Cosa manca alla didattica a distanza perché funzioni davvero

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La Dad è spesso oggetto di critiche: ma che cosa le impedisce di decollare? E come agire per sfruttarne al meglio le potenzialità? Qualche spunto da una professoressa

Gilda Venezia

La didattica a distanza ha ormai da poco meno di un annofatto ufficialmente ingresso nella vita quotidiana degli studenti italiani, in particolare nella scuola superiore, ed è oggi indicata con la denominazione di didattica digitale integrata (Ddi). La necessità di tenere sotto controllo la curva epidemica e le previsioni poco rassicuranti che provengono dagli studi, che vanno accumulandosi nel tempo, potranno rendere necessario o opportuno far ricorso ancora per lungo tempo a questa modalità didattica, che è, però, oggetto di forti critiche da una parte dei lavoratori della scuola, dalle famiglie e dalla stessa ministra dell’istruzione. Ma le critiche che si fanno alla didattica digitale sono davvero fondate? Quali sono le ragioni che impediscono alla didattica a distanza di sfruttare al meglio il suo potenziale? Esaminiamole sinteticamente sulla base di quello che mi suggerisce la mia esperienza quotidiana di insegnamento nella scuola superiore, cercando di affiancare all’esposizione delle criticità qualche proposta concreta.

Rimediare alle carenze di strumenti e infrastrutture

La didattica a distanza passa attraverso la rete e la più grande e la più banale delle carenze sperimentate dalle scuole e dalle famiglie italiane riguarda proprio gli strumenti di connessione e la qualità del collegamento internet. Rispetto alla situazione emergenziale della prima chiusura delle attività in presenza, qualcosa è sicuramente cambiato, ma sono ancora tantissime le segnalazioni di dispersione scolastica dovuta a mancanza di dispositivi o a connessione inadeguata, soprattutto in contesti di disagio socio-economico. Diverse segnalazioni riguardano anche studentesse e studenti con bisogni educativi speciali, per i quali si deve anche pensare a opportune strategie, calibrate al singolo caso. Ci troviamo, quindi, a dover ancora fronteggiare un’inaccettabile limitazione del diritto all’istruzione di tante persone. Si tratta di aspetti relativamente ai quali sarebbero stati necessari investimenti consistenti e tempestivi, che purtroppo ancora non si registrano.

Pianificare e condividere con le famiglie il progetto educativo

La scuola funziona sempre meglio quando c’è una comunicazione efficace e chiara con le famiglie, che permetta una reale condivisione del progetto educativo che si intende avviare, in questo specifico caso attraverso la didattica digitale. Molto difficile, però, che le scuole possano organizzare una condivisione del progetto di Ddi se la successione rapidissima dei provvedimenti legati ai diversi dpcm e alle ordinanze locali le ha costrette a disfare continuamente il lavoro fatto, senza la possibilità di progettare nei tempi lunghi.

Mettere da parte il rifiuto ideologico della didattica digitale

Talvolta la scarsa efficacia della Ddi è stata determinata da un rifiuto aprioristico di questa modalità, anche nelle circostanze in cui l’alternativa era una sospensione completa della didattica. Da questo punto di vista, penso che un maggiore investimento sulla formazione, che non sia soltanto alfabetizzazione di base, ma che consenta anche di rafforzare l’aspetto didattico e di esplorare le potenzialità della Did, possa rappresentare un grande aiuto per vincere un’ostilità che limita sicuramente l’efficacia di quello che si fa nella dimensione digitale.

Flessibilità nei tempi e nelle modalità

In molte scuole la Ddi è stata interpretata nel senso di semplice travaso in digitale delle stesse modalità e tempistiche della didattica in presenza. Ma se è possibile gestire in modo sufficientemente funzionale cinque ore di attività in presenza (e sappiamo che non è sempre così), pensare di trasformarle in cinque ore ininterrotte di collegamento internet è pedagogicamente insensato. L’efficacia della didattica digitale risiede proprio nella sua flessibilità e nella possibilità di sfruttare diversi canali e un’alternanza di attività in modalità sincrona (cioè con tutti gli elementi del gruppo collegati nello stesso momento e con interazione in tempo reale tra insegnante e studenti) e asincrona (in cui la gestione dei tempi da parte del singolo è più libera, ma si lavora seguendo un piano concordato). Il semplice travaso di modalità comporta una mortificazione delle potenzialità della didattica digitale, che può dare l’impressione di scarsa funzionalità, e genera disagi legati allostress da iperconnessione. È triste dover constatare come spesso l’ossessione per lo svolgimento in modalità sincrona dell’intero orario di lezione sia dovuto all’idea che questo consenta di tenere maggiormente sotto controllo l’operato dei docenti, rivelando un’avvilente e offensiva mancanza di fiducia verso un’intera categoria.

Non concentrarsi sui falsi problemi

Probabilmente il più grande tra i problemi che impediscono alla DDI di decollare sono le energie spese a concentrarsi non sul modo di rendere la didattica efficace e gratificante per le nostre studentesse e i nostri studenti, ma su falsi problemi. Tra questi, vere e proprie questioni di lana caprina come il presunto problema degli studenti che copierebbero le verifiche, che rivela un’idea poliziesca del momento della verifica, che ne svilisce totalmente il valore formativo. Una verifica serve, infatti, in primo luogo allo studente stesso, per fargli capire a che punto del suo percorso si trovi, non certo per coglierlo in fallo e puntare il dito sulle sue “mancanze”. È parte di un percorso in cui la fiducia ha un ruolo fondamentale, che non deve essere ostacolato da un atteggiamento aprioristico di sospetto. Oppure, ancora, l’ossessione per la mole dei contenuti e la scarsissima attenzione riservata all’interiorizzazione di strutture e processi, che sono ben più importanti, perché sono la base per apprendere ancora. La grande fretta della scuola italiana mostra i suoi limiti anche, se non soprattutto, in questa dimensione, che è, invece, l’ideale per lavorare sul metodo più che sul numero di concetti. Si tratta di problemi atavici e strutturali della scuola italiana, certo non generati dalla didattica digitale, che ha solo contribuito a metterli in evidenza facendo emergere con più forza la necessità di cambiare.

Il grosso problema della didattica a distanza è forse proprio questo: ci impone di metterci in gioco e di ripensare il nostro lavoro guardandolo sotto altri punti di vista per adattarsi alle mutate condizioni. Ma siamo sicuri che da queste difficoltà non possano anche scaturire delle opportunità?

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Cosa manca alla didattica a distanza perché funzioni davvero ultima modifica: 2021-01-13T07:36:51+01:00 da Gilda Venezia

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