Azzolina a Tuttoscuola: la formazione in servizio è un dovere

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews, n. 934 del 27.1.2020

– A caldo, subito dopo il giuramento, la neoministra Lucia Azzolina si è ben guardata dal mettere l’accento sulla questione delle insufficienti risorse economiche del Ministero, la cui mancata soluzione era stata alla base delle dimissioni del suo predecessore Lorenzo Fioramonti: “La scuola italiana funziona. Va migliorata, ma non stravolta. La scuola ha bisogno di cura, semplificazione, rapidità nelle decisioni, visione. E di concretezza”, ha affermato, facendo poi un elenco di dieci priorità del suo mandato, come riferito da Tuttoscuola, senza ancora accennare alle loro concrete condizioni di fattibilità.

Per il momento la neoministra si mostra cauta, non fa promesse, modera apparentemente l’impeto ecologista di Fioramonti anche in tema di educazione civica (da centrare sul diritto e sulla storia ancor prima che sulle tematiche ambientali) e sembra piuttosto puntare sui benefici derivanti dagli aspetti amministrativi della sua azione, a partire da quelli low cost. “Ho dato disposizione di avviare subito i processi di sburocratizzazione per semplificare quelle pratiche che rendono difficile la vita quotidiana di dirigenti e segreterie scolastiche”, ha detto, promettendo di mettersi “al servizio della scuola. Insomma: “primum vivere, deinde philosofari”. Prima mettere mano all’ordinaria amministrazione per mettere a punto la macchina, poi iniziare a sognare in grande.

Nell’intervista rilasciata a Tuttoscuola, che la pubblica nel numero di gennaio 2020, Azzolina ribadisce questo suo orientamento pragmatico affermando tra l’altro che “la scuola è l’istituzione più importante che abbiamo. Dobbiamo curarla e rispettarla, ricordarci che è una comunità scientifica dove lavorano professionisti che studiano a lungo per salire in cattedra e che devono sempre formarsi, anche dopo essere stati assunti”. La sua attività di ministro, ha precisato, si concentrerà su alcuni temi: “Inclusione e lotta alle povertà educative, contrasto alle classi pollaio, possibili soluzioni per il sostegno, didattica innovativa”, ai quali vanno aggiunti i concorsi previsti dal decreto scuola.

Alla richiesta di definire con tre aggettivi la scuola che vorrebbe idealmente vedere realizzata in Italia Lucia Azzolina ha risposto così: “Inclusiva, cioè capace di dare risposte veramente a tutti e, soprattutto, di dare pari opportunità ai ragazzi, strumenti per poter tutti raggiungere i più alti obiettivi nella vita. Innovativa, cioè sempre al passo con i tempi e capace di innovare e innovarsi. Aperta, ovvero una comunità che vive in osmosi con il territorio, dove tutti, dai più piccoli fino agli adulti, possono trovare qualcosa da fare, in un’ottica coerente con il Lifelong Learning”.

Tra i vari impegni assunti dalla neoministra quello più importante e strategico riguarda, a nostro avviso, la formazione continua dei docenti (che considera infatti “prioritario”), che è la ‘conditio sine qua non’ affinché i citati tre aggettivi non restino relegati nel limbo delle buone intenzioni, e che è anche al centro delle attività di indagine sul campo e di quelle editoriali di Tuttoscuola, nel cui ambito si colloca il progetto in corso di realizzazione “La scuola che sogniamo”. “Dobbiamo essere fieri della nostra scuola e darle gli strumenti che chiede per funzionare sempre meglio: personale, risorse, formazione, bandi a cui sia facile aderire per migliorare l’offerta, confronto fra pari per diffondere le buone pratiche. Il Ministero dell’Istruzione non deve essere più percepito come un nemico, una ‘fabbrica’ di circolari, ma come un alleato. Voglio fare questo lavoro”, dice la ministra.

 

Ma lo sanno tutti che l’aggiornamento è obbligatorio?

La formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria dal 2015 (legge 107), ma ad oggi non è stata ancora regolamentata. Quante ore minime all’anno di formazione deve fare un docente? Chi ne controlla l’assolvimento? A quali benefici può aspirare chi cura e approfondisce in modo ottimale il proprio aggiornamento, con ricaduta accertata sulla qualificazione del servizio?

Domande alle quali nessuno in quasi cinque anni si è premurato di dare una risposta. E così un universo di un milione di professionisti dell’educazione naviga a vista.

Nel piano per la formazione professionale dei docenti per il triennio 2016-2019, allegato al decreto ministeriale 797/2016, si legge, tra l’altro: “la formazione è un dovere profes­sionale oltre che un diritto contrat­tuale. Ai singoli insegnanti spetta inserire, nel proprio codice di com­portamento professionale, la cura della propria formazione come scel­ta personale prima ancora che come obbligo derivante dallo status di dipendente pubblico. La formazio­ne continua è parte integrante della funzione docente (artt. 26 e 29 del CCNL 2006-2009) e ora la legge 107/2015 (La Buona Scuola) ricono­sce e dà forza a questo principio, lo correda di alcune regole di funzio­namento, inserite in questo Piano, e lo dota di risorse finanziarie”.

Non sappiamo se tutti i docenti e anche tutti i dirigenti scolastici conoscono quel piano e hanno anche piena consapevolezza di quell’obbligo posto dalla legge 107/15 quasi cinque anni fa (comma 124: “la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale”).

Emblematico, in proposito, un episodio di qualche giorno fa a Roma nel corso di un incontro di dirigenti scolastici di un ambito territoriale per definire l’impiego delle risorse per l’aggiornamento.

Nel corso degli interventi, una dirigente, correggendo l’affermazione di una collega che ricordava l’esistenza dell’obbligo di aggiornamento per i docenti, ha affermato con decisione (forse memore di quanto avvenuto per anni) che non era mai esistito tale obbligo. Sorprendentemente, nessuno tra i presenti è intervenuto in merito per dissentire. Soltanto al termine del dibattito, la dirigente che inizialmente aveva ricordato l’esistenza dell’obbligo, ha citato e letto il comma 124 della 107/15, ponendo fine ai dubbi. Forse.

Si tratta di un caso probabilmente isolato, ma c’è da chiedersi: quanti dirigenti scolastici ignorano l’obbligo di aggiornamento per i loro docenti e agiscono di conseguenza? E ancora: tutti, proprio tutti, i docenti italiani sanno che l’aggiornamento è un obbligo da ormai cinque anni?

In un recente servizio de “Il sole24 ore” è emerso che alla piattaforma S.O.F.I.A.. il Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento dei docenti risulta iscritta la metà degli insegnanti di ruolo. “Dei circa 700mila insegnanti a tempo indeterminato, tra posti comuni e di sostegno, attualmente in organico solo 381mila si sono registrati al portale del Miur. Un dato che già dice tanto. Se poi aggiungiamo che il 70% degli acquisti effettuati dai docenti con la card da 500 euro annui non ha riguardato libri o corsi formativi…”, scrive Il Sole. L’iscrizione alla piattaforma  non è obbligatoria, ma il dato sembra confermare che molto probabilmente una parte di docenti ignora l’obbligo di aggiornamento o, comunque, le possibilità (e la necessità) per aggiornarsi.

Se lo pensassero, dimenticherebbero che chi pone l’educazione degli studenti al centro della missione della scuola vuole insegnanti preparati e aggiornati durante tutta la loro carriera. E sarebbe grave.

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Azzolina a Tuttoscuola: la formazione in servizio è un dovere ultima modifica: 2020-01-27T09:30:38+01:00 da Gilda Venezia
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