Covid, scuole osservate speciali

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di Alessandra Ricciardi, ItaliaOggi  2.3.2021

Oggi il dpcm sulle misure. Salgono i contagi nella fascia 13-19. Pressing sui vaccini.

Gilda Venezia

No a sospensioni generalizzate delle attività didattiche in presenza. Sì invece a chiusure mirate. L’orientamento che il governo dovrebbe assumere oggi, con il nuovo dpcm che entrerà in vigore dal 6 marzo fino al 6 aprile, è di ricalcare le indicazioni date dal Cts. Che suggerisce di sospendere le lezioni, per le scuole di ogni ordine e grado, e dunque anche per infanzia e primaria ad oggi tenute fuori dalle chiusure, nelle regioni, province e nei comuni in zona rossa, come finora sempre avvenuto, ma anche nei distretti con una incidenza di casi superiore a 250 per 100mila abitanti in 7 giorni.

E, altra novità, nella aree in cui siano adottate misure stringenti di isolamento in ragione della circolazione di varianti Covid connotate da un alto rischio di diffusività/resistenza al vaccino e capaci di indurre malattie gravi. Se si dovesse applicare il criterio dei 250 contagi ogni 100 mila abitanti su 7 giorni, in riferimento alla passata settimana, la maggior parte delle regioni sarebbero indenne da ogni ipotesi di Dad, a parte Molise e Basilicata già in fascia rossa. E quelle province, come Frosinone nel Lazio, per le quali sono scattate misure rinforzate a causa della varianti Covid. Ma saranno decisivi i dati di questa settimana per capire cosa accadrà dal 6 marzo, dati che tutti gli esperti si attendono in costante e continua crescita.

Per le aree in zona arancione, il Cts ha sottolineato l’importanza di garantire l’attività didattica in presenza, con la previsione che alcune scuole potranno essere chiuse dalle autorità locali in base al peggioramento dello scenario epidemiologico.

Secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, a partire dalla fine di gennaio l’incidenza dei casi di Covid-19 nella fascia sotto i 20 anni ha superato, per la prima volta da inizio dell’epidemia, quella delle fasce di popolazione più adulte, e a febbraio è rimasta leggermente più alta. L’incidenza di gennaio/febbraio è stata intorno ai 150 casi per 100 mila abitanti, e il valore più alto è stato registrato nella fascia tra i 13-19 anni, poco meno di 200 casi ogni 100 mila abitanti: la fascia degli studenti a cavallo tra medie e superiori.

La promessa di un ritorno a una scuola in presenza, fatta nel discorso per la fiducia alle Camere dallo stesso premier Mario Draghi, e ribadita dal ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, è diventata nel giro di pochi giorni un miraggio. Almeno fino a quando, ammettono da Palazzo Chigi, il piano vaccinale non ingranerà. E torna la stima, caldeggiata anche da Guido Rasi, ex direttore generale dell’Ema, di fare 500 mila vaccini al giorno per sperare di arrivare a mettere in sicurezza la maggior parte della popolazione, abbattere la diffusione e dunque alzare un muro anche contro le varianti.

L’arrivo dell’esercito e della protezione civile nell’approntare le strutture e l’organizzazione del piano vaccinale rappresenta un primo fondamentale step. Fermo restando che, messa a punto la macchina per correre, poi servirà la benzina. Quei vaccini per i quali il governo vorrebbe che almeno una parte della produzione avvenisse in Italia così da mettere al sicuro una quota consistente di vaccini. La sfida si gioca nei prossimi due mesi.

No a sospensioni generalizzate delle attività didattiche in presenza. Sì invece a chiusure mirate. L’orientamento che il governo dovrebbe assumere oggi, con il nuovo dpcm che entrerà in vigore dal 6 marzo fino al 6 aprile, è di ricalcare le indicazioni date dal Cts. Che suggerisce di sospendere le lezioni, per le scuole di ogni ordine e grado, e dunque anche per infanzia e primaria ad oggi tenute fuori dalle chiusure, nelle regioni, province e nei comuni in zona rossa, come finora sempre avvenuto, ma anche nei distretti con una incidenza di casi superiore a 250 per 100mila abitanti in 7 giorni.

E, altra novità, nella aree in cui siano adottate misure stringenti di isolamento in ragione della circolazione di varianti Covid connotate da un alto rischio di diffusività/resistenza al vaccino e capaci di indurre malattie gravi. Se si dovesse applicare il criterio dei 250 contagi ogni 100 mila abitanti su 7 giorni, in riferimento alla passata settimana, la maggior parte delle regioni sarebbero indenne da ogni ipotesi di Dad, a parte Molise e Basilicata già in fascia rossa. E quelle province, come Frosinone nel Lazio, per le quali sono scattate misure rinforzate a causa della varianti Covid. Ma saranno decisivi i dati di questa settimana per capire cosa accadrà dal 6 marzo, dati che tutti gli esperti si attendono in costante e continua crescita.

Per le aree in zona arancione, il Cts ha sottolineato l’importanza di garantire l’attività didattica in presenza, con la previsione che alcune scuole potranno essere chiuse dalle autorità locali in base al peggioramento dello scenario epidemiologico.

Secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, a partire dalla fine di gennaio l’incidenza dei casi di Covid-19 nella fascia sotto i 20 anni ha superato, per la prima volta da inizio dell’epidemia, quella delle fasce di popolazione più adulte, e a febbraio è rimasta leggermente più alta. L’incidenza di gennaio/febbraio è stata intorno ai 150 casi per 100 mila abitanti, e il valore più alto è stato registrato nella fascia tra i 13-19 anni, poco meno di 200 casi ogni 100 mila abitanti: la fascia degli studenti a cavallo tra medie e superiori.

La promessa di un ritorno a una scuola in presenza, fatta nel discorso per la fiducia alle Camere dallo stesso premier Mario Draghi, e ribadita dal ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, è diventata nel giro di pochi giorni un miraggio. Almeno fino a quando, ammettono da Palazzo Chigi, il piano vaccinale non ingranerà. E torna la stima, caldeggiata anche da Guido Rasi, ex direttore generale dell’Ema, di fare 500 mila vaccini al giorno per sperare di arrivare a mettere in sicurezza la maggior parte della popolazione, abbattere la diffusione e dunque alzare un muro anche contro le varianti.

L’arrivo dell’esercito e della protezione civile nell’approntare le strutture e l’organizzazione del piano vaccinale rappresenta un primo fondamentale step. Fermo restando che, messa a punto la macchina per correre, poi servirà la benzina. Quei vaccini per i quali il governo vorrebbe che almeno una parte della produzione avvenisse in Italia così da mettere al sicuro una quota consistente di vaccini. La sfida si gioca nei prossimi due mesi.

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Covid, scuole osservate speciali ultima modifica: 2021-03-02T06:47:11+01:00 da Gilda Venezia
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