Classi pollaio, l’abolizione non verrà dal decremento demografico

Gilda Venezia

dal blog di Gianfranco Scialpi, 9.6.2021.

La scuola sta tornando all’angolo. Dimenticata, ma anche maltrattata.

Gilda Venezia

Classi pollaio, tutto si complica. L’abolizione sembra allontanarsi ancora di più. E’ la solita storia di un sistema scolastico consegnato alle logiche del risparmio e del contenimento della spesa pubblica.

Classi pollaio, la breve storia di una mancata abolizione

Classi pollaio, una presenza significativa nella scuola italiana. Introdotte nel 2009 hanno sicuramente  fatto tanti danni. Non visibili perché riguardano l’apprendimento e la socialità che sono due fattori che vanno oltre il ciclo scolastico. Spesso i pessimi risultati sono attribuiti ad altri fattori: psicologici, sociali… Quasi mai si analizzano le condizioni ambientali (sovraffollamento delle classi) che hanno impedito a un alunno/ studente di sviluppare una parte della propria personalità.
L’ex Ministra Lucia Azzolina ha provato ad abolirle, avviando il relativo processo con la presentazione della proposta di legge (5 luglio 2018). Purtroppo il maggior impedimento all’espulsione di questa iattura pedagogica è l’alto costo stimato 5 miliardi di euro (obiettivo triennale). Criticità fatta rilevare da V. Aprea (FI) e A.Ascani (PD).
Quando l’esponente pentastellata ha assunto la funzione di Ministra dell’Istruzione ha avuto una grande occasione per smantellare questo obbrobrio (importante punto del programma elettorale del M5s), anche proponendo una versione light (meno onerosa). Risultato: tante dichiarazioni e intenzioni, ma fatti zero!
Recentemente L. Azzolina ha ripiegato verso la soluzione di attendere il decremento demografico scolastico. Ovviamente la scelta ha il vantaggio di essere economica, rispetto all’esborso previsto dalla Proposta di legge a prima dell’esponente pentastellata.

Altre nubi nere all’orizzonte

Ora anche questa soluzione sembra non piacere. Seppure contenuti i costi (mantenimento del personale scolastico e costruzione di nuovi edifici scolastici) i costi sono presenti. La sociologa C. Saraceno ha scritto oggi su La Stampa: ” Il calo demografico, oggetto di molte preoccupazioni nei discorsi pubblici, è sistematicamente utilizzato come motivo per ridurre la spesa in istruzione ormai da diversi anni. La legge di bilancio approvata il dicembre scorso ipotizzava, nel passaggio dal 2021 al 2023, una riduzione di spesa di 3,6 miliardi complessivi, che si aggiungeranno alla riduzione di pari valore già avvenuta nel triennio precedente, nonostante, come documentato anche nella Relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione 2020 della Commissione europea, la spesa per l’istruzione in Italia sia tra le più basse nell’Ue, sia in percentuale del Pil (0,3% rispetto a 0,8% della media Ue), sia in percentuale della spesa pubblica per l’istruzione (7,7% rispetto a 16,4%). A settembre, quindi, ci saranno meno insegnanti, come stanno scoprendo molti presidi e docenti, meno classi nella scuola primaria, più difficoltà a mantenere il tempo pieno là dove c’è, o comunque a mantenere la compresenza delle insegnanti in misura adeguata. Tutto ciò è in contrasto con le dichiarazioni di questi mesi e settimane da parte sia del ministro dell’Istruzione sia di Draghi, con gli stessi obiettivi del Pnrr su questo tema, sulla centralità della scuola, le promesse di eliminare le classi pollaio …”

Conclusione. La scuola sta tornando all’angolo. Dimenticata, ma anche maltrattata. Questo scenario conferma il sospetto che la centralità della scuola, tanto sbandierata nei quindici mesi precedenti dal mondo politico e non solo, sia stata funzionale al portare l’acqua al proprio mulino. L’obiettivo era togliere  il Mi al M5s! L’operazione è riuscita! La scuola, però è rimasta con i suoi problemi!

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Classi pollaio, l’abolizione non verrà dal decremento demografico ultima modifica: 2021-06-10T05:15:04+02:00 da Gilda Venezia
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