Ai diplomati magistrale licenziati non spetterà la disoccupazione (NASPI). Sentenza

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 Orizzonte Scuola, 19.9.2019

– Saranno licenziati in massa dopo essere stati assunti in ruolo alcuni anni orsono. Molti di loro hanno svolto incarichi delicati, in questi anni.

Hanno pure fatto i tutor per i neoassunti e ora si dice loro che non avevano il titolo per essere assunti. E non avranno diritto neppure alla Naspi, l’indennità di disoccupazione poiché il sussidio non è previsto per i dipendenti assunti a tempo indeterminato dalla pubblica Amministrazione. In sostanza gli impiegati dello Stato sono generalmente a rischio zero sul piano del licenziamento e quindi l’amministrazione non verserebbe i contributi al Fondo Naspi.

“Evidentemente l’Inps non previsto la nostra situazione”, dicono Raffaella M. e Simona L., due maestre con diploma magistrale acquisito prima del 2001, che insegnano a Modena, in ruolo da alcuni anni dopo molti anni di precariato alle spalle nelle scuole statali e che ora sono a un passo dal licenziamento in tronco, dopo l’ultimo orientamento negativo del Consiglio di Stato secondo cui i diplomati magistrale, con diploma conseguito entro il 2001 ma privi di laurea in Scienza della formazione, non potevano entrare nelle graduatorie a esaurimento da cui si attinge per il ruolo e per gli incarichi annuali, ad onta delle ordinanze del precedente, consolidato orientamento giurisprudenziale di tenore opposto sul quale migliaia di insegnanti, quasi sempre donne, avevano confidato. Tanto da essere spinti, come Raffaella e Simona, a dimettersi da un contratto a tempo indeterminato come insegnanti in una scuola comunale, per accettare il ruolo nella scuola statale che lo stesso Stato ha proposto loro, sia pure con riserva.

Ha infatti il sapore della beffa, il loro imminente licenziamento, che peraltro le accomuna a migliaia di insegnanti. Raffaella e Simona, per potere accettare il ruolo, nel 2015, dopo che lo Stato le aveva individuate come aventi diritto, si sono dovute licenziare dalla Fondazione CresciaMo di Modena, nelle cui scuole comunali svolgevano servizio da anni a tempo indeterminato. Ora si troveranno con un pugno di mosche in mano. Raffaella M., anni 38, di Soliera, in provincia di Modena, un paese che sorge a pochi chilometri da Carpi in provincia di Modena, è una maestra di ruolo, già diplomata magistrale prima del 2001. Non vuole farsi riconoscere, nel rilasciare questa intervista, per evitare ripercussioni da parte dei suoi controinteressati, spesso persone che non hanno mai insegnato ma che sono a buon diritto in graduatoria in attesa di scorrimento e immissione in ruolo.

“Ero stata assunta a tempo indeterminato dalla Fondazione Cresciamo”, racconta. “Ho scelto di lavorare per lo Stato, ho lasciato la certezza del lavoro perché credevo nella scuola statale e confidavo nel fatto che la scuola statale avesse bisogno di personale con esperienza”. Dodici anni di insegnamento che sembrano svanire. “Prima avevo lavorato per nove anni nelle scuole del Comune  di Modena poi quando si è formata la Fondazione ho partecipato alla selezione per un contratto a tempo indeterminato nel 2013 e sono stata assunta. Ho insegnato nelle S. Remo, Villaggio Artigiano, Edison”.

Poi che succede? “Ero stata inserita nelle Graduatorie a esaurimento con riserva e sono arrivati a me e a febbraio 2015 sono stata assunta con decorrenza 1 luglio 2015. Mi son trovata davanti a un grande dilemma, poi ho dovuto fare una scelta. E ho scelto questa nuova esperienza anche se sapevo della spada di Damocle che pendeva sopra la mia situazione. Ma sono stata indotta, come tante, a questa scelta, dall’orientamento favorevole del Consiglio di Stato, poi sono arrivate le sentenze negative dell’Adunanza plenaria. Intanto ci eravamo licenziate dalla Fondazione e l’ultima sentenza per noi negativa ha dato purtroppo concretezza al rischio che stavamo correndo nostro malgrado”.

Il lavoro tanto ambito, a un certo punto svanisce. Anche se siamo nella pubblica amministrazione, dove sembra che il rischio di licenziamento sia quasi nullo. “Io so che tra qualche anno, con il concorso riservato, potrò entrare in ruolo, ma intanto non lavorerò. Ho una famiglia, un mutuo, e non sapere se domani potrò avere un lavoro e dare da mangiare ai miei bambini, posso dire di essere delusa.  Prima che cadesse il precedente governo, c’era stata anche la proposta di inserire nel decreto Salvaprecari una norma secondo cui noi, in caso di sentenza di merito negativa si potesse arrivare con il contratto fino a giugno 2020. Il decreto non s’è più fatto e ora ci aspetta il licenziamento in tronco”. E al danno ora si aggiungerebbe la beffa della Naspi: “Lo abbiamo scoperto – spiega – perché alcuni docenti hanno sollevato la problematica”.

E i sindacati? “Alcuni prima hanno appoggiato il primo parere favorevole della magistratura, poi spesso trapelava il loro parere negativo sul fatto che stessimo nelle Gae. L’Anief però è speranzosa che qualcosa possa cambiare ma loro non possono certo dire che vinceremo una battaglia o che la perderemo totalmente. Ho dodici anni di insegnamento, ma ci sono colleghe che hanno 20, 25 anni di esperienza”. Come mai – ci si chiede – tutte queste maestre in tanti anni non hanno fatto un concorso? “Ci sono persone – spiega Raffaella – che come me avevano lavorato nelle paritarie ma il servizio nella paritaria non è stato considerato valido per poter accedere al concorso. Il decreto Salvaprecari prevedeva che forse si sarebbe potuto far valere il servizio della paritaria e quindi aprire lo spiraglio a più persone.

Storia della maestra Simona. Una laurea in Psicologia e tanti anni di insegnamento buttati alle ortiche

La storia della maestra Simona L., 37 anni, di Modena città, è simile a quella di Raffaella. Anche lei denuncia la beffa della Naspi, per la quale si è fatta ricevere in Commissione Cultura alla Camera  assieme alle colleghe: “Tanti colleghi ci dicevano che questo non era possibile, ora lo scopriranno”. Simona è pure laureata, con una quinquennale in Psicologia dello sviluppo con una doppia tesi: una sulla violenza di genere perpetrata dalle donne, un’altra, frutto di una ricerca condotta nelle aziende modenesi, è sullo stress indotto dalle tecnologie.

Dopo il diploma ha lavorato a scuola per una decina d’anni, anche per pagarsi gli studi. Ha l’abilitazione per scuola d’infanzia e primaria.  Nel 2012, racconta, “ho vinto  un concorso a Modena e l’anno dopo mi hanno assunta alla Fondazione Cresciamo, dove ho lavorato fino al 2016, poi il licenziamento per prendere il ruolo offerto dallo Stato. Ho chiesto all’Usp di poter congelare o dare a qualcun altro il mio posto e mi hanno detto di no. E siccome la giurisprudenza era d’accordo con noi, di fronte a tutte le sentenze positive tutti ci dicevano che l’Adunanza plenaria non avrebbe potuto sconfessare se stessa. E invece ha detto no, sulla base della considerazione che il nostro titolo è sì abilitante ma la nostra richiesta di non essere esclusi dalle graduatorie sarebbe stata tardiva. Questo è incredibile, visto che nel 2007 furono chiuse le Gae ma noi non potevamo entrarci perché il nostro diploma non aveva in quel momento titolo abilitante nonostante Berlinguer con un decreto legge lo avesse definito abilitante in via permanente”.

Anche Simona è alle prese con la rabbia per la Naspi. “E’ una cosa molto grave, non la conoscevano i sindacati e neppure i politici. L’Inps con la Circolare  94/2015 che si rifà al Decreto Legislativo 4 marzo 2015 n. 22 con cui il governo Renzi riordinò la normativa in materia di ammortizzatori sociali, dice che ha diritto alla Naspi chi, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, ha almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione. “Nel nostro caso avendo lavorato negli ultimi anni a tempo indeterminato tutto questo periodo non può essere applicato per avere la disoccupazione. Peraltro per il periodo precedente non potrei neanche perché mi sono licenziata io e per chi dà le dimissioni l’indennità è esclusa”.E’ amareggiata, la maestra e dottoressa Simona? Sono innanzitutto preoccupata. Bisogna pensare a come pagare l’affitto, le bollette. Abbiamo un’età per cui non possiamo pensare di essere mantenute dai genitori. E’ singolare che possiamo fare funzioni strumentale, coordinamento, sul Ptof, sulla disabilità. Conosco una collega che ha avuto la sentenza negativa e che è stata licenziata in Lombardia ma che l’anno scorso aveva fatto da tutor, come prescrive la legge, a una neoimmessa in ruolo. Che dire?”.

Circolare INPS 94/2015.
Decreto Legislativo 4 marzo 2015 n. 22 “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati,  in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”.
Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI). Istruzioni contabili. Variazioni al piano dei conti.

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Ai diplomati magistrale licenziati non spetterà la disoccupazione (NASPI). Sentenza ultima modifica: 2019-09-19T07:04:20+02:00 da Gilda Venezia
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