Sudditi di un preside onnipotente

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Reginaldo Palermo,   La Tecnica della scuola   Lunedì, 15 Giugno 2015.   

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Forse non tutti sanno che esistono, sin dal 2012, un partito politico e poi un’associazione finalizzati alla promozione della cultura medioevale, al ritorno al sistema politico e sociale del feudalesimo come modello da contrapporre ad una modernità “generatrice di decadimento, ingiustizia e povertà”: l’idea è quella di restituire valore al popolo europeo svilito dall’ ”oppio della democrazia” e dalla mancanza di una “Guida Forte et Provvidente” . Parliamo di FEL, Feudalesimo e Libertà, una community che – come dichiarano gli stessi fondatori sul sito internet dell’associazione – vanta come caratteristica “quella di aver creato un Mondo parallelo, in cui governa Lo Imperatore (per gli interessati, unico discendente diretto del primo imperatore Carlo Magno in vita…)e lo suo Consiglio di Corte (cinque “homini probi et valorosi”, nominati Cavalieri e Nobili dall’Imperatore in persona…), dove si parla la caratteristica lingua neovolgare, dove alcuni fantomatici nemici minano all’unità di uno stato definito in modo generico con il nome di Impero e dove i fan possono ‘giocare’, interagendo tra loro, ad essere cavalieri, dame e sopratutto servi della gleba”. Nel programma di Fel (che, in verità, a differenza di altri, è quanto mai esplicito e ben pubblicizzato attraverso la FEL TV), “mai più diritto di voto alla plebe, mai più biechi gobernanti senza alcuna legittimatione divina” . Inutile dire che “lo volgo riuscirà ad emanciparsi” solo “tornando alla base della piramide feudale”, poiché “le classi sociali più basse  debbon produrre per mantener li nobili che in cambio garantiscon protectione et salvezza nello Regno dei Cieli”. Un bel programmino, non vi pare?

Bene, i valori cui si ispirano i seguaci di FEL, i Sodali che hanno abbracciato la causa del ripristino del modello feudale, non sono,  a parer mio, molto distanti da quelli che persegue il nostro governo: i presidi-feudatari (oggi, ovviamente, quelli già in carica, domani, magari, solo i selezionati dal Miur come meritevoli…) avranno in dono il loro “orto di potere” da coltivare ed espandere a patto però di rispettare il volere superiore del sommo capo. Non so perché, ma non mi viene da pensare che nel nuovo profilo della dirigenza scolastica il primo pensiero andrà al miglioramento della didattica; penso piuttosto al rischio che la scuola possa diventare, ad esempio, un serbatoio da cui attingere consensi, perché no, anche elettorali: decine o centinaia di docenti non sono forse anche decine o centinaia di nuclei familiari? Ovviamente, i tanti onesti, che per fortuna esistono sempre, non ci esporranno a questo rischio. Ma gli altri?
E se il termine di confronto diventa il privato, dove è l’imprenditore l’unico legittimato a fare scelte sul personale per garantire il buon funzionamento della sua azienda, allora sfugge forse la sostanziale differenza tra settore pubblico e privato: nel privato, l’imprenditore nell’operare una scelta  rischia il proprio denaro, nel pubblico, no; nel privato, un lavoratore efficiente  è considerato una ricchezza da salvaguardare per il suo datore di lavoro; nel pubblico, la discrezionalità nelle procedure di selezione potrebbe seguire logiche anche totalmente avulse dal bene dell’istituzione diretta, tenuto conto che i costi sostenuti per il  lavoratore gravano sulle casse dello Stato e non sul conto corrente del dirigente. Che tante disfunzioni già esistano è sotto gli occhi di tutti, che cosa allora si mira a fare? A legittimarle per garantire a tutti l’impunità? E in cambio di cosa, allora?
Sapete cos’è l’autonomia scolastica per questo Governo? È l’onnipotenza del dirigente che sceglierà indisturbato gli insegnanti, deciderà le materie da potenziare o da ridurre, stabilirà quali docenti premiare e quali cacciare dalla scuola, e sarà costretto a farsi procacciatore d’affari per reperire fondi privati!(…)Bisognerà ingraziarsi necessariamente il preside, altrimenti tanti saluti!”- aveva detto la cittadina a 5 stelle Silvia Chimenti nel suo intervento conclusivo alla Camera lo scorso 20 maggio. E ancora oggi- – denunciano i 5 stelle-“il Pd, come già avvenuto alla Camera, sul Ddl Istruzione sta procedendo per la sua strada senza una reale volontà di confronto e, anche a Palazzo Madama, tutte le proposte e modifiche prese in considerazione sono solo dello stesso Partito democratico. Se questa la chiamano volontà di dialogo, allora è meglio che tacciano“.
Speriamo che non ci si avvii davvero verso un nuovo Feudalesimo.

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

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