefania Giannini, lavorando anche con le forze che hanno deciso di lasciare i lavori della commissione sulla scuola come il Movimento 5 Stelle.
Per noi, la decisione stessa di predisporre un confronto politico e non tecnico è la prova dell’inconsistenza di questi tavoli di discussione, che serviranno, purtroppo, solo a gettare fumo negli occhi dei semplici, lasciando loro percepire un’apertura al dialogo di un Governo che in realtà non ha alcuna intenzione di ascoltare nessuno né tantomeno di fare passi indietro.

Su cosa d’altro canto ci si potrebbe intendere? Quale punto di incontro sarebbe mai possibile trovare quando le visioni e le finalità delle parti sono tanto divergenti? È chiaro che lo scopo del progetto renziano di riforma della scuola non è certo quello di  migliorare la qualità del servizio pubblico di istruzione e formazione; piuttosto quello di ulteriormente impoverirlo, di screditarlo, favorendo nel contempo,in un’ottica neoliberista, il servizio privato, la privatizzazione del pubblico e la “cinesizzazione” dei lavoratori. Un altro bel colpo di piccone al diritto all’istruzione e alla libertà di insegnamento, come del resto altri colpi sono stati assestati negli ultimi tempi senza tanti scrupoli ad altri fondamentali diritti attraverso politiche e atti normativi mirati (vedi riforma del lavoro e del sistema pensionistico). L’unico progetto chiaro del Governo è che questa riforma della scuola debba andare avanti, in fretta e senza sostanziali modifiche, e, per riuscirci, la gente non deve rendersi conto di cosa realmente si intenda fare al servizio pubblico.  Non a caso il Governo sceglie la propaganda facile e la velocità di azione. Il testo del ddl al momento all’esame della VII Commissione cultura dovrebbe approdare in aula il 14 maggio per il voto delle pregiudiziali di costituzionalità; l’obiettivo è approvare il ddl in via definitiva in tutta fretta, entro metà giugno al massimo.
La Buona scuola di Renzi sarà una scuola corrotta”, ha affermato qualche giorno fa in un duro intervento in Aula il deputato del Movimento 5 Stelle Luigi Gallo, perché consentendo al dirigente la chiamata diretta dei docenti, aprirà inevitabilmente la scuola alle clientele. D’altra parte, nella pungente ironia degli autori dei Simpson, in una puntata andata in onda in America quasi 2 anni fa, e precisamente il 10 novembre 2013, il giornalista di Springfield  si rivolgeva  ad un preside dicendo: “This school is more corrupt than the Italian parliament“, ovvero “questa scuola è più corrotta del parlamento italiano “. Che si voglia condividere la battuta tagliente della tanto apprezzata serie di cartoni?

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