Classi pollaio, l’esempio di un intervento lontano dalla complessità dell’aula

Gilda Venezia

dal blog di Gianfranco Scialpi, 26.6.2021.

Gilda Venezia

Classi pollaio, Il Ministro Bianchi interviene spesso sull’argomento. Più articolato quello di A. Cenerini (ADI) . Lontano dalla complessità di chi vive l’aula ogni giorno. Resta la solita domanda.

Classi pollaio, gli interventi del Ministro Bianchi

Classi pollaio, la questione torna alla ribalta. In quest’estate di assoluta bonaccia sulla scuola, il tema è ripreso spesso dal Ministro Bianchi. Non sempre è possibile individuare la trama che sta dietro le affermazioni del responsabile del Mi. Si passa dalla liquidazione del problema, riducendolo a un’ inadeguata organizzazione delle scuole, oppure a non considerare la questione come il nodo principale che caratterizza il sistema formativo. Ieri, infatti ha dichiarato a Live in (Sky tg 24): “Trovo offensivo per tutti definire i casi estremi classi pollaio, che riguardano una parte importante ma definita delle nostre classi. Noi abbiamo un altro problema: non abbiamo più bambini”

A. Cenerini conferma la tesi del falso problema

Più articolato e accademico l’intervento di A. Cenerini ( Presidente ADI). ” La prima è che dobbiamo guardare ai dati, che ci dicono che il rapporto docente/allievi in Italia è più basso sia della media OCSE sia di quella europea. Ciò significa che il tema della riduzione del numero di allievi per classe va assunto in modo meno semplicistico.
La seconda è che questa richiesta è legata alla traDizionale rigida organizzazione delle classi concepite come monADi separate, anziché gruppi flessibili che si compongono e scompongono in grandi o piccoli gruppi secondo un’innovativa e personalizzata impostazione didattica.
La terza riguarda una più efficace ed efficiente allocazione delle risorse. In altri Paesi di fronte all’opzione fra diminuire gli allievi per classe o aumentare le retribuzioni degli insegnanti si è deciso per la seconda. In “Una scuola di prima classe”, Andreas Schleicher, direttore dell’educazione all’OCSE, scrive: ”I Paesi che scelgono di avere classi più numerose possono permettersi di pagare meglio i propri docenti. Se l’insegnante è ben retribuito, il reclutamento nella professione è più competitivo”, il che significa avere migliori insegnanti..
La quarta ed ultima considerazione è che questa tematica va affrontata alla luce del grandissimo calo demografico, di fronte al quale è bene non cadere nella trappola di scelte contingenti che si trasformano in definitive, con la creazione dell’annoso e dispendioso problema dell’allocazione dei soprannumerari.”

Breve considerazione

A. Cenerini vola alto, proponendo un bella dichiarazione che può funzionare bene nelle aule universitarie o in qualche convegno. La complessità dell’aula non entra minimamente nel suo ragionamento. Non si parla dei diversamente abili, degli allievi con Bes, Dsa… della unicità irripetibile dell’allievo  (R. Gay, 1980) con la quale gli insegnanti devono continuamente interagire, progettando, valutando…  Questo scenario presenta un modello di scuola non  assimilabile a quello  degli anni ’60-70. A chi è interessato suggerisco la visione dei documentari di L. Comencini “I bambini e noi” (Raiplay) che presenta una scuola dove la diversità iniziava ad acquisire una cittadinanza con le classi differenziali, ma che sostanzialmente era un disvalore, in quanto occorreva adeguarsi all’ idealtipo di studente. Questo richiamava la padronanza della lingua italiana e l’adesione ai valori della borghesia.
Detto questo, chiedo: A. Cenerini insegna ancora? La sua lunga e articolata dichiarazione mi inducono a pensare che ormai sia in pensione da diverso tempo o comunque è distaccata.

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Classi pollaio, l’esempio di un intervento lontano dalla complessità dell’aula ultima modifica: 2021-06-26T18:03:44+02:00 da Gilda Venezia
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