Cambiare il “buco nero”: una proposta di riforma dei cicli

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di Giuseppe Santoli,  il Sussidiario, 27.12.2016

–  Come cambiare i cicli scolastici? Cominciando dal “buco nero” della scuola italiana, le medie, per farne invece il fulcro del percorso. La proposta di Giuseppe Santoli

Dopo la legge 107/2015 di riforma della scuola altre novità sono annunciate: l’estensione a circa 100 scuole della sperimentazione che prevede il conseguimento del diploma di maturità in quattro anni, sia licei sia istituti tecnici e professionali, e l’ennesima riforma degli esami di Stato.

La scuola nei quasi settant’anni della Repubblica ha subito un mutamento quantitativo di notevole dimensione fino a rappresentare esso stesso un mutamento qualitativo, soprattutto nel secondo ciclo. I governi che si sono succeduti hanno sicuramente assecondato lo sviluppo scolastico, ma quasi mai lo hanno governato. Con riferimento al solo esame di maturità, la sua prima riforma del 1969 fu un tipico provvedimento d’emergenza, pudicamente definito sperimentale ma destinato a durare per un trentennio. Poi si sono susseguite tre riforme nel 1997, nel 2001 e nel 2007.

La scuola è stata inondata da una marea di norme che prevedevano interventi su singoli segmenti del sistema. Una riforma strisciante è stata quella attuata attraverso le cosiddette sperimentazioni, che hanno comunque rappresentato un segno di vitalità del sistema scolastico. Ma è stata una tela di Penelope. Ogni governo ha disfatto e rifatto il lavoro “della notte prima” per creare con dovizia di dettagli il proprio progetto di scuola, spesso non adeguato se non addirittura dannoso.

Ci sono stati diversi interventi normativi che hanno riguardato la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e quella secondaria di secondo grado. Mai una riforma organica che interessasse l’intero ciclo scolastico. Eppure il nuovo millennio si era aperto con la legge 30/2000 (Berlinguer) che prefigurava un tentativo di riforma complessiva dei cicli scolastici con la riduzione di un anno del percorso scolastico. Il piano di Berlinguer, però, fu presto abrogato dalla legge 53/2003 (Moratti).

Tutti i governi successivi hanno fatto la loro riforma e la scuola è stata sempre più terreno di scontro e di propaganda, dove tra riforme e controriforme si è determinato un sostanziale immobilismo e molta confusione.

La grande assente di tutte le riforme è stata la scuola media, nonostante secondo un giudizio diffuso rappresenti l’anello debole dell’intero percorso scolastico. Questa nasce nel 1962, anche se solo con i programmi del 1979 la scuola media divenne il secondo ciclo della scuola di base. Le riforme hanno messo il cappello e le scarpe al sistema scuola, ma l’hanno lasciato spoglio nella parte centrale, quella più importante, che interessa un periodo significativo della crescita degli alunni, caratterizzato da notevoli cambiamenti e necessità di scelte nel prosieguo degli studi. Un segmento scolastico troppo breve che non permette di riflettere sulla propria identità e di maturare consapevolezza sulle effettive propensioni. Un percorso precocemente specializzato, statico e uguale per tutti.

Pertanto è auspicabile una riforma dei cicli scolastici che abbia una visione unitaria dalla scuola dell’infanzia a quello del secondo ciclo, con particolare attenzione allo snodo intermedio. Certamente è anche opportuno che i nostri studenti escano da scuola un anno prima, a 18 invece che a 19 anni: in linea con gli altri Paesi europei e con gli Stati Uniti, nonché con il gigante cinese. A scuola c’è un anno di troppo. Ridefinire i cicli di studio è una sfida inevitabile. Ma come? Iniziare la scuola un anno prima, ridurre di un anno le elementari, accorpare elementari e medie o tagliare le superiori? L’ipotesi di iniziare la scuola con un anno di anticipo non incontra il favore dei pedagogisti, supportati da risultati migliori nei test Ocse di paesi come la Finlandia dove la scuola inizia addirittura a sette anni. Inoltre nel nostro paese è presente un’ottima scuola dell’infanzia che svolge un ruolo educativo essenziale propedeutico alla scuola primaria. I cinque anni di scuola primaria, con un’adeguata ridefinizione dei piani di studio valorizzando compiutamente l’autonomia delle istituzioni scolastiche, possono invece essere ridotti a quattro. Un anno potrebbe essere accorpato nella scuola media per un passaggio più morbido tra l’educazione primaria e quella secondaria -disciplinare.

La riorganizzazione proposta è sostenibile anche a livello organizzativo, considerata la coesistenza di elementari e medie all’interno degli istituti comprensivi, e consentirebbe tra l’altro l’implementazione della continuità educativa del ciclo di base organizzato per bienni didattici. Quindi la scuola media dovrebbe essere di quatto anni, organizzata su due bienni. Il primo biennio di collegamento e approfondimento con la scuola primaria e il secondo di consolidamento e orientamento verso il secondo ciclo. In particolare il quarto anno deve essere organizzato in percorsi personalizzati/specializzati sulla base delle scelte effettuate dagli studenti sul prosieguo degli studi secondari.

In questo modo gli alunni potranno “anticipare” il percorso scolastico successivo e verificarne l’effettiva coerenza della scelta con le proprie attitudini. Sarebbe un efficace strumento di orientamento scolastico e una risposta di sistema al notevole tasso di insuccesso scolastico al primo anno del secondo ciclo.

Una riforma cosi articolata della scuola media potrebbe sostenere anche la riduzione a quattro anni della scuola secondaria. Altrimenti corriamo il rischio di rinunciare in partenza ad alcuni saperi essenziali propri del secondo ciclo e di far uscire dal sistema scuola alunni meno competenti. Al termine della scuola primaria, della scuola media e del quinto biennio è prevista la certificazione delle competenze. L’esame di Stato, riformato o meno, al termine della scuola media e della scuola superiore.

In definitiva la proposta è di cambiare “il buco nero” della scuola italiana, le medie, per farne invece il fulcro del percorso. Il progetto parte dalla mancanza di una scuola della pre­adolescenza che aiuti le ragazze e i ragazzi a elaborare il periodo dai 10-­11 ai 14­-15 anni. L’idea è dunque quella di un ciclo unitario di 12 anni di scuola dai sei ai diciotto anni, prevedendo tre segmenti (primario, intermedio, superiore) ognuno di quattro anni in continuità tra loro e verso l’università.

Sono consapevole dell’estrema semplificazione della proposta e dei necessari approfondimenti, anche di tipo pedagogico. Ma prima o poi questa questione dovrà essere affrontata e qualche governo illuminato dovrà farsi carico di una riforma che riorganizzi tutti gli ordini di scuola.

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Cambiare il “buco nero”: una proposta di riforma dei cicli ultima modifica: 2016-12-27T06:32:10+00:00 da Gilda Venezia

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