Stress Lavoro Correlato (SLC), docenti ignari dell’usura psicofisica e schiacciati dagli stereotipi. Analisi sinottica

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di Vittorio Lodolo D’Oria,  Orizzonte Scuola  20.7.2015.  

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Conviene ora fermarci a riflettere un attimo sui casi finora affrontati, per comprendere appieno la radice dei mali e avviare un serio programma di prevenzione.

Cominciamo col dire che, in linea di massima, le contromisure per lo SLC sono di tre ordini:collettivo (riguarda tutto il corpo docente),individuale (singolo docente e dirigente scolastico) e personale (anamnestico-familiare). Liquidiamo subito questo terzo livello dicendo che riguarda unicamente l’interessato – che nel suo stesso interesse vorrà o dovrà attivarsi – senza alcun ruolo o ingerenza dell’istituzione scolastica.

Nelle storie fin qui raccontate nella rubrica notiamo alcune similitudini: i docenti incontrati sono tutti ignari dell’usura psicofisica che l’insegnamento comporta. In altre parole tutti gli insegnanti sono schiacciati dai tipici stereotipi che l’opinione pubblica nutre verso la categoria medesima. L’insegnante stesso è infatti consapevole dei luoghi comuni nutriti dalla gente nei suoi confronti mentre, inauditamente, non ammette di fare parte di quell’opinione pubblica. Altro tratto tipico dei personaggi conosciuti è l’affezione psicopatologica vissuta con disappunto, sorpresa e rassegnazione. Da ultimo notiamo come l’isolamento e l’assoluta mancanza di condivisione del disagio psichico con i colleghi, sono le ulteriori conseguenze dello stigma che la patologia mentale si porta appresso. In sintesi possiamo affermare che l’insegnante medio:

  1. non sa che nell’80% dei casi la patologia professionale cui è soggetto è di tipo psicopatologico (mentre solo nel 15% dei casi è di tipo disfonico es: laringite cronica);
  2. non conosce neppure l’alta incidenza delle patologie neoplastiche spiegabile con l’immunodepressione conseguente alla maggiore increzione di cortisolo dovuta allo stress cronico;
  3. non ammette di fare parte dell’Opinione Pubblica e dunque non realizza di essere egli stesso influenzato dagli stereotipi sui docenti;
  4. non conosce l’effetto dello stigma della patologia mentale, che favorisce l’isolamento del professionista in difficoltà, annullando la potenziale condivisione del disagio con i colleghi.

Da questi pochi – ma certi – punti fermi, discendono le misure collettive di contrasto allo SLC: tutto il corpo docente deve essere formato riguardo a specifici argomenti. Tra questi suprema importanza rivestono nell’ordine: le patologie professionali tipiche dell’usura psicofisica dell’insegnamento; il riconoscimento di segni e sintomi del disagio; le strategie di adattamento allo SLC (coping strategies); il ricorso all’accertamento medico d’urgenza con la visita in Collegio Medico di Verifica (CMV). Contrariamente a quanto si può credere, sono tutte misure specificamente previste dal DL 81/08 agli artt. 28 e 37. Restano tuttavia lettera morta poiché la norma di cui sopra non ha ricevuto alcun finanziamento per il monitoraggio e la prevenzione dello SLC. Per inciso è bene rammentare che la recente riforma sulla Buona Scuola non ha contemplato alcuna misura correttiva rispetto alle omissioni dei precedenti governi.

Resta da valutare il livello di intervento individuale che si manifesta attraverso il rapporto diretto tra il docente e il suo dirigente scolastico. Il colloquio tra le parti può essere avviato indifferentemente dall’una o dall’altra parte. Il docente può fare presenti le sue difficoltà di salute al dirigente, oppure questi può chiedere se vi siano disagi o altri problemi di natura medica. Insieme si studia quindi l’opportunità o meno di ricorrere all’accertamento medico in CMV. Tutto ciò dovrebbe avvenire perché tra le incombenze medico-legali del Capo d’Istituto rientra, come priorità, la tutela della salute dei lavoratori. Inutile dire che la maggioranza dei dirigenti scolastici non conosce i propri compiti medico-legali e non ha a disposizione i necessari fondi per poter ovviare attraverso la formazione. A tal proposito occorre ricordare come il MIUR emanò un decreto ministeriale (DM 382/98) che prevedeva la formazione dei dirigenti scolastici in materia di tutela della salute dei lavoratori. Nonostante ciò, dopo 17 anni non è stato ancora attivato un solo corso di formazione sulla materia a favore dei dirigenti. Neanche questa stortura è stata rettificata con l’ultima riforma, pertanto il monitoraggio e la prevenzione dello SLC: vengono effettuati poco e male; non sono controllati dal MIUR né da alcun altra istituzione territoriale; qualora non effettuati o effettuati male non prevedono sanzioni.

Concludendo possiamo tranquillamente sostenere che abbiamo le leggi giuste, ma non vi è la volontà politica di applicarle. Senza questa volontà non si stanziano i fondi, non si affrontano i veri problemi (peraltro fortemente acuiti dalle riforme previdenziali che non hanno mai prima valutato la salute della categoria professionale) e, in barba alla situazione reale, ripetiamo ossessivamente il mantra che “gli insegnanti stanno bene”. E le testimonianze si … moltiplicano.

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