Studenti disabili a rischio continuita’ didattica

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di Emanuela Micucci,  ItaliaOggi  24.11.2015.  

Il 2 dicembre l’udienza per discutere sul ricorso dei sindacati contro la legge 107/15

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Ma per gli esperti maggiore continuità non è assicurazione di migliore qualità dell’inclusione scolastica. A leggere i dati sono precari oltre 33mila docenti di sostegno: circa il 26%. Infatti, dei 130mila posti attivati nell’attuale anno scolastico oltre un quarto è assegnato a insegnanti non stabilizzati, che quindi cambiano ogni anno. Sebbene il Miur negli ultimi anni abbia cercato di aumentare il numero docenti di sostegno con contratto a tempo indeterminato. Tanto che la Buona Scuola ha previsto 6.446 nuovi posti di sostegno.

Però, nell’ultimo anno scolastico, sono aumentati di 11.254 unità i posti di sostegno in deroga, cioè assegnati ai docenti precar i: da 117.673 agli attuali 128.927. Da una parte si stabilizzavano migliaia di posti, dall’altra se ne attivano 5.000 in più. C’è un problema di reclutamento, di uffici scolastici, di graduatorie, osserva Dario Ianes, docente universitario di pedagogia speciale e didattica speciale e anima del X convegno internazionale Erickson «La qualità dell’integrazione scolastica e sociale». «Ma la continuità didattica non è necessariamente qualità», spiega. Sul banco degli imputati la formazione degli insegnanti. Partendo dall’esigenza che l’inclusione è «una questione di classe».

Di qui il rifiuto di formare i docenti di sostegno con un percorso universitario specialistico e una classe di concorso a sé come, al contrario, propongono il governo nella delega della Buona Scuola su questo tema e una proposta di legge delle associazioni tra cui la Fish (federazione italiana superamento handicap), che l’ha confermata al convegno Erikson. Condivisa, invece, da a tutti la formazione iniziale e quella in servizio obbligatoria.«Deve quindi realizzarsi un curricolo universitario in cui l’inclusività sia trasversale in tutti gli insegnamenti e specifica per non meno di trenta crediti», si scrive nella prima delle sei proposte della mozione finale del convegno. Dopo la formazione iniziale unitaria e comune, percorsi accademici di specializzazione come arricchimento della professione docente. Non più «specialisti collaterali».

Ma un docente di sostegno che sia «prima di tutto insegnante, con una formazione aggiuntiva e solida di servizio all’inclusione per ogni singolo alunno, ogni singola classe, ogni collega». In particolare, illustra Ianes, si tratterebbe di portare «100 mila insegnanti di sostegno in compresenza didattica, facendoli diventare curricolari. In questo modo sia avrebbero più insegnanti titolari in compresenza, mentre gli altri 20mila, selezionati tra i più bravi potrebbero fare gli esperti itineranti nelle varie scuole e dare competenza didattica, operativa, metodologica agli insegnati curricolari».

Dunque, formare i docenti curricolari perché facciano integrazione dentro la classe nelle diverse materie. Un sostegno curricolare. Metodo sperimentato in Trentino in 17 classi per 2 anni aumentando la qualità dell’inclusione. Tra le altre proposte, rivedere i curricoli e i percorsi formativi di tutti gli alunni perché «abbiamo bisogno di un curricolo inclusivo non di una check list di discipline e contenuti». Rompere il modello consociativo contrattuale sulla gestione delle risorse del personale. Ripensare al significato del concetto costituzionale di insegnamento, che non è «anarchica differenza di gusti didattistici, ma rigorosa responsabilità deontologica professionale». Infine, formazione durante tutto l’arco della vita professionale, con una precisazione: «la formazione sia di classe». Difronte a problemi che impediscono un’effettiva e reale integrazione scolastica, il sottosegretari o all’istruzione Davide Faraone invita studenti, genitori e insegnati a rivolgersi ai Centri territoriali di supporto (Cts), e ai Centri territoriali per l’inclusione (Cti), che uniscono scuole in rete tra loro.

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

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