Scuola. Test Invalsi fuori dalla maturità: Guareschi aveva già capito tutto…

di Vincenzo Pascuzzi,  Invalsicomio e meritocrazia, 24.2.2020

[Bugiardino. 1) Ancora – dopo 10 anni! – con la fissazione incarnita Invalsi=termometro! e con Invalsi che fa valutazioni oggettive! mentre Invalsi è auto-referenziale, apodittico, autoritario e dogmatico, oltre che inutile e mai-mai utilizzato da Miur per migliorare la Scuola. 2) «Ecco perché i test miglioreranno la scuola» – Intervista a Piero Cipollone – 22 dic. 2013; v.p.]
Mi immagino che i sostenitori del soggettivismo valutativo adottino la stessa tecnica anche in presenza di un figlio febbricitante, rifuggendo dalla fredda misurazione del termometro per toccargli la fronte, sentenziare “mi sembra fresco” e mandarlo a scuola, dove – orrore! – lo aspettano “gli Invalsi”.

Scuola. Test Invalsi fuori dalla maturità: Guareschi aveva già capito tutto…

C’è chi chiede di escludere i test Invalsi dalla documentazione per gli esami di maturità. Meglio il soggettivismo valutativo. Costoro preferiscono gli Edo Food di Giovannino Guareschi
di Luisa Ribolzi – 22 febbraio 2020

Carlotta giunse le mani.“Insomma – gridò implorante – vogliamo proprio contenerci come i tarentini, i quali mentre Attila era alle porte stavano discutendo se i Cherubini avevano le ali o no?“Prego – interruppe zio Gastone – non si trattava di tarentini ma di bizantini, e Attila non c’entrava: si trattava di altri barbari. Inoltre, la questione era ancora più sottile. Non è vero, Edo?“Sì sì – ammise Edo, il quale, non mancando di un certo senso pratico si disinteressava completamente della faccenda –. Sì sì, deve essere appunto la storia di Sodoma e Gomorra.“Sodoma e Gomorra? – si stupì il signor Gastone Food –. Come mai Sodoma e Gomorra possono essere immischiate in tutta questa faccenda? Non mi pare.“Allora diciamo Castore e Polluce – ribatté Edo con indifferenza –. L’importante, nei fatti storici, non sono i nomi dei protagonisti, ma gli ammaestramenti morali che da essi fatti derivano. La faccenda di Enea che fugge da Troia con Anchise sulle spalle è importante soltanto perché ricorda un mirabile tratto di amor filiale; che la figlia si chiami Enea e il padre Anchise poco conta. Anche se la figlia si fosse chiamata Leonida e il padre Bisanzio la cosa sarebbe identica.Si trattava, evidentemente, di uno dei più sciagurati ragionamenti della storia di ogni tempo, ma era condotto con una certa eleganza verbale e il signor Gastone Food rimase perplesso.

Questa lunga citazione da uno dei miei libri preferiti, Il marito in collegio di Giovannino Guareschi, ha un suo perché: mi è stata ispirata dalla luminosa decisione di Nicola Fratoianni, parlamentare della commissione Cultura a Montecitorio, di escludere i risultati dei test Invalsi dalla documentazione che ogni studente presenta all’esame di maturità.
Una richiesta in tal senso era stata presentata dai sindacati all’effimero ministro Fioramonti, la cui uscita di scena aveva lasciato in sospeso la questione. Dichiara nell’inserire il suo emendamento nel Milleproroghe il valoroso parlamentare di LeU: “I risultati delle prove Invalsi fuori dal curriculum dello studente. Sono uno strumento di lavoro conoscitivo, non servono a valutare docenti e studenti”. E qui, ahi ahi, il fatto che si parli di “valutare docenti e studenti” fornisce una chiave di lettura della vicenda.
I test Invalsi non servono affatto a valutare i docenti: che poi i docenti medesimi ritengano di avere un qualche ruolo nel (de)qualificare studenti che a 15 anni risultano deficitari quanto agli apprendimenti, mi sembra un buon segno di autovalutazione, se non fosse che per timore di essere eterovalutati (da malvagi ispettori asserviti al potere, mi immagino) gli insegnanti e soprattutto i loro sindacati, temendo le possibili conseguenze (ma quando mai? Nella scuola italiana non hanno conseguenze né il merito né il demerito) decidono di chiedere a gran voce l’abolizione.
Il nostro deputato, libero e uguale, presumibilmente desideroso che tutti siano uguali come lui, e consapevole della profonda ingiustizia derivante dal fatto che i giudizi degli insegnanti in molte zone del paese sono largamente più benevoli delle valutazioni oggettive, pur con i loro limiti, accoglie il grido di dolore e abolisce, vanificando il legittimo desiderio di chi aveva fatto bene di utilizzare questo suo merito.
Mi immagino che i sostenitori del soggettivismo valutativo adottino la stessa tecnica anche in presenza di un figlio febbricitante, rifuggendo dalla fredda misurazione del termometro per toccargli la fronte, sentenziare “mi sembra fresco” e mandarlo a scuola, dove – orrore! – lo aspettano “gli Invalsi”.
Chiedo al lettore di perdonarmi il sarcasmo, ma Tiziana Pedrizzi sul Sussidiario e sul Corriere Andrea Ichino hanno sviluppato ragionamenti validi e convincenti sulla negatività di questo provvedimento, e io mi sono sentita autorizzata a prenderla sul ridere.
Vorrei però chiudere con una breve, seria riflessione. Nel progettare il miglioramento, che dovrebbe essere l’obiettivo di ogni insegnante, bisogna fare buon uso della valutazione, non solo nel senso tradizionale, per segnalare a ogni ragazzo a che punto si trova nel suo processo di apprendimento, ma anche come valutazione del proprio lavoro, per tenere sotto controllo la progettazione, le fasi operative, gli snodi su cui intervenire.
La misurazione dei livelli di apprendimento, che è oggetto dei test Invalsi sulla scorta dell’indagine Pisa, che peraltro nella sua ultima edizione apre a una visione più complessiva e meno tecnicistica della persona e delle sue capacità reali, serve a capire non tanto che cosa i giovani hanno imparato, ma come sanno usarlo.
Se la valutazione è un modo per far crescere i ragazzi, è evidente che l’insegnante che non capisce se i suoi allievi imparano o no, e che non sa modificare i propri comportamenti in base a quello che hanno imparato, è un cattivo insegnante: la valutazione serve per decidere che cosa fare, ed è importante che in questo processo di decisione, che costituisce il cuore della progettazione educativa, si tenga conto non solo degli esiti, ma di quello che accade mentre si impara.
Può darsi che sia irrilevante agli occhi dei sindacati e di alcuni politici se la nostra scuola finirà col produrre tanti Edo Food capaci di disinvolti ragionamenti storici, sia pure esposti con una certa eleganza verbale, piuttosto che giovani preparati in grado di far fronte alla complessità della società contemporanea.
Quanto a me, spero di essere libera (magari non uguale) di preferire che resti un personaggio umoristico.
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L’ Invalsi e il falso termometro dell’Inquizsizione
di Vincenzo Pascuzzi – 27.12.2013
Paragonare i test Invalsi al termometro o è una svista macroscopica e imperdonabile oppure è un inganno voluto di proposito. Assunto per buono un simile paragone (che ripetiamo è improponibile!), è poi facile giungere alla conclusione voluta, ma questa risulta anch’essa errata. Perché si usano sì passaggi logici e suggestivi ma a valle di una premessa inconsistente e falsa.
«Rinunciare ai test significa fare come quel malato che butta via il termometro per non sapere se ha la febbre oppure no» così ripropone Piero Cipollone intervistato da Lorenzo Salvia per il Corriere della Sera. Intervista probabilmente sollecitata dalla …. lobby pro-Invalsi, entrata in panico a seguito del decreto Miur n. 985/28.11.2013.
Senza invertire l’onere della prova, che rimane tutto a carico di chi propone il paragone, osserviamo che il termometro associa un numero a una temperatura. Il numero viene letto su una scala graduata costruita in un certo modo. La temperatura rilevata può essere confermata con una seconda lettura (dopo averlo “abbassato” se è un termometro clinico) oppure da un altro termometro. Il termometro ha un costo relativamente basso, può essere prodotto in diversi esemplari, non varia nel tempo, può essere facilmente usato da chiunque e quando occorre. Non serve il costruttore del termometro per decidere l’uso o per leggere la temperatura.
Invece i test Invalsi hanno caratteristiche e modalità d’uso differenti. Non esiste una soglia che indica la febbre, non esiste una scala di riferimento. I test vengono usati a tappeto (modalità censuaria) come una specie di screening coatto applicato anche a chi non ha sintomi di febbre, per restare nel paragone. L’Invalsi elabora poi del livelli medi di valutazione per cui – se fosse davvero possibile il paragone col termometro – risulterebbe che metà della popolazione testata ha sempre la febbre, né sarebbe possibile determinare se si tratta di febbricola o di febbrone. I test variano di anno in anno, e l’Invalsi non fa una seconda tornata di test per confrontare i risultati della prima e così verificare anche se stesso.
Quella che abbiamo indicato, forse esagerando, come lobby pro-Invalsi sfugge al confronto, non risponde alla concretezza delle critiche e di chi non è d’accordo, ma spinge sul terreno ideologico e ripropone ostinata le sue solite tesi di sempre, crede di possedere verità rivelate, dogmi. E lo stiamo ancora vedendo con la sua mobilitazione mediatica di questi giorni.
D’altra parte, non possiamo certo dire che l’azione del ministro Carrozza brilli per efficacia e riscuota diffusi consensi. Il riferimento è all’iniziativa del c.d. liceo breve, alle dichiarazioni imprudenti sui compiti delle vacanze, solo per citare le ultime cose. Anche il decreto sopra citato (n. 985) ha dei punti critici importanti, acuiti da chi tifa per l’Invalsi attuale. Il decreto infatti non indica né le linee operative da seguire, né le risorse da destinare all’Invalsi, né i tempi, né i punti critici da risolvere. Sarà tutto a carico, discrezione e responsabilità del presidente che verrà scelto dal ministro?

«Ecco perché i test miglioreranno la scuola» – Intervista a Piero Cipollone – 22 dic. 2013
http://www.corriere.it/scuola/13_dicembre_22/ecco-perche-test-miglioreranno-scuola-f9230624-6af5-11e3-b22c-371c0c3b83cf.shtml
La petizione promossa da adiscuola.it – 15 dic. 2013
http://www.adiscuola.it/adiw_brevi/?p=11312
A chi giova dire il falso? Israel (comitato Invalsi) risponde alle critiche – Giorgio Israel – 15 dic. 2013
http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2013/12/15/SCUOLA-A-chi-giova-dire-il-falso-Israel-Comitato-Invalsi-risponde-alle-critiche/452336/
Andrea Ichino: Invalsi, perché la Carozza ancora tace? – Andrea Ichino – 16 dic. 2013
http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2013/12/16/SCUOLA-Andrea-Ichino-Invalsi-perche-la-Carozza-ancora-tace-/452514/
INVALSI, la piccola élite e la “rivoluzione dall’alto” – Alberto Baccini – 19 dic. 2013
http://www.roars.it/online/invalsi-la-piccola-elite-e-la-rivoluzione-dallalto/
Chi ha ancora paura dell’Invalsi? – Pasquale Almirante – 19 dic. 2013
http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=50920&action=view
INVALSI: lettera ad un Presidente ancor non nato – Giovanni Salmeri – 20 dic. 2013
http://www.roars.it/online/invalsi-lettera-ad-un-presidente-ancor-non-nato/
Invalsi, a scuola è scoppiata la «guerra» dei quiz – Massimo Adinolfi – 23 dic. 2013
http://azioneparallela.wordpress.com/2013/12/23/invalsi-a-scuola-e-scoppiata-la-guerra-dei-quiz/
Gelmini, l’Invalsi e le bucce di banana… – V. Pascuzzi – 25 giugno 2011
http://www.idocentiscapigliati.com/2011/06/gelmini-linvalsi-e-le-bucce-di-banana.html
La risposta del prof. Andrea Ichino… – A. Ichino – 26 giugno 2011
http://www.idocentiscapigliati.com/2011/06/gelmini-linvalsi-e-le-bucce-di-banana_27.html
L’Invalsi e le scuse non richieste – V. Pascuzzi – 30 luglio 2012
http://www.orizzontescuola.it/news/linvalsi-e-le-scuse-non-richieste
“Se non ti piace obbedire, cambia lavoro” – 25 nov. 2013
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/11/25/vivalascuola-155/
Perché l’Invalsi è tutto da rifare – V. Pascuzzi – 25 nov. 2013
http://www.orizzontescuola.it/news/valutazione-esterna-e-sistema-perch-l-invalsi-tutto-rifare
C’è chi chiede di escludere i test Invalsi dalla documentazione per gli esami di maturità. Siamo davvero sicuri che sia meglio il soggettivismo valutativo?
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Scuola. Test Invalsi fuori dalla maturità: Guareschi aveva già capito tutto… ultima modifica: 2020-02-24T07:47:21+01:00 da Gilda Venezia
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