Tutti i paradossi della scuola italiana

formiche

di Suor Anna Monia Alfieri, formiche.net, 19.3.2016

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– Nel Sistema Scolastico Italiano la più grave eccezione in Europa nella garanzia del diritto alla libertà di scelta educativa, riconosciuto sin dal 1948 – ogni giorno si registrano svariati paradossi.

Gli ultimi in ordine di tempo.

La burocrazia della sicurezza

Nei giorni scorsi la circolare Nota prot. n. 674 del 3 febbraio 2016, viaggi di istruzione e visite guidate aveva suscitato qualche perplessità subito chiarita almeno negli aspetti più rilevanti (clicca qui per leggere).

L’intenzione espressa era di controllare “a monte” la sicurezza dei pullman che trasportano gli studenti, cioè le agenzie di viaggio che si servono delle aziende di trasporto persone, soprattutto in determinate zone d’Italia. Il problema è stato posto dalle modalità attuative del controllo. Inoltre, sempre riguardo ai viaggi in pullman in generale, ci sono discordanze e contraddizioni tra la normativa italiana e quella europea. Ciò va risolto con la conoscenza di tali problemi, che le ditte serie di trasporto ben conoscono, ma non altrettanto il legislatore.

La Nota del 3 febbraio, in sostanza, prevede una comunicazione via fax (!) alla Polstrada della provincia di partenza affinchè sia organizzato, in sostanza, il monitoraggio del mezzo lungo tutto il percorso. Immaginiamo la scena del gruppo di 45 bambini, alle 7 del mattino (o anche prima, a seconda della destinazione), tutti attorno al pullman in procinto di caricare i bagagli. E’ l’agenzia – non certo i docenti: chi si stacca per fare il fax? Dove? La scuola alle 7 è chiusa – che dovrebbe comunicare alla Polstrada, per tutti i pullman in servizio, i numerosi dati richiesti: nome dell’autista, targa, patente, destinazione, percorso, orari… Un gestore di agenzia di viaggi ha affermato che cambierà mestiere. La Polstrada non può farlo, ma dovrà sopportare  – nel periodo primaverile-inizio estivo – montagne di fax da smistare ogni mattina. In sintesi, le considerazioni:

  1.  il pullman prenotato dall’agenzia (o dalla scuola) può cambiare al mattino stesso del viaggio, per motivi indipendenti dalla volontà dell’agenzia stessa e della ditta fornitrice del mezzo, ad es. se il pullman previsto ha avuto un problema tecnico, o se la sera prima l’autista previsto ha ritardato la conclusione di un viaggio per traffico intenso e pertanto non ha le ore giuste di fermo …
  2. la Polstrada provinciale, sommersa dai fax, non farebbe a tempo a leggerli, a catalogarli e a provvedere le scorte ai pullman (con quali uomini in aggiunta?) e il viaggio degli studenti sarebbe già finito…
  3. Se proprio lo Stato vuole favorire un turismo scolastico sano (e non ostacolare le visite e i viaggi di studio che producono cultura e lavoro sacrosanto), o se intende sorvegliare il territorio su cui passeranno le scolaresche, basterebbe che la Scuola (o l’Agenzia organizzatrice) potesse registrare il viaggio su un sito del genere di “dovesononelmondo”, con un modulo online che arrivi direttamente alla polizia stradale di competenza.

Tutto ciò affinchè la burocrazia (nel caso specifico, inefficace, se non dannosa) non ci uccida. O faccia cadere nel ridicolo le Istituzioni.

E’ lodevole la preoccupazione della sicurezza dei pullman, ma come ci scriveva la Preside di una nostra scuola «se non succede nulla, la polizia stradale può stare tranquilla; se succede qualcosa la stessa lo viene a sapere immediatamente, in quanto chiamata sul posto, come pure lo vengono a sapere immediatamente l’agenzia o la società di pullman… Vado sul paradosso: per non arrivare la notizia dell’incidente all’agenzia e alla società fornitrice del pullman, quest’ultimo dovrebbe essere coinvolto in un rogo tale che cancelli ogni traccia della livrea del pullman, carbonizzando tutti gli occupanti e i loro bagagli!… Nessuna traccia dovrebbe restare di questo pullman, del suo proprietario, dell’autista, degli occupanti!!! E neppure del numero di matricola della scocca. Solo in questo caso ci sarebbe qualche problema di identificazione…

Non si penserà di mettere una pattuglia di scorta ad ogni pullman! O forse… un poliziotto accompagnatore a bordo non sarebbe male, per certe scolaresche incivili..In conclusione: che cosa se ne fa la polstrada di decine di fax? Dove trova il personale che li controlla e li cataloga uno ad uno? Tutta carta e tempo (cioè soldi) sprecati. Come si organizzerebbe per tenere d’occhio tutti questi pullman? Non conviene che si dedichi a chi guida senza patente, o in stato di ebrezza, o a chi scambia la strada per un autodromo?…Di fronte a tali quesiti il buonsenso e la ragione vacillano».

Con la Nota Miur 14-03-2015: Viaggi di istruzione (clicca qui per leggere) il Ministero sembra riconoscere le criticità evidenziate e vi pone rimedio.

Viaggi di istruzione – FAQ con chiarimenti del Miur (clicca qui per leggere)

L. 107/2015 Detrazione Fiscale e il paradosso delle erogazioni liberali

Ai sensi della circolare 3/2016, al punto 1.15, la normativa distingue in maniera inequivocabile, esemplificandole, lespese di frequenza – la cui detraibilità è stata recentemente introdotta con l’inserimento della lettera e-bis) al comma 1 dell’art. 15 del T.U.I.R. – dalle erogazioni liberali per innovazione tecnologica, edilizia scolastica e ampliamento offerta formativa, la cui detrazione, tra l’alto senza limiti, è prevista dalla lettera i-octies), comma 1 dell’art. 15 del T.U.I.R.

Il dubbio di un genitore (commercialista…): si può solo detrarre la retta per un massimo di euro 400 (cioè 65 euro) oppure la si deve smembrare per individuare le spese di di innovazione, ecc ivi contenute e considerarle comeerogazione liberale? La scuola statale riesce a certificare quest’ultima. E perché la paritaria no? “Io ho due figli: uno alla statale e uno alla paritaria. Per quest’ultima pago fior di retta – pensa il genitore – in cui sarà ben compresa l’innovazione tecnologica, ecc! Quella io voglio scaricare! Come faccio per il figlio che va alla statale”  Qui il pensiero si perde: chi ha torto o ragione? Sbaglia la scuola, il genitore o la normativa? Nessuno. La normativa si inserisce in un Sistema scolastico guasto a monte. Un sistema che dichiara la libertà di scelta educativa in un pluralismo educativo tranne poi porre un vincolo economico.

Facciamo un po’ di chiarezza su simile richiesta.

In merito si precisa che da un punto di vista normativo e fiscale, mi sembra impossibile riuscire a dimostrare che in una retta richiesta e deliberata dall’Istituto si possano identificare  delle spese acquisibili come erogazioni liberali così specificate

  • all’innovazione tecnologica (ad esempio acquisto di cartucce per stampanti),
  • all’edilizia scolastica (ad esempio pagamento piccoli e urgenti lavori di manutenzione o di riparazione),
  • all’ampliamento dell’offerta formativa (ad esempio l’acquisto di fotocopie per verifiche o approfondimenti).

Anzitutto, mi preme spiegare quale è la differenza fra la certificazione emessa da una Scuola Pubblica Paritaria e la Scuola Pubblica statale. Trattasi di due scuole che vivono uno status differente.

Difatti, stante la grave ingiustizia che colpisce il Sistema Scolastico di Istruzione Italiano, la famiglia che desidera esercitare il proprio diritto di libertà di scelta educativa – dopo aver pagato le tasse – si trova a dover pagare due volte nel caso scelga la scuola pubblica paritaria che è parte integrante, insieme alla scuola pubblica statale, del Sistema Nazionale di Istruzione.

Se la famiglia, diversamente, sceglie la scuola pubblica statale, solo apparentemente quest’ultima è gratuita, in quanto in realtà costa allo Stato Italiano, e dunque alla famiglia e a tutti i contribuenti, ben 8 mila euro per alunno (cfr il saggio “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento. Ed. Giappichelli, Ottobre 2015), comprensivi di cartucce, manutenzioni, fotocopie. Pertanto la scuola statale, seppur già pagata attraverso il gettito fiscale, domanda il cd contributo volontario (che di liberalità ha ben poco, in quanto è di fatto obbligatorio) e pertanto invoca e certifica l’“erogazione liberale”.

Da un punto di vista normativo, sarebbe lecito e accettabile il discorso proposto, laddove – a fronte del contributo volontario chiesto alle famiglie dalla scuola pubblica statale – le famiglie delle paritarie potessero beneficiare della detrazione concessa ex lege in caso di donazioni ed erogazioni liberali compiute tramite banca con una delle seguenti tre finalità: ampliamento dell’offerta formativa, ristrutturazione dell’immobile scolastico, innovazione tecnologica come richiesto dalla Scuola Pubblica statale.

Al contrario, la Scuola Pubblica Paritaria, non essendo finanziata dallo Stato come lo è la Scuola Pubblica Statale (anzi… finanziando lo Stato stesso con l’erogazione di un servizio pubblico che allo Stato nulla costa!), e non essendo “garantito” il diritto “riconosciuto” dalla Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo alla libertà di scelta educativa, si trova costretta a domandare una retta, detraibile ai sensi della L.107. Come dice il nostro legislatore, “esiste un rapporto sinallagmatico fra la prestazione di servizi resa e il corrispettivo pagato” e non vi è l’elemento che è a fondamento di ogni erogazione liberale: lo scollamento da ogni “scambio”, la piena gratuità e volontarietà del gesto!

Tralasciamo i rimandi normativi in merito all’illeceità penale del comportamento di chi considera la retta pagata dalla famiglia per la scuola pubblica paritaria come erogazioni liberali, assimilabile a mio parere ad “appropriazione indebita di denaro pubblico”.

Laddove io scuola non solo non pago imposte, non considerando come corrispettivo le mie entrate, ma anche induco i genitori (persone fisiche) a pagare meno tasse (denaro pubblico) dichiarando il falso, seppur in buona fede.

Tutti i paradossi della scuola italiana ultima modifica: 2016-03-19T17:25:39+00:00 da Gilda Venezia

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