Come si stanno regolando i paesi europei con la riapertura delle scuole

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– L’Italia ha già rimandato gli alunni a settembre, ma anche nel resto del continente la scelta non è semplice: abbiamo messo in fila la situazione dei difficili ritorni a scuola post-Covid-19 nel Vecchio continente.

Il governo italiano ha anticipato le decisioni sulle prossime settimane con un piano giudicato da molti confusionario. Di tutte le proposte che si sono lette e sentite nelle ore successive all’ultimo, contestato discorso del presidente del Consiglio, non sembra essersi fatta largo nel dibattito politico una questione centrale: la chiusura delle scuole. Quasi sicuramente riapriranno a settembre, ha spiegato il premier: l’età media dei docenti è altissima – la più alta d’Europa – e i focolai a scuola rischierebbero di fare una strage di insegnanti.

Eppure, lasciare le scuole chiuse non può rimanere un problema solo di chi ha figli. Come si fa riaprire uffici e aziende, se il necessario distanziamento sociale a cui sottoporremo gli anziani impedirà a molti di ricorrere ai nonni come babysitter? E chi non potrà permettersi di pagare qualcuno per prendersi cura dei bimbi a casa? E ovviamente sono tutte domande che si sommano alla questione, ben più profonda e complessa, degli effetti educativi e psicologici di un anno scolastico mandato in soffitta. Vale forse la pena, per capire se l’Italia sia diventata l’eccezione anche nel calendario della scuola, vedere come si stanno muovendo i diversi paesi europei.

In Francia, il rilassamento delle restrizioni sarà “progressivo” e “attento” e verrà rivalutato ogni tre settimane, con la possibilità di tornare a condizioni più rigide se il coronavirus riprende slancio. Lo ha annunciato il premier francese Edouard Philippe  davanti al parlamento, che lo ha votato dopo il dibattito. La fase 2 d’Oltralpe prevede un periodo di riapertura integrativa e facoltativa almeno delle scuole materne e primarie a partire dall’11 maggio. Le medie verranno riaperte solo nei dipartimenti in cui la circolazione del virus è molto debole, a partire dal 18 maggio. Quanto ai licei, “decideremo a fine maggio se potremo riaprirli, a cominciare da quelli professionali, ha spiegato Phillippe. Precisando che, se gli indicatori non saranno rispettati, si annullerà tutto.

Riusciranno i francesi a rispettare le regole che si sono imposti per le riaperture, tenendo che i dati sul contagio sembrano sballati un po’ ovunque in Europa? Non ci è dato saperlo, e del resto pare che Philippe sia stato molto criticato – nonostante una chiarezza oggettivamente superiore a quella di Conte – e potrebbe scaricare la colpa sui suoi ministri per l’eventuale fallimento.

In Spagna, per la prima volta in sei settimane di blocco completo, lo scorso weekend i bambini hanno potuto prendere una boccata d’aria. Per un massimo di un’ora, tra le 9 e le 21, e rimanendo entro un raggio di un chilometro da casa. Ma anche nel paese iberico – il secondo più colpito al mondo dal Covid-19 in termini di contagi ufficiali dopo gli Stati Uniti – le lezioni riprenderanno a settembre, salvo alcuni casi particolari. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio, Pedro Sánchez del Partito socialista, parlando di “de-escalation” del confinamento, senza però fornire molti dettagli sulle tappe.

Il ministero della Pubblica istruzione spagnola è stato più preciso, spiegando che nella fase 2 si potranno andare a scuola i bambini di età inferiore ai sei anni i cui genitori non possono lavorare da remoto e gli alunni particolarmente vulnerabili della scuola primaria che hanno bisogno di classi di sostegno: tra il 10 e il 12 per cento delle classi, fanno sapere le autorità, anche se alla fine saranno i collegi dei docenti a decidere quali studenti possono tornare in questa fase. Così come in Francia, le classi speciali non dovranno superare le 15 unità e dovranno comunque alternare le lezioni faccia a faccia con quelle online.

Il governo federale della Germania, invece, ha annunciato una settimana fa che le scuole riapriranno gradualmente dal 4 maggio. Ma anche da quelle parti non ci sono certezze incrollabili. Alcuni stati hanno già riaperto le scuole primarie, tra le polemiche dei genitori, come il Nord Reno-Westfalia, uno dei lander con il maggior numero di casi positivi in Germania. Il ministro dell’Istruzione ha poi precisato che la decisione su come riaprire spetterà alle amministrazioni statali tedesche, anche se l’intenzione generale è di far tornare gli studenti di ogni età in classe prima dell’estate.

In Belgio, dove proporzionalmente ci sono più contagi che in Italia, il primo ministro Sophie Wilmes ha delineato un piano per un progressivo sblocco del paese non troppo dissimile dalla strategia italiana, ma spiegato meglio. Le persone potranno praticare attività sportive all’aperto con un massimo di due persone che non appartengono alla propria famiglia, riceveranno gratuitamente una maschera di stoffa dallo stato, e verranno incoraggiate a lavorare da casa il più possibile. Dall’11 maggio, tutti i negozi potranno riaprire aderendo a rigide linee guida. I parrucchieri riapriranno dopo, il 18 maggio, che è anche la data a partire dalla quale l’istruzione scolastica tornerà progressivamente alla normalità. Per le università se ne riparla in autunno.

Nei Paesi Bassi, dove secondo alcune fonti giornalistiche i decessi sarebbero lungamente sottostimati, le scuole materne e elementari riapriranno già dall’11 maggio. Le autorità sanitarie hanno fatto sapere che il rilassamento delle restrizioni è giustificato dal fatto che i rischi per la salute dei bambini sono molto limitati. Gli studenti dovranno tuttavia mantenere una distanza di un metro e mezzo tra loro laddove possibile, e con classi suddivise in gruppi più piccoli. Le scuole secondarie seguiranno l’1 giugno. Ai bambini e agli adolescenti è nuovamente consentito di praticare attività sportive all’aperto, ma tutti i grandi eventi continueranno a essere vietati fino a settembre.

In Polonia, dove c’è grande consenso dietro le restrizioni pesanti imposte dal governo nazionalconservatore, tutti gli asili nido, le scuole e le università rimarranno chiuse fino al 24 maggio al meno. Chiusura fino a tempo indeterminato, per il momento, anche per le scuole dei paesi baltici, che si giustificano dicendo di essere riusciti in questo modo a contenere la pandemia

Al contrario, in Austria gli asili e le scuole primarie saranno riaperte entro il 18 maggio per quei bambini che non possono permettersi di stare a casa, ma verranno ridotte in dimensioni. Il caso della Repubblica ceca è interessante perché il governo non ha mai imposto un lockdown nazionale degli asili, rimettendo la scelta ai singoli amministratori scolastici e il paese ha già iniziato a consentire l’ingresso dei viaggiatori d’affari da altri paesi Ue (purché dimostrino di aver effettuato un tampone nei quattro giorni precedenti). Le scuole secondarie e le università sono invece chiuse da un mese e mezzo, e non è detto che riapriranno prima dell’estate.

Cè un pattern che va colto: l’Europa che ha reagito con più prontezza al virus, e ne ha subito un impatto più lieve, è anche quella che fa tornare gli alunni a scuola più rapidamente. Le nazioni più colpite, invece – Spagna, Francia e Belgio – hanno più difficoltà a tornare alla normalità. E, anche quando i loro governi si preoccupano di spiegare in parlamento cosa hanno intenzione di fare, le polemiche e i dubbi non mancano. Per una larga fetta di popolazione europea non è ancora chiaro chi tornerà in classe, per fare cosa, per quanto tempo, e in quanti stabilimenti.

Inoltre, si può osservare per concludere che un dato che manca completamente da questo dibattito è il parere dei genitori: sarebbero disposti, in Italia come altrove, a mandare i figli a scuola il prima possibile? E con quali garanzie? E siamo sicuri che lo saranno a settembre? I sondaggi in tal senso latitano.

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Come si stanno regolando i paesi europei con la riapertura delle scuole ultima modifica: 2020-04-30T07:44:55+02:00 da Gilda Venezia
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