8.500 sfumature del merito

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di Pippo Frisone,  ScuolaOggi, 29.6.2016

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– Sono passati 42 anni dai decreti delegati del 74  che posero fine alle note di qualifica e ai concorsi per merito distinto. Sembra preistoria eppure, a partire dal 1958 , quello fu l’unico sistema organico di riconoscimento del merito dei docenti mediante accelerazioni di carriera nelle vecchie classi stipendiali.

Centrale all’epoca era anche il ruolo del preside che poteva con le sue note di qualifica  accelerare o rallentare quei riconoscimenti economici . I periodi di permanenza nella 2 e 3 classe ai fini del passaggio alla 3 e 4  erano ridotti di 3 anni per i vincitori del concorso per merito distinto. Con una qualifica insufficiente si rimaneva bloccati anche negli scatti biennali (2,50%). Per poter partecipare ai concorsi per merito distinto, oltre ad aver almeno 4 anni di ruolo, bisognava aver collezionato nell’ultimo triennio note di qualifica non inferiore a distinto, I concorsi, a cadenza annuale, erano molto selettivi, visto che occorreva almeno una media di 8/10 nelle prove e un punteggio finale complessivo non inferiore a 75/100. Quei concorsi erano indetti dai provveditorati nella primaria e infanzia e dal ministero nella secondaria. Prove uniche e uguali per tutti che comprendevano anche una lezione. Erano quelli gli anni del vituperato centralismo ministeriale e burocratico.

Poi un lungo buco nero durato quattro decenni, all’interno del quale le poche proposte d’iniziativa sindacale non arrivarono mai al tavolo negoziale per dissidi interni mentre quella del Concorsone di berlingueriana memoria travolse lo stesso ministro proponente che fu costretto a dimettersi.

Ora  nell’era della Buona Scuola e dell’autonomia, del decentramento e dei sedicenti presidi-manager  è giunto il momento di tirare le somme sulla valutazione del merito degli insegnanti,  come l’ha voluta la L.107 , assegnando il bonus premiale ai docenti più meritevoli.

Nessun concorso né prove uniche nazionali né lezioni, ma solo criteri, definiti dall’apposito Comitato di valutazione d’istituto, dopo mesi di riflessioni, approfondimenti e polemiche.

Migliaia di criteri che 8.500  comitati di valutazione e altrettanti i dirigenti scolastici hanno elaborato per distribuire 200milioni lordo-stato, poco più di 23mila euro per istituto.

Criteri declinati da decine di migliaia di indicatori, descrittori, schede  di autovalutazione dei docenti,  schede in mano ai genitori e nelle superiori in mano agli studenti, per una valutazione dei docenti “a la carte”. Siamo oramai  al fai da te, con 8.500 sfumature del merito, uno per ogni scuola. Una maionese impazzita, di fronte alla quale  pochi presidi di buona volontà non sono disposti ad andare oltre qualche timida iniziativa di buon senso: informativa alle rsu e un coinvolgimento informato dei docenti. Tra questi ultimi sembra prevalere, invece, un misto di rassegnazione e partecipazione critica anche se il bonus si ridurrà a  poche centinaia di euro che , in tempi di magra, conviene comunque tentare di portare a casa. Molti di loro sperano che passato questo primo anno sperimentale, l’ultima parola poi passerà al referendum, con uno dei quattro quesiti proprio sulle modalità di assegnazione del bonus al merito. Pochi i casi di resistenza passiva o di interi Collegi che rifiutano non tanto il principio della valutazione quanto le modalità operative decise dai dirigenti scolastici. Un sovraccarico di lavoro, di carte, di autodichiarazioni e come se non bastasse, tutto da documentare. Una brutta legge la 107 non poteva che partorire una pessima valutazione del merito. E l’autonomia è servita da volano alla elaborazione di criteri e indicatori tra i più fantasiosi e strampalati, lontani mille miglia da una corretta valutazione del merito, all’interno della funzione docente. Qualche dirigente ci ha messo del suo, gestendo l’intera procedura in modo autoritario: dio me l’ha data, guai chi me la tocca! Un bilancio non certo lusinghiero questo sul merito. Per come è nato e ancor peggio per come è stato messo in pratica, saranno presto le aule dei tribunali a decidere torto e ragione. Un approdo triste che  un’attesa  lunga 42 anni  sicuramente non meritava. E non saranno  certo 8.500 sfumature del  merito a ridargli  senso e  valore.

8.500 sfumature del merito ultima modifica: 2016-06-29T06:50:54+02:00 da Gilda Venezia
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