Concorsi selettivi e scuola. Dove stiamo andando?

Gilda Venezia

dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 12.4.2021.

La soluzione dell’anno di tirocinio con prova finale resta l’unica per dare loro una risposta in tempi brevi.

Gilda Venezia

I dati sul concorso straordinario che stanno pervenendo, ancora molto lentamente e con ritardi nell’espletamento delle prove concorsuali preoccupanti, aprono scenari poco rassicuranti.

Infatti il numero di “bocciati” in alcuni casi si colloca tra il 30% e il 50%. Si tratta di precari della scuola che avevano già svolto almeno tre anni di servizio nella scuola statale e che si presumeva potessero agevolmente superare l’unica prova prevista costituita da risposte a domande aperte incentrate soprattutto sulle metodologie didattiche legate alla disciplina.

La finalità del concorso straordinario era stata quella di stabilizzare almeno 32.000 precari “storici” con immissioni in ruolo previste nel triennio 2020-2023. Si immaginava altresì per chi pur superando la prova concorsuale non avesse raggiunto una valutazione sufficiente per il ruolo il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento, abilitazione che avrebbe permesso l’inserimento nella fascia degli abilitati delle graduatorie.

Si rischia, se i dati saranno confermati, che in molte classi di concorso fino al 40% delle cattedre previste per il ruolo resteranno vacanti vanificando le speranze della stabilizzazione “veloce” del precariato e ciò butterà benzina sul problema esplosivo del precariato scolastico dando voce ai tanti che chiedono assunzioni ope legis per soli titoli e servizio.

Ci consentano i lettori di esprimere alcune considerazioni in merito alla situazione che si sta creando:

  • I dati dimostrano che siamo in presenza di una  impreparazione preoccupante per alcuni precari della scuola che intenderebbero intraprendere la professione di docente. Si tratta non tanto di vera impreparazione, ma di superficiale approccio alla complessità della professione alla quale si chiede, riforma dopo riforma, competenze e saperi sempre più complicati e variegati. Ciò sembra anche frutto dalla trasformazione della professione in semplice “posto di lavoro” privo di adeguati riconoscimenti sociali e professionali e che viene percepito sempre di più come soluzione di ripiego rispetto ad altre scelte professionali e alla disoccupazione intellettuale.
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  • La Gilda degli Insegnanti di Venezia ha da sempre ribadito che la professione docente deve essere frutto di un percorso di preparazione adeguato, sia a livello disciplinare che metodologico. La professione docente dovrebbe essere una scelta consapevole sulla natura e la funzione della professione. In questo senso non si può immaginare una soluzione ope legis senza una procedura concorsuale in cui si verifichino le capacità e le competenze dei partecipanti. Ogni procedura concorsuale deve avere caratteristiche di selettività valutativa. Del resto la valutazione dei discenti è parte integrante della professione dei docenti.
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  • L’enorme massa di precari che lavora nella scuola (più di 220mila), molti dei quali senza abilitazione o specializzazione per il sostegno, è frutto di decenni di errori ed omissione della politica. Era semplice programmare anno dopo anno i posti necessari e disponibili per le immissioni in ruolo sapendo che ci sarebbe stato un picco di pensionamenti dal 2010 derivato dalla composizione degli organici dei docenti. La politica, sostenuta ahimè anche da alcune sigle sindacali, ha preferito inseguire invece il consenso immediato (e il tesseramento immediato per alcune sigle sindacali….) evitando di investire sul reclutamento dei docenti e usando il precariato della scuola come una sorta di esercito di forza lavoro di riserva che ha portato di fatto all’indebolimento dei diritti e delle pretese economiche sacrosante della categoria.
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  • Il precedente governo Conte ha tentato in maniera confusa e incoerente di affrontare il problema del reclutamento con l’indizione del concorso straordinario e la promessa dell’indizione di concorsi ordinari strutturali. I risultati non sono stati consolanti anche per il fatto che le procedure sono iniziate nel bel mezzo della pandemia Covid-19. Ciò nonostante rimane  fondamentale rilanciare il tema dei concorsi pubblici per l’insegnamento anche per consentire alle giovani generazioni di scegliere una strada professionale irrinunciabile per il futuro del nostro Paese. Una professione che, al di là delle tante limitazioni e imposizioni che tentano di degradarla a livello impiegatizio, è ancora una delle più belle e gratificanti del mondo laddove il rapporto educativo e didattico con gli allievi rimane centrale in ossequio al principio costituzionale della libertà di insegnamento.
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  • La Gilda degli Insegnanti ha chiesto da anni ai governi di intervenire con semplici soluzioni in merito al problema del reclutamento dei docenti. Per i “precari storici” , quelli con almeno tre anni di insegnamento nella scuola statale, abbiamo proposto un percorso di abilitazione e immissione in ruolo dopo un anno di tirocinio in classe con prova finale in cui si pongano al centro le evidenze di capacità professionali sul campo. Una prova finale con un ruolo importante affidato al lavoro dei tutor e ad un comitato di valutazione integrato con docenti della disciplina interessata e con un presidente esterno per evitare l’autoreferenzialità dalla valutazione e le tentazioni da parte di alcuni dirigenti scolastici di procedere ad una sorta di “chiamata diretta” . Per gli altri si deve invece procedere immediatamente all’indizione di concorsi ordinari che devono essere organizzati con cadenza almeno biennale per coprire i vuoti dell’organico e che siano gestiti da commissioni con componenti che si dedicano totalmente al ruolo di valutazione. Oggi invece si pretenderebbe che i commissari di concorso non possano godere i esoneri totali o parziali dall’insegnamento con l’esito scontato di abbassamento del livello della valutazione e del ritardo con il quale terminano le procedure.

Resta il problema immediato dei “bocciati” al concorso straordinario. Che cosa gli succederà ? La soluzione dell’anno di tirocinio con prova finale resta l’unica per dare loro una risposta in tempi brevi. E’ vero, alcuni non saranno “promossi” ma ricordiamo che non esiste un diritto ad essere insegnanti solo per essere in possesso di un titolo perché è enormemente più importante che gli insegnanti siano in grado di preparare le future generazioni e i futuri cittadini  ad essere capaci, preparati e competenti. Ricordiamoci non solo dei diritti, ma anche dei doveri della professione.

 

Gilda degli insegnanti di Venezia

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Concorsi selettivi e scuola. Dove stiamo andando? ultima modifica: 2021-04-12T04:11:10+02:00 da Gilda Venezia
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