A scuola tutto bene? I dati aggregati delle scuole italiane

di Antonio Massariolo, Il Bo Live, 10.6.2021.Gilda Venezia

L’analisi dello stato di salute delle scuole italiane non può non partire dallo studio dei dati aggregati. Abbiamo visto come il totale degli edifici scolastici attivi nell’anno scolastico 2018/2019 fosse di 58.598, divisi in 47.469 scuole diverse. Questo quindi è il numero delle scuole attive in tutta Italia nell’anno preso in considerazione. I due numeri differiscono in quanto per ogni scuola, che ha un suo codice scolastico formato da un id di dieci caratteri e numeri, ci possono essere anche più edifici. Significa che spesso possiamo trovare una palestra, una mensa, una biblioteca o altro staccato dall’edificio scolastico ma facente comunque parte di quella scuola. E’ utile sapere questo perché, in termini di analisi, poi vedremo come sia fondamentale approfondire i 44 diversi indicatori proprio per ogni edificio. Facendo un esempio concreto: è importante sapere se la palestra della scuola dove ogni giorno mandiamo nostro figlio o nostra figlia abbia lo stesso piano d’emergenza dell’edificio in cui ci sono le aule.

Le 47.469 scuole sono divise in 6.657 comuni diversi, che significa che a grandi linee circa il 15% dei Comuni italiani al suo interno non ha un edificio scolastico. Un numero che, visto così, può destare scalpore ma bisogna contestualizzarlo sulla realtà del nostro Paese. In Italia i Comuni con meno di 1.500 abitanti sono 2.842, cioè circa il 36% del totale. Quasi duemila (precisamente 1.968) sono quelli che al loro interno hanno meno di mille abitanti mentre se si allarga il bacino, quindi prendendo in esame i luoghi con meno di 5mila abitanti, vediamo come il numero cresca fino a 5.509, cioè quasi il 70% del totale.

 

 

La premessa a questo reportage sulle scuole, se avete letto le precedenti puntate, è proprio quella che l’Italia ha un territorio particolare, frastagliato e fatto di piccoli Comuni. Analizzarlo è fondamentale anche per capire come sono disposte le scuole statali di ogni ordine e grado. Per fare quest’analisi quindi può servire anche vedere non solo la popolazione ma anche la superficie dei vari Comuni, ricordandoci che sono poco meno di 1.250 quelli privi di edifici scolastici.

Tralasciando il Comune di Roma, che ha una superficie di 1.287 kmq, cioè quasi il doppio del secondo Comune più esteso d’Italia (Ravenna con 653,81 kmq), vediamo come 2.733 abbiano un’estensione inferiore ai 15 kmq. Naturalmente il dato più importante è quello della popolazione residente, ma l’area comunale ci aiuta a capire meglio le dimensioni di cui stiam parlando. Esistono Comuni infatti che hanno un’area anche di soli 120 metri quadrati con 825 abitanti (Atrani, un borgo costiero in provincia di Salerno, ai confini con Amalfi) o eccezioni come Casavatore in provincia di Napoli che ha un’estensione di poco superiore a 1,5 kmq ma una popolazione di 18.546 abitanti, che significa più 12 abitanti per metro quadrato. Casavatore ha anche il triste primato di essere il comune italiano con la più alta percentuale di consumo di suolo: il 90,43% del territorio comunale

Un altro aspetto che ci può aiutare a capire la disposizione degli edifici scolastici, oltre alla popolazione ed all’estensione comunale, è vedere a che livello sul mare sono i vari Comuni italiani. Tolti i 26 superiori ai 1.500 metri (il più alto è Sestriere a 2.035 slm), l’Italia da 661 Comuni tra gli 800 ed i 1500 metri sul livello del mare e ben 2.202 tra i 400 e gli 800 metri d’altitudine. Conoscere la conformazione territoriale italiana ci aiuta a capire come mai sono 10.317 gli edifici scolastici non accessibili da mezzi privati e 27.274 quelli non raggiunti dai trasporti pubblici urbani.

In questa fase vediamo i dati aggregati del nostro dataset quindi ogni analisi non può giungere a facili e veloci conclusioni. Quello che vogliamo fare emergere ora è mediamente uno spaccato dell’intero comparto scolastico italiano, per poi capire in profondità tutti i 44 indicatori che abbiamo deciso di prendere in esame. Considerate quindi le righe che seguono come una visione dall’alto degli edifici in cui quotidianamente entra circa il 16% della nostra popolazione.

Anno di costruzione

Il primo aspetto su cui vogliamo concentrarci è l’anno di costruzione degli edifici scolastici italiani. Per scoprirlo ci sono due modi diversi: uno analizzando la fascia d’età di costruzione, e l’altro andando a vedere se esiste un anno preciso della nascita dell’edificio. Nei dati rilasciati dal Miur infatti, per ben 5.786 edifici non è indicata la fascia d’età di costruzione. Va ancora peggio se si va a vedere se è stato inserito l’anno preciso di costruzione dell’edificio. In questo caso il dato manca per 23.638 edifici (più tre NA ed un’errata compilazione per la palestra della scuola Don Minzoni di Voghera che possiamo presumere sia stata costruita nel 1975).

Per cercare di avere un riscontro preciso di quali e quante siano le scuole, ed i rispettivi edifici, di cui non si conosce la data di costruzione, abbiamo unito i due dati diversi provenienti sempre dalla fonte ministeriale. Da questo lavoro possiamo desumere come l’informazione sull’età manchi totalmente per 1.986 edifici scolastici.

Circa il 15% dei Comuni italiani al suo interno non ha un edificio scolastico

L’elenco dei dati mancanti si può scaricare a questo link, nella speranza che il Ministero possa provvedere a sistemare queste lacune, considerando anche il fatto che le date mancanti siano 1.986 ma divise per 613 diversi comuni. Il Comune di Napoli ad esempio, nel 2018-19 aveva 103 edifici scolastici privi di data o fascia di costruzione, il Comune di Verona 64, Torre del Greco 50, Roma 38.

Boscoreale, in provincia di Napoli, aveva 32 edifici scolastici, su un totale di 37 presenti nel suo territorio, privi non solo delle informazioni dovute all’età, ma anche di tutti gli altri indicatori presi in considerazione per effettuare il nostro reportage, salvo la classificazione sismica. Ricordiamo che i dati forniti dal Ministero sono caricati dagli Enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico ai sensi della legge 11 gennaio 1996, n. 23. Di fatto quindi, sembra che il Comune di Boscoreale per quanto riguarda le scuole primarie o la Città Metropolitana di Napoli per quanto riguarda le scuole superiori, non ce ne vogliano ma questo è solo un esempio concreto dei tanti che si possono ritrovare nell’anagrafica, non abbiano compilato correttamente i report che poi hanno inviato al Ministero. L’unico dato che conosciamo, tolto appunto quello sul rischio sismicità e sull’indirizzo, è il fatto che tutti e 32 questi edifici sono classificati come non costruiti per uso scolastico ma comunque non destinati ad altri usi. Non sappiamo però quando e se negli anni hanno subito un adattamento. Nell’anagrafica inoltre sono considerati attivi, come tutti gli edifici presi in considerazione, e, a ben vedere dal sito (che ora è offline ma fino a pochi giorni fa era attivo), le sedi ancora attive sembrano esattamente quelle che abbiamo analizzato, considerando anche che Boscoreale è un Comune di più di 27 mila abitanti.

Tornando però ad un’analisi più aggregata vediamo che su un campione di 52.807 edifici scolastici la maggior parte è di “recente” costruzione. 20.992 sono stati costruiti dal 1976 in poi, 16.242 tra il 1961 ed il 1975, 7.519 tra il 1946 ed il 1960 mentre il restante è ancora più vecchio.

Come ha scritto Elisabetta Tola sulle pagine di questo giornale “gli anni ‘70 sono anche quelli del ripensamento del ruolo della scuola, dopo la riflessione complessiva innescata dal movimento di protesta del ‘68. Si ragiona sulle scuole aperte, sulla necessità di pensare a spazi che diano la possibilità di socializzare, oltre che di alfabetizzare. E che siano luoghi di gioco e creatività condivisa. E così, si sviluppa un’idea di scuola integrata nel quartiere, nella città. Per esempio, che includa impianti sportivi e altri servizi, come la biblioteca, che servano anche la comunità allargata e non siano esclusivi. Nascono in questi anni i primi Istituti comprensivi, che tengono insieme interi cicli scolastici, dalla materna alle scuole medie, dentro un unico edificio o in edifici attigui”. Sugli edifici costruiti dal 1975 in poi faremo in seguito un’analisi più dettagliata, partendo proprio dal presupposto che l’81% di questi è stato costruito appositamente per l’uso scolastico.

Lo stato di salute degli edifici scolastici italiani

Il totale degli edifici scolastici costruiti appositamente per questo ruolo è 45.219 mentre 13.318 erano stati costruiti per altri usi.Anche in questo caso la compilazione del report da parte degli enti sembra abbia avuto più di qualche difficoltà. Se le scuole non sono state costruite appositamente per essere dei luoghi adibiti ad accogliere studentesse, studenti e personale scolastico, verosimilmente negli anni avrebbero dovuto subire un adattamento. Questa Informazione è mancante per 8.332 edifici.

Ci sono poi degli altri ridotti casi in cui manca proprio l’informazione se l’edificio è stato costruito o no per essere da subito adibito ad uso scolastico. È il caso delle due scuole d’infanzia e primaria di via Rosmini 2 a Trontano, in provincia di Verbani-Cusio-Ossola. Anche la scuola primaria Bruno Munari di Oleggio, in provincia di Novara nella colonna sull’uso scolastico ha riportato NA, frutto o di un errore di compilazione o di una mancanza del dato. Il dato sull’uso scolastico infine non è stato comunicato per 58 edifici, anche se poi cinque di questi hanno comunicato l’anno o la fascia d’età dell’adattamento ad edificio scolastico, motivo per cui questa informazione assente è possibile dedurre che sia più una dimenticanza che un dato mancante a monte.

L’Anagrafe scolastica

Come vediamo quindi l’analisi di ogni singolo indicatore, anche se fatta sui dati aggregati, presenta una serie di variabili non indifferenti. Come sempre quando parliamo di dati, è bene vedere ciò che viene pubblicato ma capire anche come viene raccolto. Come abbiamo già visto, e come dichiarato esplicitamente dal Miur, la responsabilità della compilazione di tutti questi dati è dell’ente proprietario o che ha in gestione l’edificio scolastico.

Bisogna sapere inoltre che l’accesso e la riutilizzabilità dei dati del Sistema nazionale di istruzione e formazione, quindi i dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica che stiamo analizzando, devono essere pubblicati in formato aperto secondo la legge 107 del 2017.

Il comma 137 dell’Articolo 1 della suddetta legge dice chiaramente che ”il  Ministero  dell’istruzione,  dell’universita’   e   della ricerca, […]  garantisce  stabilmente l’accesso e  la  riutilizzabilità  dei  dati  pubblici  del  sistema nazionale di istruzione e formazione, pubblicando in formato aperto i dati relativi ai bilanci delle scuole, i dati pubblici  afferenti  al Sistema   nazionale   di   valutazione,   l’Anagrafe    dell’edilizia scolastica, i dati in forma aggregata dell’Anagrafe degli studenti, i provvedimenti di incarico di docenza, i piani dell’offerta formativa, compresi quelli delle  scuole  paritarie  del  sistema  nazionale  di istruzione […].  Pubblica  altresì’  i  dati,   i   documenti   e   le informazioni utili a valutare l’avanzamento didattico, tecnologico  e d’innovazione del sistema scolastico”.

Ma come funziona l’Anagrafe scolastica? L’intero sistema si divide in due parti fondamentali: una centrale ( SNAES ), che garantisce al Ministero le conoscenze necessarie per lo svolgimento delle funzioni di indirizzo, pianificazione e controllo, e un’altra, distribuita in “nodi regionali” (ARES), che assicura la programmazione, a livello regionale, del patrimonio edilizio e la gestione del medesimo su base provinciale, comunale e di singola unità scolastica. Questa divisione nasce dall’Accordo in Conferenza Unificata del 6 febbraio 2014. Successivamente però, il 10 novembre 2016, l’architettura è mutata con la richiesta al Ministero di realizzare un sistema informativo di acquisizione dei dati regionali in tempo reale, e realizzare una interazione fra la banca dati dell’edilizia scolastica e l’anagrafe degli studenti, mentre comuni, province e città metropolitane si impegnavano a garantire un aggiornamento costante dei dati nell’ARES. Il cronoprogramma sull’attuazione dell’Anagrafe è stato infine raggiunto il 6 settembre 2018 con un Accordo quadro mentre il nuovo portale con l’intera Anagrafe è stato pubblicato, alla presenza dell’allora Ministro Lorenzo Fioramonti, l’8 ottobre 2019.

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A scuola tutto bene? I dati aggregati delle scuole italiane ultima modifica: 2021-06-10T20:57:15+02:00 da Gilda Venezia
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