Terremoto, il crollo di Amatrice e la scuola antisismica che si è sbriciolata

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di Fabrizio Roncone,  Il Corriere della Sera 25.8.2016 

– I soccorritori lavorano in silenzio per sentire voci dei vivi. Le donne recitano il rosario alla luce delle fotoelettriche, i morti vengono allineati sotto il sole a picco

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Fate piano, è la nonna di questa bambina.
Quattro vigili del fuoco, la barella coperta con un telo di plastica verde. In fondo spuntano i piedi infilati nelle babbucce di lana. Le anziane di Amatrice dormono con le babbucce anche ad agosto. La bambina ha capito che sono quelle di sua nonna.
Come ti chiami? «Cristina…». Sei sola? «No. C’è lì mia nonna».
Un giovane carabiniere si fa il segno della croce e poi prende in consegna la piccola Cristina.

I morti allineati

I morti li stanno allineando sotto il sole a picco, sotto una polvere bianca che non s’abbassa, in questo prato alla fine di corso Umberto. Di ciò che resta di corso Umberto. Il colpo d’occhio: ovunque, nella parte vecchia del paese, macerie e pareti sbilenche e tetti che aspettano solo un’altra scossa. Tutto è venuto giù in un fumo di tegole e calcinacci ed è rimasto ritto solo il campanile. L’orologio con le lancette che segnano le 3.36. Arriva il parroco, don Savino D’Amelio, e benedice ventuno corpi. Poi si volta: «Ma non è finita. Purtroppo sabato e domenica era in programma la sagra della amatriciana, la nostra pastasciutta famosa in tutto il mondo… Tornano i parenti, arrivano i turisti. Dobbiamo continuare a scavare».

I dispersi e gli estratti vivi

Scavano tutti. A mani nude e con le pale. C’è quel rumore del ferro che gratta sulla pietra. Nessuno parla. Se parli, non senti le voci dei vivi che ancora chiedono aiuto. Volontari e finanzieri, poliziotti dei reparti antisommossa, forestali e parenti. Tutti chini e sudati e disperati. Soccorsi massicci, ma senza un coordinamento e senza regole: a decine, privi di casco. Un rischio pazzesco. Perché la terra continua a battere. Ai bambini — in gran parte raccolti al campo sportivo, dove è stata accompagnata anche Cristina — raccontano che è tutta colpa di un drago. C’è un drago qui sotto che batte la testa e cerca di uscire. Ma i bambini non la bevono. Perché i papà sono più forti di qualsiasi drago: e invece molti papà non ci sono, sono dispersi. Anche tre suore e quattro anziani dell’istituto Don Minozzi mancano all’appello. Però adesso estraggono una vecchina che non ha mollato neppure dopo nove ore trascorse incastrata sotto due piani di casa. E poi, laggiù, ecco emergere un’adolescente bellissima con i capelli a coda di cavallo. Ed è incolume pure una coppia di fidanzati che era rimasta a baciarsi dentro una Fiat Panda rossa — tetto schiacciato fino ai sedili — in via della Madonnella.

Il sindaco di Amatrice e la scuola antisismica sbriciolata

Una squadra del soccorso alpino torna dall’Hotel Roma. «Una enorme tomba». Il sindaco Sergio Pirozzi: «Lì sotto potrebbero esserci oltre settanta persone». È un sindaco molto amato. Al secondo mandato, lista civica, ebbe l’idea — copiata da Matteo Salvini — di indossare la felpa con la scritta «Amatrice», allena una squadra di calcio che milita nella serie D romana, polemizzò duramente con il pluristellato cuoco Carlo Cracco che aveva osato suggerire di mettere l’aglio nel sugo della amatriciana. All’alba ha lasciato la moglie e i due figli nella villetta di Sant’Agostino, comprensorio di nuove costruzioni, ed è salito qui, a organizzare i primi soccorsi e a chiedere aiuto — al telefono, in diretta con i tigì — perché la Protezione civile sgomberasse le vie di accesso al paese. Ora è nella sala emergenza allestita sotto il capannone del liceo scientifico. Crollato, invece, l’edificio che ospitava materne, elementari e medie: il Romolo Capranica inaugurato nel settembre del 2012 con lui, il sindaco, che annunciava «ogni adeguamento alla vulnerabilità sismica».

L’arrivo di Renzi

Un cronista sta per porgli qualche domanda, ma si sentono le pale di un elicottero. Atterra Matteo Renzi, ci sono anche il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Ci sono strette di mano, occhi lucidi. Renzi s’intrattiene con una volontaria: «Grazie, sono orgoglioso di lei». Si avvicina un tipo alto, lo sguardo esausto, la voce che trema. «Preside’, non ci abbandoni…». «Stia tranquillo. Non lasceremo solo nessuno». Fa sera con altre due botte fortissime, sulle pareti dell’ospedale Grifoni — già evacuato — si aprono fessure spaventose. Accese le luci gialle delle fotoelettriche. Il loro ronzio copre le voci sommesse d’un gruppo di donne che recitano un rosario per chiedere misericordia a Maria Santissima di Filetta, compatrona di Amatrice.

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