Tra Ape e mancato rinnovo, si stringe la tenaglia sugli stipendi dei prof

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di Antonio, Oggiscuola  24.9.2016

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– Se Atene piange Sparta non ride. Chi crede in queste settimane di aver trovato una stabilizzazione, attraverso il concorsone, non sta tranquillo. Le decine di migliaia di ricorsi che stanno piovendo sul ministero potrebbero mettere a repentaglio anche l’assunzione in via di definizione. Chi, invece, questo benedetto posto ce l’ha, è cosciente che il futuro dell’insegnamento è sempre più precario. Soprattutto sotto il profilo economico.

L’Ocse ha profilato il corpo docente italiano: sempre più anziano e sempre più povero. Se alla voce ringiovanimento il concorsone almeno un merito dovrebbe averlo, per la seconda non c’è nulla da fare. I proclami governativi restano tali. E lo saranno ancora per il futuro.

Per ritornare ad avere lo stesso potere di acquisto di sei anni fa, perso a causa di blocco degli stipendi e aumento esponenziale delle tasse, gli insegnanti dovrebbero, infatti, vedersi riconosciuto un aumento minimo mensile netto di almeno centocinquanta euro. Per non parlare che l’aumento stipendiale dovrebbe poi coprire anche il futuro seguente al rinnovo contrattuale.

Ma anche fermandosi a questo, si tratterebbe per le casse dello Stato italiano di una cifra superiore ai tre miliardi di euro, che si dovrebbero andare a sommare a tutte le altre voci riguardanti il comparto scuola in aumento. Basti pensare a quello che dovrebbe essere un nuovo piano (non quello già in atto) di messa in sicurezza dell’edilizia scolastica.

Ebbene, la prossima manovra di bilancio prevede tagli e costi per i cittadini pari a 25 miliardi di euro. Questo dicono tutti i tecnici, questo trapela dalle stanze di palazzo Chigi. E i tre miliardi per l’adeguamento salariale dei dipendenti della scuola non ci sono. C’è però l’Ape. La possibilità di anticipare la pensione di qualche anno in cambio di un taglio della stessa. Questa operazione farebbe risparmiare alle casse dello Stato una cifra variabile tra i cinquecento milioni e il miliardo di euro, se venisse posta in essere dal sessanta per cento degli aventi diritto. Ma chi accetta l’Ape deve sapere che può perdere da un minimo del 20 a un massimo del 50per cento del proprio introito pensionistico. E questo per aver anticipato di tre anni la buona uscita. E su questa vicenda l’accordo con i sindacati pare in dirittura d’arrivo.

E il governo pensa che alla fine l’Ape frutterà alle casse dello stato poco più di seicento milioni di euro. In una partita di giro, davvero divertente potrebbe essere questa la cifra che potrebbe finire nelle tasche degli insegnanti: circa 70 euro di aumento medio. Si accettano scommesse.

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