Assegnazione provvisoria, si possono chiedere anche altre classi di concorso

di Lucio Ficara, La Tecnica della scuola, 14.6.2019

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L’ipotesi del CCNI utilizzazioni firmato il 12 giugno 2019 prevede, per tutto il personale docente, la possibilità di richiedere altre classi di concorso in cui si possiede titolo di abilitazione.

Assegnazione provvisoria su altre classi di concorso

Come disposto dall’art.7, comma 4, dell’ipotesi di CCNI Utilizzazioni del 12 giugno 2019, l’assegnazione provvisoria, oltre che per il posto o classe di concorso di titolarità, può essere richiesta anche per altre classi di concorso o posti di grado diverso di istruzione per i quali si riscontri il possesso del titolo valido per la mobilità professionale come disciplinato dall’art. 4 del CCNI del 6 marzo 2019, ovvero per altra tipologia di posto per il quale si possegga lo specifico titolo di specializzazione, fatto salvo il vincolo quinquennale di permanenza sul sostegno, su posti di tipo speciale o di indirizzo didattico differenziato. La richiesta di assegnazione provvisoria per altre classi di concorso o posti di grado diverso di istruzione o per altro tipo di posto è aggiuntiva rispetto a quella relativa al proprio posto o classe di concorso di titolarità.

Nelle domande di assegnazione provvisoria i posti di sostegno, i posti di tipo speciale e i posti ad indirizzo didattico differenziato sono intercambiabili ai fini del rispetto del vincolo quinquennale di servizio su tale tipologia di posti. L’assegnazione provvisoria nell’ambito dello stesso grado o classe di concorso precede quella dei titolari tra gradi diversi o classi di concorso, secondo l’ordine previsto dalla sequenza operativa di cui all’allegato 1.

Ai sensi del comma 5, art.7, dell’ipotesi CCNI utilizzazioni 2019/2022, non sono consentite assegnazioni provvisorie per grado di istruzione diverso da quello di appartenenza nei confronti del personale che non abbia ottenuto la conferma in ruolo per l’anno scolastico 2019/20, ovvero 2020/2021 ovvero 2021/2022.

IL TESTO DELL’IPOTESI DI CCNI UTILIZZAZIONI E ASSEGNAZIONI PROVVISORIE 

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Sull’introduzione delle impronte digitali e dei dati biometrici, se la ministra per la PA, Giulia Bongiorno, si dice soddisfatta, di tutt’altro avviso si dicono i sindacati: è stata approvata “l’ennesima legge che punta il dito contro i lavoratori del pubblico impiego, colpevolizzandoli di una flessione dei servizi pubblici di cui, però, in verità e soprattutto alla luce dei dati, non possono dirsi in alcun modo responsabili”, ha detto Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil, giudica il ddl concretezza, approvato oggi in Senato.

La Uil: non c’era alcuna urgenza

“Ribadiamo ancora una volta che i fenomeni di falsa attestazione della presenza in servizio accertata in flagranza, secondo i dati del 2017 forniti dallo stesso Parlamento, si sono attestati a 89 casi su una platea di oltre tre milioni di lavoratori”, ha detto Foccillo.

“Il problema della qualità ed equità dei servizi resi dalla P.A., pertanto, non è assolutamente ascrivibile ai suoi dipendenti. Come abbiamo già fatto presente, tra l’altro, non comprendiamo l’urgenza di normare un fenomeno già ampiamente e recentemente disciplinato, anche nei contratti collettivi”.

Per il sindacalista sorgono, poi, ulteriori dubbi su quella che sarà “l’applicazione delle richiamate misure, sia in termini di tempi utili ad aggiornare i modelli odierni di rilevazione delle presenze, sia dal punto di vista dei costi dell’operazione che, tra l’altro, per la contestuale presenza della videosorveglianza e della rilevazione biometrica, solleverà inevitabilmente dubbi di legittimità, già puntualmente segnalati durante i lavori di stesura del disegno di legge”.

Problemi di privacy

Più di qualche dubbio sulla legittimità del provvedimento lo ha posto anche il Garante per la privacy, Antonello Soro: intervenuto il 13 giugno ad mattina a ‘Radio anch’io’ su Radio1, Soro ha con questa legge si utilizzeranno “sistemi di controllo e di sorveglianza sproporzionati”.

“Sono contrario, perché l’assenteismo, la falsa attestazione di presenza è una cosa molto grave, è un reato e bisogna contrastarlo. Ma la strada scelta per contrastarlo a mio parere è sproporzionata”, perché basterebbe pensare “soltanto che il numero dei reati contestati, accertati sono nell’ordine delle decine in Italia, mentre gli impiegati pubblici sono tre milioni. Di questi larga parte verranno sottoposti a un controllo biomedico generalizzato, sistematico, indiscriminato, attraverso la raccolta di un dato particolarmente sensibile che è il dato biometrico”.

In Europa non ci sono precedenti

“I dati biometrici – continua Soro – in Europa godono di una tutela rafforzata e non è casuale, perché da qui si può risalire a tante cose”.

Un controllo del genere, ha aggiunto il Garante, non esiste in altri Paesi europei: “In alcuni Paesi hanno tentato di fare cose molto meno invasive, ma non sono poi andate in porto, perché in Europa vige un ordinamento in materia protezione dei dati personali che considera sproporzionato e quindi non praticabile un sistema di raccolta indiscriminata dei dati biometrici, anzi per l’esattezza c’è un divieto di fondo, con alcune eccezioni”.

“Pensare di trattare allo stesso modo un Comune con 20 dipendenti e un ministero come quello dell’Economia con migliaia di dipendenti è un non senso, perché – conclude il Garante – i meccanismi di controllo sono assolutamente diversi”.

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Assegnazione provvisoria, si possono chiedere anche altre classi di concorso ultima modifica: 2019-06-14T05:04:47+02:00 da Gilda Venezia
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