Abilitati TFA, cosa è cambiato negli ultimi 5 anni?

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di Martina Gaudino, Oggiscuola, 9.9.2017

Piersantelli: “Con il FIT condizioni umane”.

– TFA, una storia lunga fatta di sacrifici, impegno, studio, ma soprattutto tanta voglia di stare in classe tra i ragazzi. E’ questa la realtà raccontata dal Presidente del Coordinamento Nazionale TFA, la prof.ssa Sara Piersantelli, che ha ripercorso innanzitutto i primi passi mossi dall’associazione. “Siamo nati nel 2013 come un gruppo di precari che ha deciso di mettersi insieme e fare qualcosa di concreto per la categoria, due anni fa, poi, abbiamo deciso di darci una struttura costituendo di fatto l’associazione che oggi conta 3000 soci ed un direttivo composto da un organo elettivo e uno nominato“.

Negli ultimi cinque anni sono stati tanti i cambiamenti che il mondo della scuola ha vissuto, basti pensare che il primo Tfa è stato istituito nel 2012 anche se, come ricorda la prof.ssa Piersantelli, già nel 2010 era in campo. “Tra il primo ed il secondo ciclo di Tfa c’erano ben 30mila persone a cui si sono aggiunta circa 50mila dei PAS. Nel 2016 oltre la metà dei abilitati ha superato il concorso ed è entrato, ma noi continueremo a lottare per chi è rimasto fuori” dice. Le perplessità sono tante specialmente per ciò che riguarda i tempi concessi in sede di concorso 2016: “Uno dei maggiori problemi è stato quello di dover formulare risposte in circa 18 minuti. In pratica – spiega la Presidente del Coordinamento – è stata premiata la velocità anziché la qualità della preparazione. Nulla da togliere a chi ha superato la prova perché certamente si tratta di persone preparate e altamente qualificate, ma è molto più importante la vera e concreta capacità di stare in classe“. A tal proposito la Piersantelli si dice soddisfatta per il risultato di un’audizione al Senato che ha portato la prova orale ad essere di tipo didattico.

Tfa, Pas, concorso. Una lunghissima trafila di selezioni, esami, prove da superare, conoscenze da certificare fino all’arrivo del FIT che ha rappresentato un punto di svolta. “Non c’è ancora il decreto – spiega la Piersantelli – potrebbe uscire ad ottobre, per ora ipotizziamo che abbia una prova orale ed una scritta, ma è presto per poter dare ulteriori dettagli. Quello che è certo che il FIT azzera tutto il precedente e chi non farà il transitorio, avrà tre anni per stare in classe e approfondire “sul campo” la materia”.

“Noi TFA – prosegue ancora la docente, entrata in ruolo quest’anno – eravamo stati chiamati per sopperire ai vuoti lasciati dai pensionamenti, ma come sappiamo non è andata così e abbiamo dovuto fare altre estenuanti selezioni. Il FIT rappresenta una condizione umana in quanto prevede un rimborso spese per un anno e poi uno stipendio, una garanzia rispetto a quanto invece abbiamo dovuto affrontare noi“.

E sul transitorio ovvero la procedura per i docenti che hanno i 36 mesi di servizio, la Pierstantelli commenta: “Il servizio è sicuramente importante, ma aver svolto 36 mesi nella scuola non fa la differenza. Posso essere un bravissimo insegnante e non aver fatto un solo giorno in classe oppure essere stato tra i banchi per tre anni e non conoscere il mestiere. Il servizio non è una garanzia“.

Alla domanda”cosa cambierebbe nella scuola da subito?” la Presidente del Coordinamento Nazionale TFA non ha dubbi: “Ridurrei da subito il numero di alunni per classe, ho letto di casi con 37 alunni, ma noi non vogliamo fare i baby-sitter. Siamo insegnanti e vogliamo poter davvero fare integrazione ed inclusione“.

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Abilitati TFA, cosa è cambiato negli ultimi 5 anni? ultima modifica: 2017-09-10T05:44:57+00:00 da Gilda Venezia

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