Bullismo a scuola: ultime sentenze

La legge per tutti, 19.1.2020

Le ultime sentenze su: bullismo; indifferenza dei compagni di classe e degli insegnanti; carcere preventivo per i minori accusati a scuola di atti di bullismo; espressioni ingiuriose su una compagna di scuola; reiterate condotte vessatorie e moleste.

Indice

  1. Reato di stalking e bullismo
  2. Abuso dei mezzi di correzione e bullismo
  3. Esigenze cautelari e inquinamento probatorio
  4. Iscrizione del minore ad un istituto scolastico privato
  5. Uso di espressioni ingiuriose anche al di fuori dell’orario scolastico
  6. Bullismo: la responsabilità dei genitori
  7. Alunno inciampato in uno zaino e gravemente ingiuriato
  8. Allontanamento dalla comunità scolastica
  9. Atti di bullismo e abbandono della scuola
  10. Bullismo e vigilanza del personale scolastico

Reato di stalking e bullismo

È configurabile il reato di stalking in caso di bullismo. Ad affermarlo è la Cassazione che per la prima volta applica l’art. 612 bis c.p. in ambito scolastico confermando le condanne inflitte a quattro ragazzi che, all’epoca dei fatti minorenni studenti di un istituto tecnico, avevano preso di mira, per due anni, un compagno di scuola, picchiandolo e insultandolo, a turno, fino a indurlo, dopo essere finito in ospedale, a lasciare la scuola per trasferirsi in Piemonte.

Per la Corte, la deposizione della sola persona offesa è valsa come prova in quanto giudicata attendibile, anche alla luce del contesto di indifferenza degli altri compagni di classe e degli insegnanti che non si erano accorti di nulla.

Cassazione penale sez. V, 27/04/2017, n.28623


Abuso dei mezzi di correzione e bullismo

Ha commesso il reato di abuso dei mezzi di correzione con esito i lesioni personali, di cui all’art. 571 comma 2 c.p., assorbito in esso il reato di cui all’art. 582 dello stesso codice, l’insegnante di una scuola media di Stato, che per punire, emendare ed educare un alunno della propria classe da lei ritenuto colpevole di “bullismo” ha imposto a quest’ultimo – nell’asserito interesse di lui e dell’intera classe – di scrivere 100 volte in un quaderno la frase “Io sono un deficiente” (nella specie, al soggetto passivo del presunto “bullismo”, di sesso maschile, era stato impedito, a suo dire, di accedere al bagno dei maschi affermando che il soggetto passivo era “gay” e “femminuccia”).

Corte appello Palermo sez. III, 16/02/2011


Esigenze cautelari e inquinamento probatorio

Il carcere preventivo per i minori accusati a scuola di atti di bullismo deve essere considerata come l’estrema ratio.

Pertanto, il giudice deve valutare la possibilità di adottare altre misure cautelari meno “afflittive”: come ad esempio gli arresti domiciliari o l’obbligo di dimora nel Comune di residenza oppure il divieto di frequentare le lezioni e di avvicinarsi all’istituto scolastico.

Cassazione penale sez. II, 30/09/2010, n.36659


Iscrizione del minore ad un istituto scolastico privato

Ritiene il Giudice di accogliere la richiesta avanzata in corso di causa da una mamma, in contrasto con il padre favorevole alla scuola pubblica, di poter iscrivere la figlia minore ad un istituto scolastico privato, assumendosi interamente l’onere del pagamento dell’istituto stesso, essendo tale scelta motivata dall’esigenza di evitare alla figlia “possibili situazioni di pericolo (‘droga e bullismo’), certamente più presenti nell’ambiente pubblico” preferito per contro dal padre che ritiene l’ambiente più stimolante; “la scelta scolastica operata dalla madre è certamente preferibile in un ottica di maggiore sicurezza e controllo della minore, oltre che conforme alle sue esigenze di mantenere stretti rapporti di amicizia con bambine alle quali è già affettivamente legata”.

Tribunale Milano sez. IX, 14/02/2007


Uso di espressioni ingiuriose anche al di fuori dell’orario scolastico

È legittima l’attribuzione, da parte del Consiglio di Classe, di un voto negativo in condotta ad una alunna che su un gruppo “whats-app” abbia usato espressioni ingiuriose e offensive nei confronti di una compagna, a nulla rilevando che tale condotta sia stata tenuta al di fuori dell’orario scolastico e su un mezzo non ufficiale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 08/11/2018, n.6508


Bullismo: la responsabilità dei genitori

L’età ed il contesto in cui si è verificato il fatto illecito del minore non escludono né attenuano la responsabilità che l’art. 2048 c.c. pone a carico dei genitori, i quali, proprio in ragione di tali fattori, hanno l’onere di impartire ai figli l’educazione necessaria per non recare danni a terzi nella loro vita di relazione, nonché di vigilare sul fatto che l’educazione impartita sia adeguata al carattere e alle attitudini del minore, dovendo rispondere delle carenze educative cui l’illecito commesso dal figlio sia riconducibile.

(La S.C., in applicazione di tale principio, ha confermato la sentenza di merito la quale aveva escluso che i genitori avessero vinto la presunzione di responsabilità su di essi gravante, essendo emerso, nella specie, che il pugno sferrato dal figlio adolescente in faccia ad un compagno non avesse costituito una reazione immediata rispetto all’offesa ricevuta, restando irrilevante inoltre la circostanza che tale fatto si fosse verificato lontano dalla sfera di controllo dei genitori, nelle adiacenze della scuola, in un paese diverso rispetto a quello di residenza).

Cassazione civile sez. III, 10/09/2019, n.22541


Alunno inciampato in uno zaino e gravemente ingiuriato

Nella sede di un Liceo scientifico statale sito in Palermo uno studente, recatosi alla cattedra per avere dall’insegnante chiarimenti sulla valutazione di un suo compito, stava tornando al proprio banco quando inciampava sullo zaino di un suo compagno di aula. Senza che nulla di nuovo o di irregolare fosse avvenuto, l’insegnante cominciava ad inveire contro lo studente inciampato, alla presenza dei suoi compagni di classe, in termini gravemente offensivi, esclamando testualmente “sei uno stronzo, sei un coglione; cretino, ti senti un cazzo e mezzo, sei un rompicoglioni, non sei adatto a questa società”.

I genitori del ragazzo inciampato e tanto illecitamente appellato dall’insegnante sporgevano denuncia dei fatti tutti accaduti nelle mani del Ministero dell’Istruzione, dell’Ufficio scolastico regionale e della Preside del Liceo scientifico. Le visite ispettive disposte dal Ministero acclaravano la veridicità dei fatti tutti accaduti e denunciati.

I genitori del ragazzo inciampato e gravemente ingiuriato provvedevano a trasferire il figlionell’unico Istituto paritario disposto, in Palermo, ad accogliere, ad anno scolastico avanzato, lo studente villaneggiato dall’insegnante, trasferimento costato ad essi, per il passato e per il futuro, non lievi spese e difficoltà di vario genere anche per l’avvenire, chiedendo il rimborso di tali spese e sostenendo, altresì, che il figlio aveva subìto un danno morale risarcibile.

Il Ministero dell’Istruzione, che aveva peraltro adottato misure disciplinari a carico dell’insegnante, riduceva l’ammontare delle spese tutte reclamate dai genitori, pur se le domande avanzate dai ricorrenti devono ritenersi parzialmente fondate. Accogliendo anche parzialmente le domande dei ricorrendi, il giudice ha disposto la compensazione integrale delle spese della causa, nonché la riduzione delle spese dovute dal Ministero ai ricorrenti per l’indennizzo per i danni non patrimoniali subìti, affidandosi al c.d. criterio equitativo.

Tribunale Palermo sez. I, 19/10/2016


Allontanamento dalla comunità scolastica

E’ legittimo il nulla osta rilasciato dal dirigente scolastico“in obbedienza” al provvedimento del Procuratore della Repubblica di allontanamento dalla comunità scolastica, di un alunno che ha posto in essere atti di “bullismo” e di aggressività verbale nei riguardi di una insegnante. Infatti il nulla osta è stato adottato “in obbedienza” al suindicato provvedimento del Procuratore della Repubblica, il cui tenore non lasciava in capo all’Autorità scolastica alcun margine di discrezionalità.

In altri termini, il provvedimento dirigenziale non poteva essere che quello concretamente adottato, ed eventuali contestazioni andavano effettuate nei confronti dell’atto che lo aveva determinato.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 27/03/2012, n.244


Atti di bullismo e abbandono della scuola

Le reiterate condotte vessatorie e moleste poste in essere, ai danni di minore, da parte di due studenti, anch’essi minorenni, protrattesi per tutto il periodo dell’anno scolastico, integrano, unitamente all’accertato stato di ansia e di paura per la propria incolumità fisicaingenerato nella vittima, il reato di atti persecutori di cui all’art. 612-bis c.p. Deve altresì essere affermata la responsabilità penale dei due minori per i concorrenti reati di lesioni volontarie e di percosse, desumibili dall’accertata presenza sulla persona del minore di lividi ed ematomi.

(Nel caso sottoposto al vaglio della Corte il minore, a seguito degli atti di bullismo perpetrati ai suoi danni, era stato costretto, prima, ad interrompere la frequenza scolastica, poi, ad abbandonare la scuola, determinando un’evidente alterazione della propria condizione di vita).

Corte di Cassazione, sentenza, 11/06/2018, n. 26595


Bullismo e vigilanza del personale scolastico

La domanda giudiziale avente ad oggetto la richiesta di ristoro del pregiudizio subito dall’alunno minore in seguito alle percosse ad esso inferte dai compagni di istituto, durante il tempo di permanenza nello stesso, deve essere inquadrata nell’ambito di applicazione dell’art. 2048, comma secondo, c.c.. In tale contesto, mentre incombe sul danneggiato unicamente l’onere di provare che il danno è stato cagionato al minore durante il tempo in cui lo stesso era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico, il che è sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell’obbligo di vigilanza, spetta all’Amministrazione scolastica dimostrare di avere esercitato la sorveglianza sugli allievi con la diligenza idonea ad impedire il fatto.

Al fine di superare la presunzione di responsabilità di cui alla richiamata norma, tuttavia, non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo, ma è necessario, altresì, provare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di situazioni pericolose.

Nella fattispecie concreta, a fronte della prova offerta dall’attore in ordine al verificarsi dell’evento dannoso, consistito nell’essere stato l’attore vittima di episodi di bullismo da parte di altri allievi del medesimo Istituto, l’Amministrazione convenuta ha ritenuto di non doversi costituire in giudizio, per cui nulla ha provato a suo discarico.

Tribunale Milano, Sezione 10, Civile, sentenza, 7/06/2013, n. 8081

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Bullismo a scuola: ultime sentenze ultima modifica: 2020-01-20T06:49:17+01:00 da Gilda Venezia
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Gilda Venezia

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