Vengo anch’io? No, tu no

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di Alessandro Palmi, Quando suona la campanella, 25.9.2016

– La scuola zoo ai tempi della 107 – 

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Inizia il nuovo anno scolastico e al primo Collegio scopro che circa il 20% dei docenti presenti è provvisorio (tra qualche giorno cambierà scuola), mentre un altro 20% manca del tutto. La questione dell’organico emerge quindi come uno dei temi principali della “nuova scuola”, anche se non so quanto effettivamente sia l’elemento cruciale del quadro o quanto si tratti di un effetto moltiplicato soprattutto dal momento iniziale. Fatto sta che il tema occupa larga parte dei discorsi che si sentono in giro, dai corridoi delle scuole ai siti specializzati e, nonostante non abbia ben chiara la situazione, credo che molti di coloro che millantano certezze assortite in realtà stiano brancolando nel buio.

– Quali saranno i docenti nel “luminoso scenario” inaugurato dalla legge 107? Proviamo a passarli in rassegna. Avremo ancora i docenti cattedra (quelli di prima insomma); poi ci saranno i docenti del “potenziamento” (i “potenziatori”, come li chiama qualcuno); poi i docenti titolari su scuola; infine quelli appartenenti agli ambiti territoriali, destinati a un contratto triennale e a una sorta di chiamata diretta dei dirigenti. Mica male! Ma in realtà è molto probabile che le reali tipologie siano ancora più numerose, nascendo dall’incrocio di queste due ultime variabili,come ad esempio potenziatori titolari su scuola o docenti con cattedre miste.

Intorno a questa situazione stanno fiorendo varie teorie e interpretazioni della Vera riforma, relative cioè a capire chi dovrà decidere quale docente starà in quale situazione. C’è chi – al riparo del confuso ombrello normativo che risponde all’“organico dell’autonomia” – sostiene che i dirigenti scolastici possano (e debbano) fare e scegliere chi e ciò che gli aggrada. Chi sostiene le prerogative degli organi collegiali. Chi pretende che le “vecchie” cattedre non si tocchino. Chi dice che i “potenziatori” saranno solo provenienti dagli ambiti territoriali e non su scuola. Chi ancora pare convinto che l’essere stati assunti nella famigerata “fase C” dello scorso anno equivalga ad un marchio perenne che rende tali docenti “potenziatori a vita”. Chi dice “certo, siamo tutti/e uguali… ma le ‘mie’ ore non si toccano”. Infine, c’è soprattutto chi non si pone problema alcuno, rimanendo in una beata ignavia (e tale rimarrà almeno fino al momento in cui un ds particolarmente fantasioso non si inventerà qualcosa che lo scuoterà dal suo torpore).

Come confrontarci con questa caotica e drammatica situazione che si prospetta?

Personalmente parto da poche certezze, ma di sicuro so che non sono interessato a trovare una interpretazione autentica a priori della Legge 107 e, men che meno, mi interessa dare una mano a far funzionare questi cambiamenti. La caotica situazione è il logico frutto della stupidità e del pressapochismo di una legge che pretende di cambiare la nostra già agonizzante scuola mescolando banali elementi di pseudo-novità con elementi gerarchizzanti che nulla hanno a che vedere con una buona didattica né con il reale funzionamento di una scuola che sia davvero “buona”.

Noi, che ci opponiamo a tale deriva, dovremmo essere capaci in questo momento di mettere in campo la capacità di analizzare la realtà che si va prefigurando, comprendendo quali conseguenze i suddetti cambiamenti potranno avere sulla vita scolastica, soprattutto in relazione alla nostra idea di scuola. Un’idea di scuola che non deve lasciare spazio a logiche di gerarchizzazione e a difese neo-corporative di presunti diritti acquisiti. Dobbiamo assolutamente impedire che si crei nei prossimi anni una fascia di docenti paria che, insieme alla chiamata diretta, diventerebbe l’elemento cardine volto a smantellare una visione di scuola cooperativa e collegiale, tesa a sviluppare cittadinanza critica.

Facile a dirsi ma non facile a farsi. Non pretendo di dare risposte in queste righe, mi accontenterei di contribuire a una discussione collettiva che aiuti tanti nostri colleghi ad uscire dal buco entro il quale si stanno rintanando. Perché – se non riusciremo ad invertire questa tendenza a schierarsi con le singole categorie – i frutti avvelenati della 107 matureranno; tutti noi ci ritroveremo invischiati nel pantano di una scuola dove “potenziatori”, ambiti, chiamate dirette, arbitrii dirigenziali, premi ai “meritevoli” e tutto il resto costruiranno un sistema di relazioni e di lavoro che ancora non riesco bene ad inquadrare, ma che so già non mi piacerà.

Il mio è uno spunto: chi ci sta a ragionarci sopra?

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