Un contributo al servizio della scuola

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Tuttoscuola, 12.1.2017

– Ancora una volta Tuttoscuola ha colpito nel segno. Il dossier sulla mobilità dei docenti – ripreso con grande enfasi dal più importante quotidiano italiano, il Corriere della Sera, e da molte altre testate nazionali, anche radio televisive, e che ha sollevato subito tanto interesse e altrettante polemiche – non è solo uno studio fortunato, per tenere in esercizio un piccolo gruppo di esperti. Non è solo un contributo importante per mettere a fuoco un problema che rischia di penalizzare l’intero sistema educativo italiano. E non è neppure soltanto uno strumento fondamentale, per alimentare un dibattito documentato e costruttivo tentando di dare una risposta positiva a una situazione già esplosiva che, la scorsa estate, aveva esacerbato gli animi di decine di migliaia di docenti. Si tratta invece, per prima cosa, dell’emergere di un disagio profondo che cova nel mondo della scuola, al quale la politica in questi anni non solo non è stata in grado di dare una risposta compiuta, ma piuttosto – paradossalmente – è stata capace solo di acuirla e renderla inaccettabile. Un dossier, insomma, quello di Tuttoscuola, che deve essere innanzitutto considerato un buon lavoro al servizio della scuola e poi, soprattutto, un lavoro ben fatto.

Ma due cose vanno dette subito, per scansare dal campo ogni possibile equivoco. Perché – a leggerlo – qualcuno potrebbe essere indotto a pensare, magari ispirato da qualche malevolo consigliere, che il problema siano i docenti e la loro voglia di lavorare vicino casa. Ecco, sarebbe una lettura sbagliata, completamente sbagliata. Del resto, come potrebbe essere altrimenti? Come mettere in discussione il legittimo diritto di tanti docenti di tenere uniti e vicini il lavoro e la famiglia? Se fossimo nei loro panni, se fossimo docenti costretti a lavorare magari a mille km da casa, come succede e come in una delle storie che abbiamo raccontato su queste colonne (vedi http://www.tuttoscuola.com/insegno-precaria-1400-km-casa-potrei-lavorare-nellazienda-famiglia/ ) anche noi avremmo fatto lo stesso, anche noi avremmo chiesto e cercato in tutti i modi di avvicinarci al luogo di residenza. Oltretutto, se le norme lo consentono… Quindi nessun intento discriminatorio, nessuna polemica con nessuno, nessuna caccia a responsabilità che non sta certo a noi denunciare.

Quel che però non potevamo sottacere – ed è la seconda cosa che va sottolineata – è che la scuola deve tener conto dello scopo ultimo per il quale esiste, cioè l’istruzione e l’educazione degli studenti. Non si può fare finta di non sapere che certe decisioni intaccano, qualche volta sin dalle fondamenta, il diritto dei ragazzi a ricevere una formazione adeguata. Se non si riesce a garantire una continuità didattica, è una colpa farlo notare a tutto il paese? Oppure è un dovere? La scuola è sempre stata un importante ascensore sociale, l’unica istituzione che poteva permettere – a chi aveva pochi mezzi, ma tanta voglia di fare e di impegnarsi – di fare un balzo avanti nella scala sociale. Da anni la scuola questa possibilità non la garantisce più, un mucchio di ricerche lo attesta. E chi ne paga le conseguenze sono soprattutto coloro che hanno minori mezzi e opportunità, quelli che non possono permettersi di pagare costose rette per frequentare esclusivi corsi superiori o universitari, in Italia o all’estero. Questo – e non altro – è il salatissimo conto che il nostro Paese paga alla situazione che abbiamo denunciato. E continueremo a farlo, con equilibrio e rispetto per i diversi punti di vista, come sempre.

Registrati sul nostro sito e scarica il dossier di Tuttoscuola “Mobilità 2017 – Il grande caos, atto secondo: e agli studenti chi ci pensa?”

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