Covid e scuola, solo i dati possono dirci qualcosa sulla ripartenza 2021-22

Gilda Venezia

dal blog di Gianfranco Scialpi,  5.10.2021.

Gilda Venezia

Covid e scuola, bonaccia sulla scuola. Si conferma il ruolo dei massmedia nella formazione dell’opinione pubblica. Spesso però l’informazione è contaminata da pregiudizi anche ideologici. Solo i dati possono risolvere la situazione attuale di bonaccia. Il governo, però ha deciso di non attivare un monitoraggio (L. Ricolfi)

Covid e scuola, le differenze mediatiche

Covid e scuola, lo scorso anno i giornali e i masmedia si occupavano quotidianamente di scuola. Molti presunti esperti dicevano la loro sulla riapartenza della scuola 2020-21. Quest’attenzione era spesso strumentale e rispondeva al tentativo di screditare L. Azzolina e G. Conte, espressione di un movimento che aveva fatto dell’antipolitica un tratto importante del suo profilo. Si parlava dei banchi a rotelle, come una scelta di L. Azzolina, omettendo il fatto che questi erano stati scelti dalle scuole. Si parlava della pessima gestione dei trasporti, dimenticando le responsabilità delle Regioni e del Ministra P. De Micheli (Pd). L’elenco può essre chiuso con le critiche aspre al go and stop che coinvolgevano le scuole. Dentro questa tempesta mediatica ha prevalso la linea scientifica che la scuola rappresentava una sorta di spugna che assorbiva la situazione sanitaria del territorio (Viola, Gandini)
Quest’anno è cambiato il canovaccio. Il governo ha aggiornato al ribasso le misure anti-Covid, convinto che il vaccino somministrato al 95% degli insegnanti e al 50% dei ragazzi under 12 rappresenti una sorta di barrierà contro la variante indiana. I massmedia, non avendo più L. Azzolina e G. Conte, hanno deciso di abbassare i toni,  rasentando il quasi silenzio. Da qui si comprende la differenza percettiva di fronte al problema della riapertura delle scuole in sicurezza. A mio parere i rischi quest’anno sono maggiori. C’è maggiore rilassattezza, confermata anche dalle misure più blande anti-Covid.

Lo scorso anno i dati sono arrivati a settembre

Solo i dati, quindi possono chiarire lo scenario attuale. Lo possono fare solo se pubblicati in tempi adeguati. Lo scorso anno andò diversamente Il  report dell’Iss sui contagi a scuola (a.s.2020-21) è stato pubblicato poco più di un mese fa (1 settembre).  Si legge”I dati di seguito riportati sono stati estratti dal database del Sistema di Sorveglianza Integrata COVID-19 il giorno 7 giugno 2021 e si riferiscono a diagnosi effettuate tra il 24 agosto 2020 e il 6 giugno 2021. In tale periodo sono stati diagnosticati in Italia come positivi per SARS-CoV-2 3.949.962 casi, di cui 539.756 (13.7%) in età scolare (3-18 anni). La percentuale dei casi in bambini e adolescenti è aumentata dal 21 settembre al 26 ottobre (con un picco di 11.998 casi, pari al 16%, nella settimana dal 12 al 18 ottobre) per poi tornare ai livelli precedenti fino all’inizio di gennaio. Da gennaio si evidenzia un ulteriore incremento del numero assoluto e percentuale dei casi in età scolare che raggiunge il suo picco tra il 15 e il 21 febbraio con 15.183 casi, pari al 16.9% . Dopo una riduzione graduale (14.1% la settimana dal 29 marzo al 3 aprile), la percentuale di casi in età scolare è aumentata progressivamente fino a raggiungere il 21.5% nelle settimane tra il 17 e il 23 maggio, senza però che vi fosse un aumento parallelo del numero assoluto dei casi in età scolare (6625 casi). Attualmente, le percentuali di casi in età scolare rispetto al numero dei casi in età non scolare oscillano tra il 7,7% del Molise e il 25,4% del Veneto.” Il report concludeva però che  “il ruolo dei bambini nella diffusione del virus rimane ancora dibattuto in quanto la trasmissione dipende da molteplici fattori, quali carica virale, durata della contagiosità, variante, tipologia di sintomi, fattori di suscettibilità etc. Allo stato attuale, un recente report dello European Center for Disease prevention and Control (ECDC) ha ipotizzato che i bambini più piccoli trasmettano meno l’infezione rispetto ai ragazzi più grandi. L’incertezza di questa conclusione dipenderebbe dal fatto che i bambini più piccoli sono anche più spesso asintomatici e vengono testati di meno. Per gli adolescenti invece vi è un’evidenza moderata che sia capaci di trasmettere l’infezione tanto quanto gli adulti.

Come andrà quest’anno?

Quest’anno si spera che l’Iss pubblichi a breve i dati, in modo da conoscere la situazione e quindi diradare la nebbia che avvolge la scuola. Ieri L. Ricolfi ha scritto ” A tre settimane dalla ripartenza delle scuole, che cosa sta succedendo nelle aule scolastiche nessuno può saperlo con certezza, E il motivo è tanto semplice, quanto triste: il governo ha deciso di non attivare un monitoraggio sistematico, capace di segnalare tempestivamente le criticità… le nostre autorità sono convinte che la vaccinazione sia sufficiente a tenere sotto controllo l’epidemia“(Il Messaggero, 4 ottobre).
Si sta ripetendo la situazione dello scorso anno. Riusciremo a fare a meno dei dati, come lo scorso anno? Forse, ma non sapendo quello che ci riserva il futuro immediato, rischiamo tanto. L’ho scritto qualche giorno fa, in caso di peggioramento il governo non ha un piano b alternativo alla Dad. E questo potrebbe diventare un problema.

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Covid e scuola, solo i dati possono dirci qualcosa sulla ripartenza 2021-22 ultima modifica: 2021-10-06T04:31:58+02:00 da Gilda Venezia
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