Carlo Verdone: la scuola deve gratificare gli insegnanti

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di Eusebio Ciccotti, education 2.0,  17.11.2015

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Abbiamo incontrato Carlo Verdone, noto attore e regista, laureato in Lettere moderne, diplomato al C.S.C. di Roma, in occasione del suo 65° compleanno.

D. Quali sono i tuoi ricordi di scuola prima del liceo? Quali le materie che ti affascinavano di più alle elementari?
R. Alle Elementari ero dalle Suore Nevers, Istituto scelto da mia madre perché lei aveva compiuto tutti i suoi studi lì. Fino al Liceo. Ho splendidi ricordi, alcuni compagni di scuola di allora ancora li frequento ed è incredibile. Ricordo un grande affetto non solo da parte delle suore, ma anche da parte di alcune insegnanti. La più importante fu Bernardette Giordano che, quando avevo 15 anni ed ero ormai al Liceo Nazareno, si fece suora di clausura a Bibbiena. La andai a trovare poco prima che ci lasciasse. Fu una grande emozione parlarle dalla grata. Ma poi lei uscì fuori e si mostrò senza barriere abbracciandomi. Mi stupì che conoscesse molti dei miei film e molto della mia vita privata. Sua sorella Petra, anch’essa il quel Monastero, è morta in odore di santità. Alle Elementari ero bravino in tutte le materie letterarie, in geografia, in calligrafia, ecc. Ma ero un disastro in matematica. Sapevo a memoria in modo supersonico solo le moltiplicazioni. Altro problema era la condotta. Mi distraevo sempre per guardare la più carina della classe.

D. Qualche ricordo del liceo?
R. Il Liceo Nazareno degli Scolopi era un Collegio Istituto per ragazzi di buona famiglia. Quindi in classe c’erano nomi di figli d’arte (De Sica, Rossellini, Magalli…) o figli di grandi industriali o noti primari. Tutti i miei compagni avevano moto o motorini costosi. Io una tragica vespetta verde pisello, non truccata. Loro rimorchiavano molto. Io poco. Tra i docenti spiccavano il prof. Sisti e il prof. Folliero. Il primo, un grande latinista, il miglior docente che si potesse avere. Severo, ma alla fine umano. Di chi avevamo terrore era del professor Folliero, immenso e burbero. Insegnava matematica e fisica e nel suo registro campeggiavano diversi voti bassi, quali 1, 2 o 3 meno. Era psicologicamente sconvolgente. Fu il mio incubo per tanti anni. Ovviamente andavo malissimo in tutte le materie scientifiche. Cominciai ad andar bene nelle materie letterarie a partire dal secondo liceo.

D. Qualcuno dei tuoi docenti lo hai “omaggiato” nel tuo cinema…
R. Il professore di religione fu subito un mio “bersaglio”. Tant’è che lo rappresentai appena iniziai a fare teatro. Ne colsi subito il DNA clericale di vecchio stampo. E direi anche il professor Bianchini di filosofia. Anche lui entrò nella mia galleria di personaggi. Fumava in classe in modo strambo. Tanto che lo imitai nei miei film più di una volta. Parlava anche in modo apertamente ciociaro. Era una mia imitazione perfetta. Il mio cavallo di battaglia.

D. Tua madre, Rossana, insegnante, era severa con voi figli nel controllare i vostri compiti, nel seguire il vostro rendimento scolastico? A quel tempo i genitori andavano ai colloqui con i docenti?
R. Mia madre si occupava di tutti noi figli in modo serio e anche apprensivo. Andava sempre a parlare con i professori. Le amarezze le subiva solo da me. Luca e Silvia erano più diligenti. Io ero disastroso in tutte le materie scientifiche e venivo regolarmente rimandato a settembre.

D. E tuo padre, Mario, professore di storia del cinema, scrittore, giornalista, autore teatrale, che insegnamenti ti ha lasciato nei riguardi della cultura e dell’arte?
R. Mio padre era severissimo sullo studio. Mi puniva se non andavo bene. Ma devo ammettere che fu un grande educatore. La domenica mattina ci portava regolarmente ad un museo e poi c’era la partita di calcio al Circo Massimo: io, mio fratello Luca e lui. Ma il più grande atto educativo fu quando a 18 anni mi regalò la tessera del Filmstudio. Quello fu l’inizio del mio interesse per il Cinema.

D. Recentemente hai esordito anche come scrittore, con La casa sotto i portici. Quanto è importante per un regista frequentare la letteratura? Chi sono gli scrittori che ami rileggere e che ti hanno formato?
R. Solo dopo tanti anni di esercizio ho provato a scrivere un libro serio. E La casa sotto i portici lo era. Gli scrittori che mi hanno formato sono stati senz’altro Goldoni e tutta la letteratura francese dell’800. Ma anche il Verismo italiano, che rientrò in qualche modo nella mia tesi di laurea in Lettere, e il realismo inizio Novecento. Verga, Tozzi e Deledda erano i miei preferiti.

D. È in linea con gli altri lavori uno stipendio di 1500 euro per un docente, laureato, specializzato, “masterizzato” e di 2500 per un preside specializzato e con responsabilità diverse (dal coordinamento didattico, alla sicurezza, all’ascolto degli allievi e dei genitori, ecc.)?
R. No. È una mortificazione assoluta. Insegnare è formare un ragazzo che affronta la vita. A questa professione, tanto bella quanto faticosa e delicata, va data una maggiore gratificazione.

D. Vi sono diversi bei film dedicati alla scuola: Zero in condotta; L’angelo azzurro; Amici per la pelle; Terza liceo; I 400 colpi; L’attimo fuggente, Prima notte di quiete; La scuola, La classe … A quale sei più legato?
R. L’Attimo Fuggente con Robin Williams. Fu un film che mi colpì molto perché predicava una sovversione etica. E spronava a credere in se stessi, alle proprie passioni.

D. Oggi i giovani vanno poco al cinema, poca televisione … Solo internet. Non conoscono i classici del cinema. Non è ora di rendere obbligatorio l’insegnamento della “Storia e Critica del Cinema” nella scuola?
R. Io lo dico ogni volta che vado ad un incontro con le scuole o con le università. Ma prima di me lo diceva mio padre Mario, in modo deciso. Il Cinema è arte molto seria e deve avere uno spazio all’interno della Scuola. Ci sono delle pellicole che hanno raccontato in modo molto efficace alcuni momenti storici fondamentali. Alcuni di questi andrebbero visionati con discussione o tema a seguire.

D. Oggi compi 65 anni. Nel porgerti gli auguri più sinceri da parte di Education 2.0 ti chiedo: come vorresti la scuola di domani?
R. Una scuola che non mortifichi gli insegnanti, che garantisca edifici più efficienti e sicuri. Se le aule sono fatiscenti gli alunni le renderanno ancora più disastrate. Quindi aule organizzate e maggior cura per il resto porterà l’alunno ad avere più rispetto per i luoghi di apprendimento. E, poi, dei seminari su alcuni temi scottanti: i danni del fumo, delle varie droghe e, non per ultimo, un approccio serio allo studio dell’educazione civica. Il senso civico del cittadino che cresce, oggi è assolutamente un’urgenza.

Carlo Verdone: la scuola deve gratificare gli insegnanti ultima modifica: 2015-11-18T07:16:18+00:00 da Gilda Venezia

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