Come fare per diventare insegnante

LeggePerTutti_logo15di Sabrina Mirabelli, La legge per tutti, 17.12.2019

– Per potere insegnare occorrono un titolo di studio idoneo e l’abilitazione. Come si consegue l’abilitazione, per quali docenti è richiesta e per quali non è necessaria, i concorsi a cattedra, l’immissione nelle graduatorie e la messa a disposizione.

Fare il docente per chi ha una predisposizione all’insegnamento, è una scelta lavorativa naturale e spontanea. Vi sono altri soggetti, invece, che entrano nel mondo della scuola dopo avere tentato di percorrere prima strade occupazionali diverse. Altri, ancora, sono al contempo professori e liberi professionisti. Si pensi, ad esempio, ad un avvocato che insegna diritto in un liceo delle scienze umane oppure ad un ingegnere che tiene corsi di elettrotecnica in un liceo industriale. In tutti questi casi, oltre alle ovvie competenze ed abilitazioni, è richiesta una particolare dedizione perché le responsabilità di un docente sono tante e l’impegno è notevole, se si considerano anche i corsi di aggiornamento, quelli di recupero e le riunioni che occupano molti pomeriggi.

In più, ogni giorno si ha a che fare con ragazzi non sempre facili da gestire e si deve dar conto pure ai loro genitori che, a volte, sono meno malleabili dei figli. Nonostante ciò, l’insegnamento è una professione assai ambita. Infatti, garantisce uno stipendio sicuro a fine mese e due mesi di vacanza nel periodo estivo. Perciò, essendo tanti gli interessati a conoscere come fare per diventare insegnante, è proprio leggendo quest’articolo che potranno farsi un’idea della procedura da seguire.

Indice

  • 1 Come si diventa insegnante
  • 2 Come ci si abilita per insegnare nella scuola dell’infanzia/primaria
  • 3 Come ci si abilita per l’insegnamento nella scuola secondaria
  • 4 Come si conseguono i cfu
  • 5 Dove si conseguono i cfu
  • 6 Chi non è tenuto al conseguimento dei cfu
  • 7 Per quali insegnamenti non è richiesta l’abilitazione
  • 8 Come si svolge il concorso a cattedra
  • 9 Quali sono i metodi alternativi per insegnare

Come si diventa insegnante

Per diventare insegnante bisogna essere in possesso di un titolo di studio apposito che consente l’accesso all’insegnamento oltre all’abilitazione.

Le procedure di accesso e di formazione iniziale dei docenti della scuola secondaria, sia di primo sia di secondo grado, sono state modificate da un decreto legislativo del 2017 [1], che ha apportato novità sostanziali nel sistema di reclutamento degli insegnanti.

Pertanto, è indispensabile:

  • conseguire il titolo di studio di accesso all’insegnamento, cioè la laurea o il diploma;
  • conseguire l’abilitazione all’insegnamento.

Chi possiede solo il titolo di accesso all’insegnamento, ma non anche l’abilitazione può fare domanda per l’inserimento nelle graduatorie di istituto di terza fascia, al fine di svolgere incarichi di supplenza a tempo determinato.

Le graduatorie hanno validità triennale e vengono aggiornate dall’emanazione di appositi decreti.

Come ci si abilita per insegnare nella scuola dell’infanzia/primaria

Per conseguire l’abilitazione all’insegnamento nella scuola dell’infanzia ed in quella primaria, non bisogna sostenere alcun concorso specifico. Infatti, il corso di laurea magistrale in scienze della formazione primaria (Sfp) fornisce già di per sé l’abilitazione. Si tratta di un corso a numero chiuso al quale si accede dopo avere superato un test d’ingresso, che viene svolto su un programma definito da un apposito decreto ministeriale.

L’abilitazione conseguita al termine del corso di laurea magistrale quinquennale consente l’inserimento nella II fascia delle graduatorie di istituto per il conferimento degli incarichi a tempo determinato e la partecipazione ai concorsi per titoli ed esami.

Altri titoli di studio validi per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia ed in quella primaria, già abilitanti, sono:

  • il diploma di istituto magistrale o di scuola magistrale, per la sola scuola dell’infanzia;
  • il diploma di liceo socio-psico-pedagogico.

In entrambi i casi, i titoli devono essere stati conseguiti entro l’anno scolastico 2001-2002 [2].

Come ci si abilita per l’insegnamento nella scuola secondaria

Per l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado la legge di bilancio 2019 ha abolito il Fit (Formazione iniziale e tirocinio), che era il sistema di reclutamento del corpo docente, introdotto nel 2017.

Il Fit prevedeva un percorso formativo della durata di 3 anni, al termine dei quali al docente veniva assegnata una cattedra, in quanto l’aver portato a termine il percorso equivaleva ad avere un titolo idoneo all’insegnamento.

In sostituzione del Fit, è stato previsto un concorso abilitante (concorso a cattedra), che consente l’accesso ad un percorso di formazione iniziale e di prova della durata di un anno.

Ai futuri concorsi, che verranno banditi a cadenza biennale a partire dal 2019, potranno partecipare, limitatamente ad una sola classe di concorso, tutti i docenti già in possesso dell’abilitazione e quelli che, pur non essendo abilitati, presentano determinati requisiti.

Nello specifico, devono:

  • essere in possesso di una laurea magistrale o a ciclo unico, che dia accesso ad una della classi di concorso per cui si concorre, tenute presenti le prescrizioni relative agli esami previste dalla legge [3]. Per classi di concorso si intendono i codici che identificano le varie materie di insegnamento nella scuola secondaria, sia di primo sia di secondo grado (ad esempio, A-22 è la classe di concorso che identifica l’insegnamento di italiano, storia e geografia alle scuole medie, A-46 è quella che identifica l’insegnamento del diritto nelle scuole superiori, ecc.);
  • avere conseguito 24 crediti formativi universitari (cfu) nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. Detti 24 cfu sono requisito necessario per partecipare a qualsiasi concorso scuola.

Per ottenere l’abilitazione nella classe di concorso, quindi, bisogna superare tutte le prove del concorso, conseguendo il punteggio minimo richiesto. Non è più sufficiente seguire semplicemente il percorso di specializzazione, come prevedeva la precedente normativa.

Come si conseguono i cfu

Per poter partecipare al concorso a cattedra, quindi, non basta solo possedere un titolo di laurea idoneo, ma occorre avere anche 24 crediti formativi universitari in determinati ambiti disciplinari.

Nello specifico, i settori scientifico disciplinari (Ssd) in cui è necessario integrare la propria formazione sono:

  • pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione;
  • psicologia;
  • antropologia;
  • metodologie e tecnologie didattiche generali.

La scelta del percorso formativo deve anche tenere conto di altri due elementi:

  • i cfu devono essere acquisiti in almeno 3 dei 4 ambiti;
  • per ogni ambito scelto devono essere certificati almeno 6 crediti.

Va evidenziato che ci sono delle lauree, ma anche master di I e II livello, dottorati e scuole di specializzazione che, nel piano di studi, già prevedono tutti o alcuni degli insegnamenti richiesti. In questi casi, è possibile farsi riconoscere i crediti senza seguire nuovi corsi e sostenere altri esami.

Dove si conseguono i cfu

Le università o gli enti Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica) sono gli unici soggetti autorizzati ad attivare corsi per il conseguimento dei 24 cfu, nei differenti settori scientifico disciplinari.

Parte dei crediti può anche essere acquisita in modalità telematica, ma non oltre i 12 cfu.

ll ministero dell’Istruzione ha fissato in 500 euro il tetto massimo di spesa per i corsi che consentono di conseguire i crediti formativi, con una riduzione progressiva della cifra quando gli iscritti hanno bisogno di un numero inferiore di cfu. Tale limite vale espressamente per le università pubbliche.

Un percorso specifico è previsto per chi ancora non è laureato, ai quali le università di appartenenza devono dare la possibilità di conseguire la certificazione gratuitamente, durante un semestre.

Chi non è tenuto al conseguimento dei cfu

La legge prevede, però, anche tre casistiche di esonero, ovvero dei casi in cui, anche se non si hanno in curriculum i crediti richiesti, è possibile comunque accedere ai concorsi a cattedra.

Più precisamente, l’esonero è previsto per:

  • i docenti abilitati;
  • gli insegnanti teorico pratici (Itp), ma solo fino all’anno scolastico 2024/2025. Gli insegnanti teorico pratici insegnano negli istituti tecnici e nelle scuole professionali. Per contratto devono svolgere 18 ore di lavoro settimanali con il compito principale di organizzare e gestire tutte le attività che si svolgono all’interno dei laboratori in totale autonomia poiché per via del loro diploma tecnico pratico, sono in grado sia di svolgere lezioni sia di condurre esercitazioni sugli insegnamenti di competenza;
  • tutti i docenti che, al momento di pubblicazione del bando di concorso, hanno alle spalle almeno tre anni di servizio.

Per quali insegnamenti non è richiesta l’abilitazione

Per diventare insegnanti in alcune discipline e per alcune classi di concorso non è necessaria l’abilitazione, ma è sufficiente possedere il diploma.

E’ questo il caso degli insegnanti tecnico pratici (Itp) per i quali, come abbiamo già visto sopra, non è richiesto il possesso dei 24 cfu per il primo concorso ordinario bandito dopo l’approvazione della legge di bilancio 2019. Successivamente, più precisamente a partire dal 2024/2025, anche i diplomati dovranno conseguire tali crediti formativi per partecipare al concorso ordinario. In parole più semplici, dovranno avere la laurea e tre anni di servizio negli ultimi 8 anni, di cui almeno uno nella classe di concorso per cui si concorre.

Oltre agli Itp, possono insegnare con il semplice diploma e senza i 24 cfu, i docenti delle scuole dell’infanzia e primarie, che hanno un diploma magistrale antecedente al 2001.

Inoltre, i laureati in scienze della formazione primaria sono già in possesso di un titolo abilitante e, pertanto, non devono integrare i 24 cfu.

Come si svolge il concorso a cattedra

Il concorso a cattedra per i posti comuni, cioè per quelli relativi alle classi di concorso a cui dà accesso la propria laurea, prevede tre prove di esame.

Nel dettaglio, si tratta di:

  1. due prove scritte, che hanno carattere nazionale;
  2. ed una prova orale.

Con la prima prova scritta vengono valutati il grado di conoscenze e le competenze dei candidati su una specifica disciplina a loro scelta, tra quelle afferenti alla classe di concorso. Nel caso delle classi di concorso concernenti le lingue e culture straniere, la prova deve essere prodotta nella lingua prescelta.

Solo superando la prima prova scritta è possibile accedere alla seconda. Peraltro, per il superamento è richiesto un punteggio minimo di sette decimi o equivalente.

Con la seconda prova scritta vengono valutate il grado di conoscenze e le competenze dei candidati sulle discipline antropo-psico-pedagogiche e sulle metodologie e tecnologie didattiche.

Anche in questo caso, la prova viene superata dai candidati che hanno riportato il punteggio minimo di sette decimi o equivalente.

La prova orale consiste in un colloquio attraverso il quale vengono valutate:

  • il grado di conoscenze e competenze dei candidati in tutte le discipline facenti parte della classe di concorso, con particolare riguardo a quelle che non sono state scelte nella prima prova scritta;
  • la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B2 del quadro comune europeo;
  • il possesso di adeguate competenze didattiche nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

La prova orale comprende anche quella pratica, laddove prevista, ed è superata dai candidati che conseguono il punteggio minimo di sette decimi o equivalente.

E’ possibile che venga espletata anche una prova preselettiva, qualora il numero dei partecipanti sia rilevante.

I vincitori del concorso a cattedra, cioè coloro che rientrano nel  numero dei posti messi a bando, ottengono l’abilitazione ed il ruolo. Coloro che non vincono il concorso ma superano tutte le prove, ottengono l’abilitazione all’insegnamento per l’inserimento nella II fascia delle graduatorie di istituto.

Per i vincitori del concorso a cattedra l’ultimo step consiste in un periodo di prova da svolgere in una scuola della Regione designata, che presenta posti disponibili per nuovi professori. Questo periodo di prova della durata di un anno permette di entrare in contatto con il mondo dell’insegnamento.

Alla vittoria dei concorsi a cattedra segue l’inserimento nelle graduatorie di merito (Gm).

Ogni anno, in base ai posti che si rendono disponibili sulle cattedre delle scuole statali, dalle graduatorie di merito (50%) e dalle graduatorie ad esaurimento (50%), vengono attinti i docenti per le immissioni in ruolo, ovvero per la stipula di contratti a tempo indeterminato.

E’ opportuno evidenziare che attualmente le graduatorie ad esaurimento che sono quelle in cui si sono iscritti i docenti in possesso dell’abilitazione all’insegnamento entro il 2008, sono chiuse. Pertanto, sono destinate ad esaurirsi ed in futuro i nuovi insegnanti saranno attinti solo dalle graduatorie di merito.

Quali sono i metodi alternativi per insegnare

Un’alternativa al concorso a cattedra è rappresentata dalla domanda di messa a disposizione, che gli aspiranti docenti possono presentare direttamente alle scuole. Tale domanda mette in contatto il candidato docente ed il dirigente scolastico in maniera diretta così che quest’ultimo può assegnare un incarico vacante o una supplenza in tempi brevi. Ciò consente all’aspirante insegnante di maturare punteggio, in attesa che venga bandito il concorso a cattedra.

Note

[1] D. Lgs. n. 59/2017.

[2] D.M. del 10.03.1997.

[3] D. Lgs n. 19/2016 e successiva modifica di cui al D.M. n. 259/2017.

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Come fare per diventare insegnante ultima modifica: 2019-12-18T07:01:25+01:00 da Gilda Venezia
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