Valutare il lavoro dei prof? Ma da parte di chi?

Pasquale Almirante,  La Tecnica della scuola, 20.8.2017

– Secondo un nostro sondaggio di qualche anno addietro, la maggioranza dei docenti italiani non disdegna di essere valutato.

Le loro perplessità riguardano tuttavia le modalità e i soggetti incaricati. A quanto è dato capire, anche sulla base di altri sondaggi effettuatati negli anni scorsi e da altre realtà che si occupano di istruzione, a scuola, purtroppo, capita talvolta che a fronte di insegnanti fortemente impegnati e ligi al loro dovere di educatori e di professionisti, c’è un drappello attento solo al fine mese, per non dire altro.

Ma ci sarebbero anche altre azioni che fanno la differenza fra i docenti: l’autoaggiornamento, l’implementazione della didattica, l’uso dei nuovi strumenti tecnologici, il rapporto con la classe, la gestione dei conflitti, le valutazioni, le eventuali pubblicazioni ecc.  E non solo.

Alcune discipline impongono più lavoro e quindi più tempo da dedicare alla scuola, come quelle scritte che pretendono incombenze come la correzione, la formulazione e il giudizio dei compiti scritti, con la semplice equazione, rapportata a tre sole classi di un liceo, dove 29 ragazzi, per quattro volte a quadrimestre, devono essere valutati nello scritto e nell’orale, per esempio in italiano o latino.

Differenza di lavoro meriterebbe differenza di stipendio e se la funzione docente è uguale per tutti, il tempo libero però è diseguale.

Da qui anche i sondaggi che periodicamente vengono effettuati per capire la tendenza e sulla base di quest’ultimo si evince che la maggioranza dei prof  è d’accordo alla valutazione per differenziare gli stipendi, ma da parte di chi?

Nel dettaglio,  la maggioranza è favorevole ad essere valutata da un pool di figure scolastiche, come gli ispettori, un organismo esterno, gli studenti e persino il dirigente; seguono coloro che preferiscono solo gli ispettori scolastici o da un organismo esterno, mentre un’altra minoranza è persino disposta a farsi giudicare dagli studenti, nella convinzione che i ragazzi, con ogni probabilità, sono ritenuti i giudici più schietti e più leali, fermo restando i loro blitz mercenari se il voto non corrisponde all’idea che si sono fatti dell’interrogazione o del compito.

Pochissimi coloro che hanno fiducia nel giudizio del proprio dirigente, benchè la maggioranza tema che se effettivamente venisse da loro il giudizio, la scuola rischierebbe di diventare una sorta di tempio laico con genuflessioni, ruffianerie e altre amenità.

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