Un “malgoritmo” per le graduatorie di Eduscopio / mini dossier

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di Vincenzo Pascuzzi,  ReteScuole  22.11.2016

– “Non c’è più religione, pure il preside Zen è diventato un pericoloso sovversivo …. Hai visto mai che sia un effetto collaterale della Brutta scuola di Renzi e Giannini? O magari del prossimo referendum? Scherzo ma non troppo ….”

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 Confermo il mio scetticismo, già espresso due anni fa su questo stesso sito, sulle graduatorie di Eduscopio: perché non c’è nessuna possibilità di verificarle, né di confrontarsi sull’algoritmo usato, né di discutere i dati scelti e poi inseriti. Mi sembra sia stato usato un …. “malgoritmo” della stessa specie usata da Giannini e c. per la vicenda mobilità, con i risultati che conosciamo. Gavosto o altri di FGA dovrebbero rispondere alle osservazioni dei presidi dei licei Parini e Berchet di Milano impropriamente confrontati con il Sacro Cuore di Lambrate. Il Corriere di ieri riporta quanto segue.”Una paritaria come il Sacro Cuore ha dimensioni completamente diverse, trovo un po’ difficile il confronto [con il Berchet]“, spiega il preside del liceo di via della Commenda, Domenico Guglielmo. Dello stesso parere Giuseppe Soddu, a capo del Parini, che aggiunge: “C’è anche un altro aspetto che credo renda un po’ fuorviante un mettere sullo stesso piano le pubbliche e le paritarie – spiega – le private scelgono i propri docenti liberamente, quelle statali invece hanno appena iniziato a farlo, credo che anche questo possa fare in alcuni casi la differenza”.

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2016/11/17/SCUOLA-Gavosto-Eduscopio-le-scuole-migliori-E-il-dopo-che-decide/733494/

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I promossi e i bocciati il gran duello dei licei
http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=5VRP2K&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1

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Milano, ecco le scuole che trovano lavoro. Tra Parini e Berchet, spunta la paritaria Sacro Cuore
http://milano-24h.com/milano-ecco-le-scuole-che-trovano-lavoro-tra-parini-e-berchet-spunta-la-paritaria-sacro-cuore/

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Il boom di iscritti piace a tutti, ma la qualità dove va a finire?
“Cercando invano ai piani alti delle classifiche FGA anche qualche scuola cattolica del mio angolo di Triveneto, le ho viste quasi tutte in fondo”. Perché?
http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2014/12/27/SCUOLA-Il-boom-di-iscritti-piace-a-tutti-ma-la-qualita-dove-va-a-finire-/567790/

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Eduscopio, la rivincita della scuola pubblica: i migliori studenti escono da qui
La classifica della Fondazione Agnelli svela che i migliori istituti sono i licei storici delle città. Per chi frequenta gli istituti tecnici è più facile trovare subito lavoro.
http://www.globalist.it/news/articolo/208168/eduscopio-la-rivincita-della-scuola-pubblica-i-migliori-studenti-escono-da-qui.html

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Le scuole che preparano meglio all’Università
http://www.lastampa.it/2016/11/16/edizioni/asti/le-scuole-che-preparano-meglio-alluniversit-iMQ0HezQwZyT8sQsj8OhPK/pagina.html

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In generale, le buone scuole sono tali perché hanno docenti competenti e dedicati, dirigenti innovatori, studenti motivati e strutture adeguate. [poffarbacco!!]

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Scuola.  Gavosto (Eduscopio): le scuole migliori? E’ il “dopo” che decide

Intervista ad Andrea Gavosto – giovedì 17 novembre 2016

Una graduatoria delle scuole italiane, a portata di clic. A dirlo sembra un’ovvietà, quasi un servizio dovuto, ma nella realtà tutto si complica: dovuto da chi? Un’illusione aspettarselo dal Miur, fantascienza augurarselo da un soggetto pubblico realmente terzo (che nel nostro paese non esiste). Ci ha pensato la Fondazione Giovanni Agnelli, che ieri ha messo online la terza edizione di Eduscopio. Il principio è semplice: “L’idea di fondo del progetto eduscopio.it” — si legge nel portale — “è proprio quella di valutare gli esiti successivi della formazione secondaria — i risultati universitari e lavorativi dei diplomati — per trarne delle indicazioni di qualità sull’offerta formativa delle scuole da cui essi provengono”. Certo, farlo è un’altro paio di maniche. Ne abbiamo parlato con Andrea Gavosto, direttore della Fondazione.

Gavosto, Eduscopio.it è un progetto di successo giunto oggi alla terza edizione. Può darci qualche dato sul flusso di traffico?
Da quando esiste, Eduscopio ha avuto oltre 500mila visitatoti singoli e oltre 2 milioni di pagine visitate. Oggi (ieri, ndr) — primo giorno — alle 18 gli accessi erano superiori del 39 per cento al primo giorno della scorsa edizione.

In Eduscopio i risultati del curricolo posteriore (università e lavoro) sono tradotti in una valutazione della qualità della formazione anteriore (scuola superiore). Un’obiezione ricorrente è che in questo modo la scuola viene vista solo in funzione del dopo.
Beh, è la scuola che è sempre funzionale al dopo — vita, lavoro, famiglia, eccetera! Capisco però l’osservazione: come abbiamo sempre detto, quello degli esiti, anche se fondamentale, è solo uno degli aspetti che le famiglie dovrebbero prendere in considerazione. Contano anche l’organizzazione delle lezioni, i risultati delle prove Invalsi, la qualità dei docenti e del dirigente, la disponibilità di strutture adeguate e via dicendo.

Eduscopio è uno strumento terzo rispetto ai principali stakeholder: famiglie/studenti e Miur. Questo quali considerazioni dovrebbe suggerire ai decisori politici?
Ai decisori politici, poche. Eduscopio non serve alla valutazione delle scuole o dei docenti, per cui il Miur dovrebbe dotarsi di altri strumenti, come il valore aggiunto. Serve alle famiglie per fare le proprie scelte sul percorso scolastico migliore.

Di fatto, però, Eduscopio fornisce un servizio che il Miur non sa o non vuole fornire?
Sinceramente non lo so. Al Miur hanno dichiarato in varie occasioni di non amare i confronti fra scuole. Ma nel momento in cui uno sceglie, fa inevitabilmente dei confronti.

Molti commentano che la graduatoria di Eduscopio rispecchia nei suoi valori assoluti la stratificazione sociale degli allievi e non la qualità delle scuole. Avete in prospettiva un’evoluzione che metta in evidenza il valore aggiunto delle scuole stesse?
Il valore aggiunto in senso stretto richiede il confronto fra quello che uno sa all’inizio e alla fine del percorso e non è quindi facilmente realizzabile con Eduscopio, che non prevede prove di apprendimento. Ci piacerebbe sicuramente capire meglio quanto i risultati di una singola scuola siano dovuti alle competenze dei docenti e quanto alla bravura in ingresso degli studenti. Ci abbiamo provato in passato, ma, come può capire, non è un programma di ricerca facile.

Quali sono a vostro avviso i risultati meno scontati?
Forse il fatto che il 55 per cento dei diplomati degli istituti tecnici e professionali ottiene un lavoro stabile (per più di sei mesi continuativi) nell’arco di due anni. In un periodo di crisi come quello attuale, non è un risultato scontato.

In questo periodo stanno continuando, sia pure faticosamente, le visite alle scuole nel quadro del Servizio nazionale di valutazione. Cosa pensa dell’impianto, della realizzazione e dei possibili risultati di questo primo esperimento istituzionale di valutazione delle scuole a carattere nazionale?
Sono molto favorevole al Snv. La componente fondamentale sono le visite di osservatori esterni indipendenti: i soli Rav (rapporto di autovalutazione di istituto, ndr) rischiano di diventare autoreferenziali. Il rischio che vedo è che, a questi ritmi, ci vogliano vent’anni per completare le visite delle scuole.

In estrema sintesi, quali sono i fattori che fanno buona una scuola? Solo le scuole storiche sono destinate ad essere le migliori?
No, molte scuole di periferia sono ai primi posti in Eduscopio: pensi al liceo Kant di Roma. In generale, le buone scuole sono tali perché hanno docenti competenti e dedicati, dirigenti innovatori, studenti motivati e strutture adeguate.

(Federico Ferraù)

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2016/11/17/SCUOLA-Gavosto-Eduscopio-le-scuole-migliori-E-il-dopo-che-decide/733494/

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Le migliori scuole città per città individuate dalla Fondazione Agnelli

Genitore e Docente – 16-11-2016

Se ne parla tanto, sui social, nelle sale docenti, nei gruppi whatsapp di genitori. Un gran chiacchiericcio dopo la notizia pubblicata sui principali quotidiani.
Quale docente, quale genitore, appresa la notizia, non ha cercato la posizione in classifica della scuola in cui opera dall’interno o dall’esterno?

La classifica dei licei e degli Istituti tecnici della provincia in cui vivo mi stupisce, stupisce i miei colleghi, preoccupa i genitori che hanno optato per scuole retrocesse o che non compaiono nella top-ten, o li rende compiaciuti nel caso contrario.

Le nostre scuole sono valutate, si auto-valutano. Gruppi di docenti solerti lavorano per interpretare le banche dati fornite alle scuole per stilare e pubblicare il Rapporto di Auto Valutazione: il tanto temuto R.A.V. che, per quanto contempli uno spettro di parametri di valutazione ampio ed eterogeneo, non riesce a fornire una immagine nitida ed esaustiva della realtà scolastica, né di come la si vive dall’interno né di come la si percepisce dall’esterno.

La Fondazione Agnelli ha progettato il sistema Eduscopio.it la cui “idea di fondo è proprio quella di valutare gli esiti successivi della formazione secondaria – i risultati universitari e lavorativi dei diplomati – per trarne delle indicazioni di qualità sull’offerta formativa delle scuole da cui essi provengono”.

Troppa curiosità scientifica, eccessivo attaccamento alla scuola in cui insegno da 12 anni, forte timore di non aver orientato al meglio i miei figli nelle loro scelte scolastiche, mi inducono a capire con quali criteri è stata impiantata l’indagine statistica da cui è scaturita la temuta classifica.
Visito la sezione “DATI E METODOLOGIA” del sito https://eduscopio.it.

Non esprimo giudizi tecnici, ma la valutazione degli esiti universitari di un campione di diplomati a partire dal 2012, è un aspetto troppo riduttivo per valutare la qualità, e i molteplici fattori che la determinano, di una realtà scolastica.

Ai genitori alla ricerca delle date degli imminenti open-day, avidi di consigli e dell’imbeccata giusta, auguro di non affidare il futuro scolastico dei propri figli ad una classifica riduttiva e, forse, fuorviante.

Una insegnante, una madre

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=18300

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Perché non bisogna farsi ingannare dalle classifiche di Eduscopio

di Gianni Zen – Mercoledì, 16 Novembre 2016

Tempo di orientamento per i ragazzi delle terze medie e dei loro genitori. Momento non facile, vista la delicatezza della scelta, che segnerà, comunque, la loro vita.

Non è cioè lo stesso scegliere un indirizzo o un altro, una scuola o un’altra. Per cui è bene che gli stessi ragazzi e le loro famiglie, con l’aiuto dei docenti delle scuole medie, prendano informazioni, riflettano bene, oltre che sulla preparazione di base, soprattutto su talenti e attitudini. Senza lasciarsi catturare dai lustrini delle vetrine delle scuole superiori, nelle varie esposizioni e negli open day. I lustrini non servono, mentre invece conta la sostanza, cioè l’incontro tra le attitudini personali e gli indirizzi di studio.

Importante, dunque, guardarsi attorno e comprendere bene le opportunità.

Ad arricchire il parterre di questi strumenti di informazione, oltre alla “scuola in chiaro” presente nel sito del Ministero dell’istruzione, abbiamo anche l’indagine fatta dalla Fondazione Agnelli di Torino (“Eduscopio“), con una classifica dei migliori licei e istituti tecnici. In particolare, per l’edizione di quest’anno, per quella che viene definita la “occupabilità dei titoli di studio”, in funzione degli studi universitari (per i licei) per l’eventuale ingresso immediato (per gli istituti tecnici e professionali).

Dati importanti, che spinge alla comparazione tra le scuole sulla base dei risultati dei propri studenti. Un confronto positivo, certo, che, però, se assolutizzato, potrebbe ingenerare equivoci.

Mi spiego. In particolare quest’anno sono stati messi a confronto, da questa Fondazione, con l’aiuto dell’università Bicocca di Milano, gli esiti lavorativi dei diplomati degli istituti tecnici e professionali di sette regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Basilicata e Sardegna). Mentre lo scorso anno l’indagine si era concentrata solo sui risultati universitari dei 700.000 studenti diplomati.

E’ evidente che ne escono delle classifiche, le quali, se assolutizzate, possono disorientare i nostri giovani e le loro famiglie in vista della scelta di una buona scuola media superiore.

I dati che si ottengono, cioè, se non ben compresi, rischiano di confondere, più che di aiutare.

Il motivo è semplice: se una scuola volesse, tanto per capirci, puntare a questo tipo di risultati, basterebbe che “selezionasse” gli studenti in modo crudo, così da promuovere solo coloro che raggiungono determinati standard. Con classi da 20 studenti, formate solo dai cosiddetti “eccellenti”. Troppo facile, troppo comodo. Non può essere questo il compito di una scuola in una società aperta, democratica, che offre strumenti di mobilità sociale.

Diverso è infatti insegnare ai bravi, difficile è dare una pari opportunità a tutti. È qui che si distingue il bravo docente, il buon lavoro di una scuola.

Il vero valore positivo è consentire a più studenti possibili il raggiungimento di risultati magari non ottimali, ma comunque positivi. E chi potrà mai dire, un domani, che studenti a prima vista non eccellenti, saranno invece coloro che, nella vita e nel lavoro, otterranno i migliori risultati, in termini di realizzazione personale? Non ci sono più, oggi, cordoni ombelicali precostituiti tra la scuola ed il mondo del lavoro. Chi dice che contano più i risultati, cioè le performance, dei processi? Ci vuole dunque prudenza.

Nelle prove Invalsi, ad esempio, non valgono i valori assoluti, ma solo il “valore aggiunto”, cioè la differenza tra la situazione di partenza ed il risultato finale.

Per cui, diamo pure una occhiata, confrontiamo, cioè, le scuole, come propone la Fondazione Agnelli, senza però lasciarsi ingannare dai numeri e dalle classifiche. Le quali vanno lette ed interpretate, calate cioè nel contesto della vita reale.

http://www.tecnicadellascuola.it/item/25336-perche-non-bisogna-farsi-ingannare-dalle-classifiche-di-eduscopio.html

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Eduscopio e quello che le classifiche non dicono

di Gianni Zen – venerdì  18 novembre 2016

Lo devo ammettere, sono tra coloro che non danno troppo peso alle classifiche tra scuole. Anche frutto di indagini serie, centrate sui risultati, come quella proposta quest’anno da Eduscopio, il portale della Fondazione Agnelli di Torino.

Perché, quando si parla di “risultati”, dobbiamo prestare attenzione alla complessità della sostanza, che ha mille sfaccettature. Basterebbe leggere bene il recente libro di un docente di storia e filosofia nei licei, Roberto Contessi, Scuola di classe (Laterza, 2016).

Perché in una scuola aperta, che sia davvero foriera di futuro per i nostri ragazzi, contano i processi, contano le relazioni che si maturano, contano le opportunità, le motivazioni. Contano gli incontri con docenti che ti aprono mente e cuore, che ti trasmettono passione e sensibilità, e non solamente nozioni. Per questo motivo, non ha più senso la selezione docente come è fatta ancora oggi, coronata puntualmente da sanatorie su sanatorie. In una parola, contano i processi più dei risultati misurabili da subito (“la scelta del dopo”). E contano le famiglie.

Come ripeto spesso, è facile costruirsi delle classi con pochi selezionati che garantiscono prestazioni, valutazioni, test superati. E’ facile, mentre il compito di una scuola non può essere questo.

Ma questa indagine — si potrebbe rispondere — ha solo “fotografato” l’esistente, cioè la “scuola buona” che ogni giorno vive i suoi compiti culturali e formativi.

Cosa conta, per chi vive la vita reale delle scuole? Conta il “valore aggiunto”, già al centro delle indagini Invalsi, difficile da misurare, eppure il vero timbro qualitativo. Mentre, ragionando solo in termini di prestazione e di risultati, quasi si pretende di assolutizzare dei cordoni scolastici, tra il prima ed il dopo, che non esistono più.

Troppe sono le testimonianze contrarie, per cedere, da parte mia, su questo punto. Troppe.

Lo sfondo di una scuola è anzitutto educativo, prima che scolastico. E noi non sappiamo mai se quello che proponiamo, che cerchiamo di condividere in un dialogo quotidiano, poi si tradurrà in “risultati” da mettere come fiore all’occhiello nel nostro permanente marketing sociale, da esporre nelle fiere per l’orientamento scolastico.

Anche Alma Diploma e Alma Laurea ci danno dei riscontri. Ed io iscrivo d’ufficio tutti i ragazzi ad Alma Diploma. Perché convinto delle opportunità di orientamento in itinere. Ma chiedo agli stessi ragazzi di non assolutizzare mai questi ed altri dati. Le dinamiche personali e sociali non lo consentono, prima delle mie convinzioni personali.

Chi crede alla cieca a questi dati, a questi indagini? Chi non vive la scuola dal di dentro, e si ferma solo alla superficie. La quale offre matematismi che dicono e non dicono, perché nemmeno sfiorano il cuore della realtà.

Basta dare un’occhiata alle complicazioni dei nostri giovani non solo durante la scuola superiore, ma al momento della scelta universitaria o di un contratto di lavoro, durante l’università, poi, soprattutto, all’interno del guazzabuglio di contratti e contrattini…

Complessità, in poche parole, che sembrano lontane anni luce da certe percentuali. E chi dice, ad esempio, della sofferenza di questi ragazzi in rapporto alle loro domande di futuro possibile?

Allora, andiamo cauti, prendiamo in considerazione le indagini che vogliamo, ma relativizziamo. Facendo intendere che, al cuore di ogni percorso e di scelta, sta una persona, con le sue motivazioni, intenzioni, valori, sensibilità. Le quali si devono, cioè non possono non, misurare con spicchi di realtà che sembrano e poi, magari, non sono.

Come valutare le “scuole buone”, una volta detto questo?

Come per tutte le valutazioni, contano le analisi di esterni, ma che abbiano almeno il sentore della complessità dei percorsi educativi, prima che culturali e scolastici. Per quel valore aggiunto che nessuna statistica potrà mai portare completamente alla superficie.

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2016/11/18/SCUOLA-Eduscopio-e-quello-che-le-classifiche-non-dicono/733643/

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Da non credere ….

commento di Franco Labella – 18 novembre 2016

Ho letto e riletto l’articolo del preside Zen con un crescendo di stupore e incredulità. Non c’è più religione, pure il preside Zen è diventato un pericoloso sovversivo …. Hai visto mai che sia un effetto collaterale della Brutta scuola di Renzi e Giannini? O magari del prossimo referendum? Scherzo ma non troppo ….

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2016/11/18/SCUOLA-Eduscopio-e-quello-che-le-classifiche-non-dicono/733643/

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Ad occhio e croce l’indagine della Fondazione Agnelli non ci dice nulla di quello che già non sapessimo e cioè che i licei più degli istituti tecnici e professionali aprono le porte dell’università, che gli istituti alberghieri più di altri offrono l’opportunità di trovare lavoro, mentre gli istituti per geometri e ragionieri, figure professionali in via di estinzione, non garantiscono più un’uscita sul mercato del lavoro.

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La luce impropria della top ten scolastica

di Giovanni Fioravanti22 Nov 2016

In concomitanza con la stagione degli open day per tutti gli istituti superiori impegnati a conquistarsi l’iscrizione dei tredicenni giunti al momento di dover scegliere dove e come proseguire gli studi, la stampa nazionale ha dato grande rilievo agli esiti della ricerca condotta dalla Fondazione Agnelli sui migliori licei, istituti tecnici e professionali delle città capoluogo di regione.

Il cliché è dei più tradizionali, d’altra parte questo è il sistema formativo nel nostro paese, per cui da un lato ci sono i licei senza altro sbocco che l’università, dall’altro gli istituti tecnici e professionali che possono aprire le porte del mondo del lavoro.

L’indagine, pubblicata come servizio alle famiglie e agli studenti dal portale Eduscopio della Fondazione Agnelli, riporta la classifica dei migliori licei valutati sulla base del numero di allievi che, concluse le superiori, si iscrivono all’università, unitamente al numero di esami sostenuti e ai risultati ottenuti. Per i tecnici e professionali la valutazione è compiuta sul numero di alunni che trovano lavoro ad un anno dall’esame di stato.

È possibile, vista l’incertezza del futuro dei nostri giovani per i tempi che corrono, che le famiglie prendano per buoni i dati offerti dalla Fondazione Agnelli e che si avvii la corsa all’istituto che pare dare garanzie migliori.

Anche il nostro paese si adegua alle mode d’oltre oceano dove fiorisco i siti delle Champion schools, ma un dubbio però resta e cioè se è proprio la scelta di questo o di quel liceo a fare la differenza.

Ad occhio e croce l’indagine della Fondazione Agnelli non ci dice nulla di quello che già non sapessimo e cioè che i licei più degli istituti tecnici e professionali aprono le porte dell’università, che gli istituti alberghieri più di altri offrono l’opportunità di trovare lavoro, mentre gli istituti per geometri e ragionieri, figure professionali in via di estinzione, non garantiscono più un’uscita sul mercato del lavoro.

Ma la cosa che di questa indagine più inquieta, e che meriterebbe forse una presa di posizione da parte del ministro dell’istruzione, è suggerire l’idea che esistano scuole di serie A e scuole di serie B se non addirittura di serie Z. L’idea di un sistema formativo a macchie di leopardo, per cui tutti paghiamo le tasse ma non è sicuro che la scuola che sceglieremo per nostro figlio o figlia darà le stesse garanzie di riuscita che a detta della ricerca della Fondazione Agnelli darebbero gli istituti scolastici al top della sua classifica.

Sarebbe stato più utile che la ricerca della Fondazione Agnelli ci dicesse che cosa fa la differenza tra le scuole campione individuate e le altre, cosa fa di questi licei, istituti tecnici e professionali delle scuole migliori.

Perché il sospetto è che queste scuole ben poco incidano come ascensore sociale, che siano scuole d’élite, che confermino i vantaggi di chi già parte avvantaggiato. Più che scuole campione sembrano scuole copione della condizione sociale della loro utenza. È sufficiente prendersi il tempo per visitare i siti web dei licei in testa alla classifica della Fondazione Agnelli per rendersi conto che poco differiscono dai portali delle scuole superiori che di questa classifica non fanno parte.

A meno che non si ritenga che “Accendere la domanda, la curiosità, l’apertura al reale, destare nei giovani il desiderio di conoscere: tutto ciò appare, oggi più che mai, il presupposto fondamentale per un cammino educativo credibile” come riporta il portale del liceo scientifico Sacro Cuore di Milano, al vertice della classifica della Fondazione Agnelli, sia di per sé un programma sufficiente a garantire la qualità della scuola e il successo dei suoi studenti.

L’impressione è che a fare la differenza non siano le scuole ma le persone e le condizioni di partenza. L’impegno di ragazze e ragazzi oltre ai loro contesti di vita. La questione di una scuola in grado di recuperare gli svantaggi, di rimediare alle differenze di status sociale, alle iniquità di partenza resta tutta aperta nel nostro paese.

Non a caso diminuiscono le iscrizioni all’università di quanti escono dagli istituti tecnici e professionali. Non a caso queste scuole vengono scelte da chi oltre allo svantaggio per condizione sociale ha accumulato svantaggi nello studio che la scuola non è riuscita a colmare.

Del resto dietro la paludata classifica della Fondazione Agnelli il nostro paese resta in Europa quello con il minor numero di laureati, con la più alta percentuale di giovani neet, non impegnati nello studio, nella formazione e nel lavoro, per non dire che il nostro paese si distingue in Europa per la maggior percentuale di adolescenti che non amano la scuola.
Allora ai giovani che in uscita dalla terza media si trovano di fronte alla scelta del percorso di studi da intraprendere non c’è consiglio migliore da suggerire che scegliere ciò che a loro più piace, perché non c’è motivazione più forte per riuscire nella vita.

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