Valutazione dei DS/1. Epilogo o prologo?

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TuttoscuolaNews, n. 783 del  3.10.2016 

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– Il 28 settembre 2016, dopo una faticosa navigazione durata 15 anni (un ritardo  riconosciuto dallo stesso ministro Giannini nella sua dichiarazione di presentazione delle apposite Linee guida),  è finalmente giunta in porto la nave della valutazione dei dirigenti scolastici.

Ma non è chiaro se si tratti della conclusione del viaggio, cioè di un punto di arrivo, oppure della prima tappa di un percorso lungo una rotta dall’approdo ancora incerto.

I sindacati sono quanto meno diffidenti, se non esplicitamente critici. La Uil scuola, in particolare,  parla di un “modello valutativo tutto burocratizzato che crea approcci eterodiretti e sanzionatori che non si preoccupano di costruire misure di supporto alla professionalità, ignorando i più elementari diritti dei lavoratori”. Anche l’ANP, l’organizzazione finora più disponibile nei confronti dell’azione sviluppata dal Miur in materia valutativa, ha criticato l’“eccessiva articolazione del sistema di documentazione previsto”, chiedendo tempi meno serrati e l’utilizzazione delle non poche informazioni già in possesso del Miur.

Bisognerà vedere, a conclusione del primo anno di funzionamento del modello, se la retribuzione cosiddetta ‘di risultato’, collegata alla valutazione dei risultati, sarà assegnata in modo significativamente e giustificatamente differenziato oppure finirà, come è accaduto quasi sempre in passato nella pubblica amministrazione italiana (e anche nello stesso Ministero della Pubblica Istruzione), per essere uniformata ai più elevati livelli di valutazione positiva. E a perdere così di significato.

Va peraltro detto – questo insegna la storia della scuola italiana – che i migliori ‘presidi’ (non ancora dirigenti), che guadagnavano poco più di un professore anziano, non erano di certo mossi dall’interesse economico, ma piuttosto da una forte sensibilità istituzionale, e dall’ambizione di migliorare la qualità del servizio. Saranno comunque questi fattori ‘valoriali’, e non l’incentivo economico, a migliorare la scuola italiana.

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