Stop alle supplenze dopo 36 mesi? Ma così avremo un altro popolo di esodati!

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    La Tecnica della scuola   Domenica, 19 Aprile 2015

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Lo dice Mario Pittoni, responsabile istruzione Lega Nord, che col leader del Carroccio, Matteo Salvini, ha incontrato dei docenti precari in Friuli. In effetti, il pericolo, se si approvasse la norma del ddl Buona Scuola che impedisce ai prof di lavorare dopo 3 anni di servizio, è creare dipendenti senza lavoro e futuro: “come già non ne avesse generati a sufficienza la legge Fornero, tra l’altro colpendo i docenti con più esperienza e titoli”.

“Il ddl Buona scuola in discussione alla Camera prevede che i contratti a tempo determinato non superino la durata complessiva di 36 mesi. Senza una correzione ci troveremo decine di migliaia di insegnanti ‘esodati’”: a dirlo è stato Mario Pittoni, responsabile istruzione della Lega Nord, che assieme al leader del Carroccio, Matteo Salvini, il 18 aprile ha incontrato un gruppo di docenti precari, prima del comizio in Friuli Venezia Giulia.

Pittoni, con il consenso di Salvini, si è detto contrariato soprattutto di quella parte del disegno di legge, all’esame della Camera, che imporrebbe lo stop alle supplenze per tutti i docenti, anche abilitati, che hanno svolto  tre anni complessivi di servizio. Altrimenti, lo Stato incapperebbe nelle sanzioni Ue sull’abuso di precariato. E sarebbe costretto ad assumere automaticamente tutti coloro che hanno svolto un servizio superiore alla soglia massima di supplenze, che è appunto di 36 mesi.

Secondo i leghisti, è un norma da cancellare perché andrebbe a creare dei dipendenti senza lavoro e senza futuro: “come già non ne avesse generati a sufficienza la legge Fornero, tra l’altro – continua Pittoni -colpendo i docenti con più esperienza e spesso con maggiori titoli. Tale dispersione di professionalità è contro gli interessi della scuola. Assurdo non tenerne conto quando c’è da decidere chi assumere in via prioritaria per coprire le necessità”.

Pittoni ha detto ricordato che la Lega Nord ha chiesto di “metter mano anche al sistema concorsuale che, per filtrare il merito correttamente, dovrà contare su criteri di valutazione omogenei sul territorio. Obiettivo perseguibile con concorsi gestiti a livello regionale, con il candidato che sceglie in libertà in quale regione concorrere”.

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