Studio antropologico del Collegio Docenti

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di  Marta, da Macaronea, 2.1.2016

– Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

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Il Collegio Docenti è certamente un’ottima occasione per condurre osservazioni di carattere antropologico sui tipi umani che costituiscono la classe insegnante. A seconda della posizione in cui essi si collocano all’interno dell’Aula Magna (sede usuale dell’assemblea) e degli atteggiamenti da essi assunti, i docenti si possono classificare in varie categorie, e il loro comportamento risponde a logiche ben precise che ritornano in modo regolare. Da notare che tale riunione avviene solitamente a ridosso dell’ora di pranzo, con le conseguenze psicofisiche del caso.

In prima linea, sotto l’occhio vigile del Dirigente, che presiede l’assemblea, e dei Vicepresidi, si pongono i docenti più coinvolti in prima persona nell’ordine del giorno, e in particolare gli organizzatori dei vari progetti, chiamati a riferire sugli ultimi sviluppi. In particolare, tra questi ultimi si distinguono:

  • il pignolo: efficientissimo e preciso, espone la propria relazione con dovizia di particolari, scendendo anche in tecnicismi che gli conferiscono una certa prolissità e rendono talora difficile ai colleghi seguire il filo del discorso. Spesso nel suo intervento sono compresi dettagli di bilancio che causano nell’uditorio il subitaneo bisogno di una flebo di caffeina;
  • l’ipertecnologico: affine al precedente, si aiuta con presentazioni multimediali in PowerPoint o in Prezi (che fa più figo) con accostamenti di colore improbabili ed effetti grafici che possono causare stordimento negli spettatori (astenersi epilettici);
  • lo scuotitore di coscienze: acclude alla propria relazione un accorato appello affinché i colleghi (dei quali viene impietosamente messa in evidenza l’indifferenza morale) collaborino al progetto da lui seguito. D’altra parte, una famiglia ce l’abbiamo tutti, tutti abbiamo i nostri impegni ecc., quindi è giusto condividere queste iniziative affinché non ricadano sempre sulle spalle dei soliti.

Subito dietro, ecco coloro che si producono negli interventi più frequenti, suddivisibili grosso modo in queste sottocategorie:

  • il collaborativo: genuinamente interessato alle questioni sollevate, desidera approfondirle con domande mirate e considerazioni finalizzate al procedere produttivo della discussione, tirando talora in ballo anche i massimi sistemi dei principi educativi;
  • il polemico: contrario per definizione a tutto ciò che viene discusso e solitamente di carattere focoso, non si fa alcun problema ad alzare i toni al di là di un’auspicabile aurea mediocritas; i suoi interventi spesso si rifanno al concetto di “diritto acquisito”, e possono a volte essere considerati una forma di ostruzionismo in piena regola, dal momento che non è infrequente che proprio a causa della loro ampiezza si arrivi ad aggiornare la riunione;
  • il contabile: attentissimo al budget, da un lato insiste sulla necessità che i fondi stabiliti siano effettivamente bastanti a una decente organizzazione dei progetti, dall’altro ricorda a tutti che, come direbbero i nostri nonni, “nemmeno il cane muove la coda per niente”, opponendosi dunque a qualsiasi forma di collaborazione a titolo volontario;
  • il maniaco del verbale: richiede che qualsiasi cosa egli dica sia messa a verbale, talora nemmeno esprimendola oralmente di fronte a tutti, ma semplicemente consegnando al verbalista un foglio con quello che vorrebbe fosse trascritto, anche come integrazione al verbale della seduta precedente (l’ho visto fare, davvero).

Dietro ancora, nel mare magnum che costituisce la maggior parte dell’augusto consesso, vi sono i docenti che hanno un ruolo più passivo, più che altro da uditori. Tra di essi spiccano queste figure:

  • il verbalista di scorta: quello che, per tenersi sveglio e riuscire a seguire, prende furiosamente appunti trascrivendo in pratica tutto quello che viene detto, sia dal Dirigente sia dai vari colleghi che intervengono. Figura preziosa in caso di deficienze nel verbale vero e proprio e controversie varie ed eventuali;
  • la comare: anche in versione maschile, solitamente tiene il posto a un altro membro della stessa categoria con il quale commenta assiduamente tutto ciò che viene detto durante il Collegio, con toni sovente ispirati a una zitellesca acidità usualmente condita da un’abbondante dose di laudatio temporis acti;
  • l’astenuto: di solito costui è un docente precario o un supplente, che, sapendo di dover lasciare la scuola di lì a poco, o temendo che ciò possa avvenire da un momento all’altro (come nei casi di incarico fino ad avente diritto), quando è ora di votare una decisione è uno dei pochi, se non l’unico, ad astenersi (la maggioranza è tipicamente favorevole per inerzia, e i pochi contrari sono quelli che rientrano nella categoria del “polemico”, insieme a qualcun altro che la pensa allo stesso modo ma ha meno faccia tosta di esporsi in prima persona);
  • il coinvolto: quello direttamente interessato nelle questioni in oggetto all’ordine del giorno, che sono usualmente poste in modo tale che il suo ruolo non gli sia affatto chiaro, e perciò alza la mano per chiedere disperatamente spiegazioni precise.

Infine, nelle retrovie siedono coloro che, sostanzialmente, sono lì soltanto in attesa del momento di porre la firma d’uscita, e piuttosto di prestare attenzione a tediose discussioni preferiscono sfruttare le preziose ore del collegio portandosi altro da fare. Tra di loro ci sono:

  • il tattico: solitamente arriva in Aula Magna in leggero anticipo, in modo tale da accaparrarsi il posto più defilato e poter così fuggire appena se ne presenta l’occasione. Questa posizione è spesso dettata da esigenze di trasporto, per essere pronti a scappare verso la stazione dei bus o dei treni. A volte lo si riconosce, soprattutto verso l’avvicinarsi dell’orario di chiusura, per la seduta in punta di chiappa;
  • la tricoteuse: colei (ma anche colui) che si porta tutt’altro da fare, dal lavoro a maglia al best-seller (o, tipicamente, al giornale) da leggere;
  • il correttore: si porta avanti col lavoro, smistando, mentre la discussione procede, pacchi arretrati di compiti, o preparando le lezioni del giorno dopo;
  • i piccioncini: marito e moglie ovvero fidanzati ovvero amanti che discutono beatamente e amorevolmente di questioni private; talora ci sono anche vere e proprie relazioni che nascono in questo modo;
  • il connesso: dotato di smartphone, tablet o pc, con connessione propria o sfruttando il wi-fi della scuola, scrive messaggi, chatta e consulta siti vari (di lavoro e non). Qualora il supporto tecnologico sia un pc, può agevolmente simulare di star seguendo la discussione e financo di star prendendo appunti;
  • il ruminante: tipologia che può coesistere con una delle precedenti, prevede che l’attività dell’individuo sia caratterizzata da una frequente assunzione di generi di conforto, portati da casa oppure, se è concesso, procacciati presso le macchinette automatiche;
  • lo scolaretto: tipologia di individui che si presentano spesso in gruppo e rigorosamente in ultima fila, non ascoltano una parola della discussione preferendo chiacchierare di tutt’altro con i vicini, dimostrandosi così moralmente solidali con gli alunni che hanno visto durante la mattina.

(N. B.: la categorizzazione di cui sopra non ha assolutamente lo scopo di ridicolizzare o far irritare chicchessia, consistendo piuttosto in un resoconto ironico di tipi umani che segue molto indegnamente le orme dei Caratteri di Teofrasto.)

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