Dalla scuola alla sanità: la crisi mette a rischio 380mila posti di lavoro

di Giorgio Pogliotti, Il Sole 24 Ore, 14.8.2019

– Dai 220mila lavoratori “a rischio” delle aziende in crisi, oggetto dei 158 tavoli aperti al ministero dello Sviluppo economico, ai 55mila precari della scuola con almeno 3 anni di anzianità che vedevano la stabilizzazione più vicina con il decreto approvato «salvo intese» dall’ultimo consiglio dei ministri. Senza dimenticare la Sanità, dove metà dei circa 105mila specialisti del Ssn andranno in pensione: a settembre le regioni dovevano fare il punto con i ministri competenti per avviare un piano straordinario di assunzioni, che in assenza di interlocutori è a rischio.

Sono le prime “vittime” della crisi di governo, che rischia di lasciare in mezzo al guado i lavoratori di marchi storici come Alitalia, Alcoa, Almaviva, Acciai speciali Terni, Blutec, Ilva, Whirlpool. Per l’ex compagnia di bandiera, Fs sta lavorando con Atlantia e Delta al piano industriale in vista della scadenza del 15 settembre per l’offerta vincolante. Ma per il futuro degli 11mila dipendenti di Alitalia un tassello essenziale è rappresentato dal nome del nuovo ministro dell’Economia, visto che il 15% della Newco sarà a carico del Tesoro. Ai tavoli di crisi la novità del 2019 è stato l’ingresso della grande distribuzione, con marchi come Mercatone Uno che, dopo il fallimento della Shernon Holding Srl e la chiusura dei 55 punti vendita, vede a rischio il futuro di 1.860 lavoratori.

C’è tempo fino al 31 ottobre per le offerte vincolanti per l’acquisto dell’intero o di parte del perimetro aziendale. Ma pesa l’incertezza su chi gestirà il ministero dello Sviluppo economico e la task force sulle aziende in crisi. Lo stesso discorso vale per l’acquisizione da parte di Conad di Auchan e Sma che coinvolge circa 18mila addetti ed è oggetto di un altro dei tavoli del Mise. Nello stabilimento Pernigotti di Novi Ligure, i due accordi con la cooperativa torinese Spes e l’imprenditore Giordano Emendatori vanno conclusi entro fine settembre. «Non si può ancora dire che la Pernigotti sia salva, ma è il primo passo nella direzione dell’occupazione degli addetti, a breve ci saranno incontri al Mise per gestire questi passaggi delicati» dichiarava Roberto Benaglia (Fai-Cisl) lo scorso 6 agosto, poco prima dell’annuncio della crisi di governo.

A rischio anche i sostegni alle aziende in crisi che avevano trovato una copertura nella bozza del decreto legge licenziato «salvo intese» dal consiglio dei ministri del 6 agosto. Rimarrà solo sulla carta, senza il completamento dell’iter di approvazione del decreto, con l’invio alla Ragioneria per la verifica delle coperture e la promulgazione da parte del Capo dello Stato. Riguarda realtà molto importanti come l’ex Ilva: Arcelor Mittal ha annunciato la chiusura dello stabilimento il 6 settembre, quando decadrà l’immunità penale per i nuovi manager. Che sono tutelati dal Dl per realizzare il piano ambientale, ma senza il via libera l’annuncio dei proprietari può trasformarsi in realtà.

Così come alla Whirlpool che ha minacciato la chiusura dell’impianto napoletano con 412 dipendenti, il Dl assegna 16,9 milioni nel biennio per finanziare la decontribuzione per i contratti di solidarietà e realizzare il progetto di riconversione. Alla Blutec di Termini Imerese viene finanziata la proroga della cassa integrazione, così come per l’ex Alcoa di Portovesme che beneficia anche del sostegno alla riduzione dei costi dell’energia. La proroga della mobilità per l’area di crisi di Isernia, il rinvio a dicembre dei progetti di Lsu in scadenza a ottobre sono altre misure, insieme alla stabilizzazione dei precari di Anpal servizi (530 collaboratori e 144 tempi determinati in scadenza al 2020), e al potenziamento dell’Unità di crisi aziendali del Mise con l’assunzione di 16-20 esperti.

Incertezza anche nella scuola, dove un secondo decreto approvato in Cdm «salvo intese» offre un salvagente ai 55mila precari con almeno 3 anni di servizio: potranno abilitarsi presso gli atenei e partecipare al concorso per complessivi 48mila posti, avendone riservati la metà. Quanto al concorso per 24mila laureati, le procedure amministrative sono state completate, ma deve ancora essere bandito dal Miur.
Le «innumerevoli vertenze aperte al Mise che riguardano centinaia di migliaia di posti di lavoro», hanno bisogno di «risposte immediate» per i sindacati che si appellano «alle forze politiche parlamentari perché mettano al centro gli interessi del Paese e del mondo del lavoro». I sindacati esprimono «grande preoccupazione per l’attuale situazione di instabilità politica prodotta in pieno periodo feriale che, se non risolta rapidamente, può ulteriormente ridurre le condizioni per la crescita del Paese». Il messaggio è: «Basta alchimie della politica, servono risposte immediate».

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Dalla scuola alla sanità: la crisi mette a rischio 380mila posti di lavoro ultima modifica: 2019-08-15T05:05:00+01:00 da Gilda Venezia
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