Trasferimento al Nord, per evitarlo ora tutti vogliono il sostegno pur senza specializzazione

Tecnica_logo15BAlessandro Giuliani, La Tecnica della scuola  28.8.2016

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– Può essere la copertura di tutti i posti di sostegno in deroga, circa 30mila in tutta Italia, a salvare i docenti del Sud dal trasferimento nelle regioni del Nord?

Il precedente, adottato nelle grandi Isole ed in alcune altre regioni, attraverso l’assegnazione provvisoria ha innescato la richiesta di medesimo trattamento da parte dei decenti delle altre regioni: “riteniamo inaccettabile la difformità riscontrata nella stipula dei contratti decentrati regionali concordati dai vari USR e le OOSS in merito alla deroga utile per consentire ai docenti – che abbiamo chiesto e non ottenuto assegnazione provvisoria- di poter rientrare nella propria provincia di residenza mediante utilizzo su posti di sostegno compresi in organico di fatto, anche senza titoli”, ha scritto il Coordinamento Nazionale Docenti Fase C.

“Sicilia, Sardegna, Lombardia ed Emilia Romagna hanno già agito in questa direzione trovando una soluzione che riteniamo utile e vantaggiosa e che occorre venga adottata da tutte le amministrazioni sul territorio nazionale, dando la possibilità in modo analogo ai docenti di godere delle stesse opportunità. Attendiamo pertanto un tempestivo intervento centrale tale da consentire una gestione uniforme delle assegnazioni provvisorie”, conclude il Coordinamento.

Il problema è che il 99 per cento dei docenti destinati agli ambiti territoriali del Nord, circa 8mila complessivi, non hanno conoscenze approfondite di disabilità. Né, tantomeno, sono specializzati nell’insegnamento ad alunni con problemi di apprendimento.

Il “particolare”, non certo trascurabile, è stato fatto presente anche dai sindacati regionali della Sardegna Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda. I quali dopo aver sottolineato che questo tipo di contratto integrativo regionale “permette, a coloro che hanno avuto un’assegnazione della sede di servizio eccessivamente lontano dal proprio domicilio, di essere utilizzati in una sede meno disagiata”, attenuando “i disagi provocati da una Legge che le Organizzazioni Sindacali hanno duramente contestato”, si soffermano sul dato che questa decisione “solleva un problema la cui soluzione si impone con forza”: la mancanza di competenze di questi insegnanti sul fronte della disabilità.

Però, è anche vero che la maggior parte di quei posti andrebbero, comunque, a docenti privi di specializzazione sul sostegno. Solo che si tratterebbe di precari. E in molti casi anche loro non specializzati. Allora,tanto vale, dicono i sindacati, metterli a disposizione di chi deve subire il trasferimento forzato.

Il punto è che mancano docenti formati sul sostegno: “l’Università sarda – scrivono i sindacati – da due anni non li organizza e, conseguentemente, quindi, aumentano le difficoltà per cui i docenti titolati sono insufficienti a coprire i posti in organico”, fanno notare ancora i sindacati dell’Isola. Che ora chiedono “con decisione sia all’Università che alla Regione perché questo gap nei confronti delle altre regioni venga superato al più presto e che vengano attivati al più presto i corsi di formazione”.

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