Supplenze su posti vacanti. M5S: dopo 36 mesi spetta il ruolo. FI: coprire ogni anno tutto l’organico di autonomia. Ma apertura PD soft

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di Lalla,  Orizzonte Scuola  21.4.2015

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La lotta contro l’art. 36 del DDL, come abbiamo accennato nell’articolo “Divieto supplenze oltre i 36 mesi: si va verso la modifica” è traversale. Emendamenti di FI e M5S, apertura soft del PD, che chiede di far partire il conteggio dalla data di entrata in vigore del provvedimento.

Dopo 36 mesi mesi di servizio convertire “automaticamente” i contratti dei docenti e del personale Ata in contratti a tempo indeterminato, anche se i 3 anni non sono stati “continuativi”. È quanto chiede il Movimento 5 stelle

Al momento, l’articolo stabilisce un limite di 36 mesi per i contratti stipulati per la copertura dei posti vacanti e disponibili.

Limite a cui anche il Partito democratico ha chiesto di derogare, ma solo per i docenti abilitati, e in vista del concorso.

Con un altro emendamento i 5 stelle chiedono che in caso di superamento dei 36 mesi il contratto dovrà essere convertito a tempo indeterminato con l’immediata immissione in ruolo del personale anche a valere sul turn-over. E ancora: “Il personale di cui al precedente periodo – si legge in un altro emendamento – ha diritto ad una quota riservata di posti nel primo concorso utile bandito per la categoria di appartenenza”. (con questo ultimo comma si riprende quanto già previsto dallo stesso Governo nel decreto del 3 marzo mai arrivato in Consiglio dei Ministri).

Anche FI presenta un proprio emendamento sull’art. 12

Il comma 1 dell’articolo 12 è sostituito dal seguente:
1. Al fine di prevenire l’abuso di contratti a termine nel settore scuola […] il fabbisogno di personale docente deliberato ai sensi dell’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e le conseguenti facoltà assunzionali annuali prevedono la copertura con contratti a tempo indeterminato di tutti i posti resisi vacanti e disponibili nell’organico dell’autonomia.

Le supplenze infatti sono regolari quando dovute alla sostituzione temporanea di personale per qualsiasi motivo assente (posti vacanti), ovvero per la copertura di posti dovuti alle fluttuazioni delle esigenze scolastiche o ancora, in via residuale, tra una procedura concorsuale e l’altra.
L’abuso si configura quando il personale a tempo determinato è usato per coprire esigenze “stabili nel tempo” quali i posti vacanti e disponibili, e per un periodo ben superiore alle necessità tecniche connesse alle procedure di assunzione.

E dunque, non è lecito prorograre i contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi, ma ad essere “colpito” non deve essere il lavoratore, sono piuttosto i posti vacanti e disponibili che devono essere resi utili per le assunzioni nell’organico dell’autonomia.

Tra l’altro l’accoglimento dell’emendamento non comporta alcun aggravio di spesa, essendo la previsione di copertura nell’organico dell’autonomia già prevista dal disegno di legge.

Il Pd, in effetti, punta a modificare la norma che prevede il limite di 36 mesi per i contratti dei docenti e del personale Ata per la copertura di posti vacanti e disponibili.

I deputati del Pd presenteranno emendamenti chiedendo che i 3 anni partano dall’entrata in vigore del provvedimento. Dunque dall’approvazione del ddl i 3 anni saranno effettivi e i contratti già in essere, anche se arrivati a limite, potranno essere prolungati. In sostanza, si sposterebbe la norma al 2018.

Fonti parlamentari assicurano che sul tema la trattativa con il governo è ancora aperta.

Divieto supplenze oltre i 36 mesi: si va verso la modifica per docenti (e ATA?). Richiesta trasversale

Anche questo sarà uno dei temi caldi degli scioperi indetti per il 24 aprile (Anief, Unicobas, USB) e 5 maggio (FLC CGIL, Cisl, Uil, Snals, Gilda)

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