Abolizione del valore legale: se vuoi studiare, nasci al Nord

roars_logoRoars, 15.11.2018

– «Oggi una laurea presa in una qualsiasi università italiana ha lo stesso identico valore, ma sappiamo bene che diversi Atenei, soprattutto meridionali, offrono un servizio nettamente inferiore alla media. […] La Lega Nord propone quindi di abolire il valore legale del titolo di studio […]». Il tema dell’abolizione del valore legale dei titoli di studio torna ciclicamente alla ribalta. Nulla di nuovo in questa discussione, a quanto pare. Nulla, a parte due fatti. 1) Oggi quelle dichiarazioni vanno inserite in un quadro in cui l’ipotesi di una “regionalizzazione” dell’Istruzione si è fatta più concreta. 2) Lo smantellamento del valore del titolo di studio statale è già in atto, nella disattenzione generale, nell’istruzione secondaria. Dallo scorso giugno, già al termine della scuola media, in ottemperanza al DL 62/2017 e del successivo DM 742/17, gli studenti hanno ricevuto una “nuova pagella”: la “certificazione delle competenze” a firma del Direttore Generale dell’INVALSI. Stessa sorte sarebbe toccata ai maturandi di quest’anno, per i quali la L 108/18 (milleproroghe) ha semplicemente spostato il traguardo di un anno. È in arrivo il “federalismo delle competenze”, dopo quello fiscale? Finalmente certificheremo con timbro della Scienza di Stato INVALSI la scarsa preparazione degli studenti meridionali rispetto agli omologhi settentrionali?

A quali italiani si riferisce il ministro degli Interni Salvini col suo “prima gli italiani”?

A quali studenti e a quali famiglie, quando dichiara, come ha fatto alla scuola politica della Lega nord, che “l’abolizione del valore legale del titolo di studio è una questione da affrontare”, così come riportato nello stesso sito della Lega?

Quel milione e passa di elettori meridionali che hanno suggellato la vittoria del Carroccio del 4 marzo scorso sono consapevoli degli scenari che la proposta leghista di abolire il valore legale del titolo di studio comporterebbe? E soprattutto: cosa rispondono i 5 Stelle?

Il tema dell’abolizione del valore legale dei titoli di studio (riportato il 12/11/18 qui e qui ) torna ciclicamente alla ribalta ed è stato affrontato in più occasioni. Si rileggano, ad esempio i numerosi (seppur parziali) riferimenti presenti nell’articolo di Francesco Coniglione, che riportiamo qui e anche l’articolo di Andrea Stella qui.

Nulla di nuovo in questa discussione, a quanto pare.

Nulla, a parte due fatti, che modificano in maniera ben più preoccupante lo sfondo su cui collocare le parole del Ministro Salvini, oltre che il silenzio dei 5 Stelle.

1) Oggi quelle dichiarazioni vanno inserite in un quadro in cui l’ipotesi di una “regionalizzazione” dell’Istruzione si è fatta più concreta. Questo a seguito delle “iniziative intraprese dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna [..] e della sottoscrizione – il 28 febbraio 2018 – di tre distinti accordi “preliminari” per l’attribuzione di maggiori forme di autonomia ai sensi dell’art. 116 [della Costituzione, comma terzo] sottoscritti dal rappresentante del Governo e dal Presidente della Regione interessata. [..] Intervenendo alla Camera in merito alle iniziative per proseguire l’iter volto ad attribuire ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, la Ministra per gli affari regionali e le autonomie”- Erika Stefani – “ ha dichiarato che le regioni interessate hanno manifestato l’intenzione di ampliare, fin dove è consentito, il novero delle materie da trasferire. ”[1]. Più di recente, a Verona, il 26 Ottobre scorso il Ministro Salvini ha affermato che “avremo l’autonomia differenziata entro l’autunno”.

2) Lo smantellamento del valore del titolo di studio statale è già in atto, nella disattenzione generale, nell’istruzione secondaria.

Dallo scorso giugno, già al termine della scuola media, in ottemperanza a quanto stabilito dal Decreto Legislativo 62/2017 e del successivo decreto ministeriale (DM 742/17) che stabilisce i modelli di certificazione nazionali, gli studenti hanno ricevuto una “nuova pagella”: la “certificazione delle competenze” di Italiano, Matematica e Inglese su carta intestata e a firma del Direttore Generale dell’INVALSI.

Stessa sorte sarebbe dovuta toccare agli studenti che si apprestano a svolgere l’esame di maturità di quest’anno, a conclusione del secondo ciclo di istruzione, per i quali, tuttavia, la L 108/18 (milleproroghe) ha semplicemente spostato il traguardo di un anno, senza intaccare la norma. Attualmente, ancora si prevede che  l’INVALSI accerti “i livelli di apprendimento conseguiti in Italiano, Matematica e inglese” (art 19, D.Lgs 62/17) che risulteranno nel curriculum dello studente (art. 21, D.Lgs 62/17), da adottare con apposito decreto.

Forse non tutti se ne sono accorti, ma, come afferma Paolo Mazzoli, Direttore Generale INVALSI, con la Buona Scuola si è deciso di affidare all’Istituto il ruolo di:

verifica e certificazione esterna, incardinando [l’INVALSI] nel sistema scolastico italiano e prevedendo una restituzione di livelli individuali di competenze in forma descrittiva[2].

Niente più terzietà, niente più termometro, quello delle “innocue” valutazioni di sistema: stiamo parlando di certificazioni con nome e cognome, affidate ai Sacerdoti della Valutazione: i tecnici dell’INVALSI. Tecnici che, come già avvenuto per le scuole del primo ciclo, anche per il secondo ciclo certificheranno ipotetiche “competenze” di ciascuno studente italiano: del NORD e del SUD, dal Veneto a Lampedusa, con esiti prevedibili se non addirittura ovvi[3].

È in arrivo il “federalismo delle competenze”, dopo quello fiscale? Finalmente certificheremo con timbro della Scienza di Stato INVALSI la scarsa preparazione degli studenti meridionali [4] rispetto agli omologhi settentrionali?

Di qui alla definitiva certificazione individuale (e perché no, alla contrattazione individuale anziché collettiva?) garantita da “autorità valutative” esterne anche nel segmento universitario il passo – stavolta – potrebbe essere davvero breve.


 

L’invito a nascere nel posto giusto è del pedagogista Aldo Visalberghi, che nel 1897 “nell’articolo pubblicato sul mensile ‘Il Regno di Napoli’ (titolo completo: ‘La scuola senza qualità. Se vuoi istruirti, nasci al Nord’), riprendeva studi e ricerche condotte già dai primi anni settanta dello scorso secolo sul divario Nord Sud”, come riportato qui: https://www.tuttoscuola.com/invalsi1-quellinsanabile-divario-nord-sud/ .

[1] http://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1104705.pdf

[2] P. Mazzoli “Il nuovo Ruolo dell’INVALSI nel decreto 62/2017”, in Un’ancora per la valutazione, a cura di G. Cerini e M. Spinosi, 2017 pag. 59.

[3] Si rilegga ad esempio, l’editoriale sui Test INVALSI che bocciano i 100 e lode del SUD e la relativa replica.

[4] Non si affrontano nemmeno, qui, i problemi delle altre “categorie statistiche” INVALSI per le quali la certificazione sarebbe strumento ben più penalizzante, prime tra tutte, gli immigrati.

.

.

.

.

Abolizione del valore legale: se vuoi studiare, nasci al Nord ultima modifica: 2018-11-16T05:19:18+02:00 da Gilda Venezia

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl