Un minimo di coerenza

inviata dall’Associazione coordinamento nazionale Tfa, 9.1.2018

– La situazione che si è venuta a creare con la sentenza del Consiglio di Stato riguardo la legittimità della presenza dei diplomati magistrale in Gae ha dell’assurdo.

Un gruppo di persone, convinte di avere un diritto leso, si è rivolto, come è giusto che fosse, alla giustizia ed è chiaro che, in previsione di un ipotetico danno piuttosto ingente, i giudici abbiano riconosciuto una legittima cautelare, ma di cautelare si tratta, e prevede la possibilità di una sentenza di merito negativa, nulla garantisce il contrario. Queste persone hanno cosi beneficiato di tutto ciò che comporta lo status effettivo al quale esse aspiravano, a detrimento di altre che in quelle graduatorie già erano inserite del tutto legittimamente e che avrebbero potuto accedere al ruolo al posto loro. Queste ultime, silenziosamente e rispettosamente osservanti di quanto i giudici avevano dichiarato, avevano visto sfilarsi il posto da colleghi arrivati all’improvviso.

Ma quando la giustizia ha preso la sua decisione definitiva, ecco che chi in essa credeva e ci si era appellata, ora la calpestava dicendo che il suo licenziamento era scorretto. Eh no cari, la giustizia non può essere da voi osannata quando vi fa comodo e infangata quando non è più dalla vostra. In tutto questo, il comportamento della politica è stato a dir poco disarmante. Dobbiamo ricordare che qualche anno fa tutti comprendevano che una sentenza positiva avrebbe portato a un ulteriore ingorgo delle GAE già intasate, rendendo di fatto ancora più lontano l’accesso al ruolo per le nuove generazioni di docenti più meritevoli. Docenti che hanno affrontato percorsi ben più duri e selettivi come quelli della laurea in Scienze della Formazione e del Tfa e a cui è stato negato il diritto all’assunzione. Oggi, invece, in un momento politicamente instabile e nel pieno della campagna elettorale, i diplomati smentiti dal diritto diventano un bacino di voti che fa gola a destra e a sinistra, trasformando il tutto in un teatrino alquanto imbarazzante. Nessuno sembra porsi il problema non solo di cosa sia realmente giusto, cosa che rispetto alla legge spettava evidentemente alla giustizia stabilire, ma anche cosa sia realmente meglio per la scuola che non deve più essere intesa come ammortizzatore sociale, ma tornare ad assurgere al ruolo di creatrice di cittadini liberi e capaci di autodeterminarsi.

Ecco il punto: gli studenti. Cosa è meglio per gli studenti? Che i posti di queste persone smentite dalla giustizia siano assegnati a chi ne aveva veramente diritto, compresi i vincitori di concorso che aspettano di poter finalmente vedere ricompensato il loro merito, oppure che siano dati a chi urla di più?

Per i laureati in Scienze della Formazione e per gli abilitati Tfa nessuno ha mai speso parole di supporto e sostegno: siamo stati e rimaniamo invisibili, pur avendo dimostrato molto e più di altri. Al di là dei soliti slogan e proclami elettorali, per politica e sindacati continua a contare solo chi “vanta famiglia”.

Un minimo di coerenza in più, ogni tanto, non guasterebbe.

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