Vita da prof, tra stress e fallimenti. Viaggio tra gli insegnanti italiani

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di Paolo Conti,  Il Corriere della Sera  11.7.2015.  

Il libro di Angeli editore-Humanitas: Salute e benessere degli insegnanti italiani

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Quanti luoghi comuni sugli insegnanti, sui tre mesi di ferie l’anno, sull’orario di lavoro. La verità è un’altra. Di scuola ci si può anche ammalare. Basta, per esempio, leggere l’introduzione del volume «Salute e benessere degli insegnanti italiani», Angeli editore- Humanitas (26 euro) a cura di Caterina Fiorelli, Simona de Stasio, Paula Benevene, Licia Cianfriglia, Roberto Serpieri: «Studi recenti evidenziano come gli insegnanti si confrontino quotidianamente nella vita scolastica con diversi aspetti stressogeni quali le difficoltà di apprendimento dei propri allievi, problemi di relazione con i colleghi e con i genitori degli alunni, mancanza di supporto sociale, insufficiente autonomia, scarsa corrispondenza con le aspettative, caduta di autostima, sensazione di impotenza e fallimento. A questi si sommano altri fattori di carattere socio-economico quali: lo scarso riconoscimento sociale della professione, una scarsa retribuzione ed una continua richiesta di aggiornamento».

Il volume è frutto di una ricerca condotta dall’Osservatorio nazionale salute e benessere dell’insegnante (Onsbi) composto da studiosi e professionisti di diverse realtà formative e di ricerca. Sono stati distribuiti 1500 questionari a insegnanti di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale Per entrare in particolari, c’è un interessante passaggio nell’inizio del capitolo 5 della prima parte: «Gli insegnanti sono stati inclusi in quella tipologia di professioni definita helping professions caratterizzate da un tipo di lavoro che si basa sulla relazione d’aiuto. Esse richiedono un eccessivo coinvolgimento emotivo che se mal gestito può causare l’insorgenza del burnout mettendo a rischio il benessere professionale e personale». Ancora: «La dimensione relazionale in questo lavoro è centrale. Gli insegnanti sono coinvolti quotidianamente: in gruppi di lavoro con i colleghi, incontri con i dirigenti scolastici, confronti con i genitori, accoglienza degli alunni, gestione delle classi. Essi sono, dunque, costantemente immersi in un sistema di interazioni emotive. Spesso, però, la presa in carico dell’altro, il costante stress, conducono i docenti a fare il proprio lavoro in modo ripetitivo e a non avere consapevolezza dei propri stati emotivi».

Siamo, dunque, lontanissimi da tante «facilitazioni» che circolano persino nel mondo dei genitori, approfondendo spesso quel solco che divide la realtà della scuola dall’universo che gravita intorno all’alunno. Dimenticando naturalmente che il concetto di vera scuola prevede (anzi: impone) l’impossibilità di separare chi insegna da chi apprende (ambiente familiare incluso). Il volume è, insomma, un interessante viaggio nella «salute del docente» che parte addirittura dall’analisi del concetto stesso di benessere, valutato in tutte le sue diverse e complesse chiavi di lettura Non c’è vittimismo, non c’è stanco sindacalismo, non c’è l’ossessione sullo stereotipo dell’insegnante-vittima del sistema. Il lettore è messo di fronte a una mole di cifre, analisi, studi. E alla fine, nella conclusione affidata a Caterina Fiorilli e Simona De Stasio (entrambe docenti di Psicologia) si legge: «Svolgere un’attività di insegnamento è per sua natura e al di là delle differenze socio-demografiche e culturali un lavoro particolarmente esposto al rischio di esaurimento professionale. La letteratura scientifica non offre molti dubbi, insegnare affatica e logora, ancor di più quando il contesto scolastico è scarsamente ricco di supporto a sostegno dell’insegnante. E ancora, quando la qualità degli ambienti scolastici è tale da non preservare la salute e il benessere di stare e lavorare in luoghi accoglienti e confortevoli». Per parafrasare il grande Pavese, insegnare stanca. E spesso può anche far ammalare. Questo libro spiega come e perché. E non è poco.

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