Ampliamento tempo pieno, medesima stazione finale delle classi pollaio?

 

Ampliamento tempo pieno. Riprende la possibilità di conseguire l’obiettivo, Ci vogliono tanti soldi e questo potrebbe portare l’annuncio in un binario morto. L’idea farebbe compagnia a quella già presente e riguardante l’abolizione delle classi pollaio.

Ampliamento tempo pieno, necessità e criticità

Ampliamento tempo pieno, il tema torna d’attualità. Dopo quasi cinquant’anni dalla sua istituzione (L.820/71), la sua diffusione su tutto il territorio nazionale non sì è completata, mancando l’obiettivo probabilmente di caratterizzare il sistema scuola.  Nell’anno 2016-17 è stato effettuato uno studio che registra una presenza del 33,6% rispetto al totale delle classi. Aggiunge M. Pacifico (Anief): “Se a Palermo solo il 4 per cento dei bambini usufruisce del tempo pieno e a Milano sono il 90 per cento, c’è qualcosa che non va nel sistema scolastico italiano. È un gap troppo grande per continuare ad essere ignorato da un Paese che si professa unito, altrimenti finiamola con la demagogia e diciamo pure che allo Stato conviene mantenere in vita due Italie”
Pertanto la sua scarsa presenza si concentra soprattutto nelle aree del meridione, dove le condizioni sociali ed economiche giustificherebbero una maggiore diffusione. I motivi di questa scarsa presenza sono di tipo culturale e occupazionale (al sud le donne lavorano meno). Ci sono però motivi riconducibili ai  servizi e alle risorse che gli Enti locali non riescono a garantire.
Occorre aggiungere che oggi il modello di tempo pieno è molto lontano (eliminazione delle compresenze, mancata attivazione di laboratori…) da quello ipotizzato da Ciari, Neri, De Bartolomeis, Frabboni, Damiano… Pertanto la sua maggiore diffusione rischierebbe di non espletare tutta la sua potenza pedagogica di fuoco, rispondendo prevalentemente a una richiesta sociale di tutela e sorveglianza degli alunni (baby parking).

G. Conte, annuncia la sua diffusione. Il problema delle risorse

Detto questo però resta il problema della sua generalizzazione. Interessante la dichiarazione di G. Conte: pensiamo a “una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale che possa dare effettiva possibilità alle famiglie – e soprattutto alle donne – di inserirsi nel mercato del lavoro
Sarà possibile conseguire il risultato? Per rispondere positivamente è indispensabile conoscere le disponibilità finanziarie quantificate dal Corriere della Sera in “ 2,8 miliardi di euro l’anno e 50 mila nuovi posti di lavoro nel complesso. Oltre ad un miliardo di euro di investimento iniziale per approntare i locali di mensa e laboratori.”
Quindi è tutto un problema di risorse. Gli ultimi anni hanno confermato che la scuola è  stata percepita come un bancomat, raramente come un’ istituzione sulla quale investire. Da qui la ritirata del sistema- Paese, quando di tratta di impiegare risorse.
Nel 2018 Il tentativo di abolire le classi pollaio fu rapidamente accantonato, grazie all’opposizione del Pd e di FI.  La proposta di legge-Azzolina, infatti prevedeva all’art. 1 comma 2 questi costi:”pari a 338.500.000 euro per l’anno 2019, a 1.180.000.000 di euro per l’anno 2020, a 1.715.100.000 euro per l’anno 2021 e a 2.130.000.000 di euro a decorrere dall’anno 2022″ In altri termini: si chiedevano più di 5 miliardi di €.
Con il tempo si ripeterà lo stesso canovaccio?

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Ampliamento tempo pieno, medesima stazione finale delle classi pollaio? ultima modifica: 2020-12-02T06:27:14+01:00 da Gilda Venezia
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