Dematerializzazioni, algoritmi e profitti

roars_logodi Renata Puleo,  Roars, 30.10.2020.

Gilda Venezia

Sotto la voce “dematerializzazione” si definisce un complesso di processi di digitalizzazione burocratica. Con l’apparente scopo si semplificazione e trasparenza, i corpi cartacei vengono eliminati, ma con la carta se ne vanno anche i corpi dei lavoratori. Feroce riduzione di organici, smart working e telelavoro che hanno il gran pregio di eliminare la solidarietà fra lavoratori e i conflitti con la controparte padronale pubblica e privata, di incentivare la precarizzazione e il lavoro sottopagato sotto il velo della flessibilità. Se l’algoritmo imbroglia le carte, se crea problemi di mobilità dei docenti, se fa impazzire il sistema di accesso ai dati, se la vasta operazione in atto di smaterializzazione della scuola e di eliminazione dei corpi in presenza si millanta come innovazione, a monte ci sono la mente politica e il suo braccio burocratico. E svariati interessi e profitti.

Il 20 luglio scorso, sulle pagine della cronaca romana del Corriere delle Sera, un piccolo di articolo rendeva conto dell’indagine economico-finanziaria avviata a carico del MI (il Ministero dell’Istruzione ormai separato da quello dell’Università e della Ricerca) per mancata vigilanza sul Consorzio Cineca, in relazione ad attività di gestione dati svolte – per conto del Ministero – in assenza di gara pubblica [1]. Condotta colposa e un  sostanzioso danno erariale, secondo la Guardia di Finanza e la Corte dei Conti, a carico di alcuni alti dirigenti, tre cui spiccava il nome di Giuseppe Valditara, ben noto ai lettori di Roars [2].

Il Cineca è un consorzio universitario nato nel 1969, formalmente in house (non a scopo di lucro e soggetto al controllo pubblico, dunque un’articolazione del ministero) che vanta esperienza nel “supercalcolo dall’anima green”, come recita il sito. Il consorzio svolge attività di supporto ai

“processi del lavoro che semplificano l’interazione fra [il Miur] e il sistema accademico…[mediante] strumenti per l’integrazione, lo scambio, la certificazione e la conservazione di informazioni strategiche per le attività del MIUR”,

a cui vanno aggiunti il supporto all’INVALSI per la conservazione delle prove nazionali e altri analoghi incarichi di archiviazione [3].

La cronaca riporta un’altra ragione sociale, quella che ha dato avvio all’indagine: il Cineca sarebbe un soggetto giuridico operante come privato, a carattere imprenditoriale, chiaramente interessato ad accumulare profitto. Non è la prima volta che il consorzio viene indagato per le allegre condotte economiche, già nel 2004 dovette procedere a patteggiamenti volti al ristoro di partite fiscali non devolute, nel 2015 il Consiglio di Stato stabilì in una sentenza che la società tutto era fuor che in house e che solo il MIUR sembrava ignorarlo. Proprio nel mese di luglio 2020, il MI “blinda” il Cineca mediante un decreto di convenzione valido fino al 31 dicembre 2022 [4].   Affare fatto, tutto sistemato? In realtà  la questione va vista considerando gli aspetti politico-culturali. Sempre nel sito del Cineca si rintracciano elementi di storia dei processi di dematerializzazione che hanno via via portato alla creazione e alla gestione, nei pubblici uffici, di gigantesche banche dati su cui la mano pubblica ha ben poco controllo, magazzini continuamente implementati dalla continua spinta alla digitalizzazione ben più che solo burocratica[5]. Nel caso del MI, tutto il modello di progettazione, di realizzazione, di manutenzione, di formazione all’utilizzo dei sistemi informativi automatizzati, la gestione informatizzata dei bilanci della istituzioni scolastiche (ad esempio la fatturazione elettronica e la criptazione del fatturato) è in mano privata, certo mediante gara pubblica e, inizialmente, sotto l’egida di due autority, l’AIPA (autorità per l’Informatica della pubblica amministrazione, ex L 39/1993) e l’AgId (Agenzia Italia Digitale/Presidenza del Consiglio dei Ministri) che ne avrebbero dovuto controllare i piani triennali di realizzazione. Dalla lettura dei capitolati tecnici relativi ai lotti banditi si evincono importi di spesa per centinaia di migliaia di euro, i contratti sono spesso rinnovati alle stesse aziende vincitrici, spesso code contrattuali provvedono ad alzare la spesa per sopravvenute necessità di implementazione dell’attività appaltata [6].

Un altro caso nell’enorme attività di digitalizzazione è la vicenda del portale SIDI che, come sappiamo, garantisce i servizi di trattamento-dati dei dipendenti e quelli relativi ai contratti di lavoro temporaneo, alle assunzioni, alle domande di ammissione ai concorsi, alla mobilità dei docenti e degli ATA e il rapporto con l’utenza in generale, alla documentazione di carattere sensibile relativa ai Piani Educativi Individualizzati (PEI) per soggetti Diversamente Abili (oggi redatti sulla base di nuove linee guida, assai fumose)[7].

Interessante leggere le note legali alla pagina “Disclaimer” del portale  SIDI dove, dopo la descrizione sommaria dei contenuti, troviamo una singolare precisazione:

“In ogni caso l’utente accetta che il sito e tutti i suoi contenuti, ivi compresi i servizi eventualmente offerti, sono forniti così come sono (sic) ”

Certo, una nota di cortesia banale, routinaria, ma forse il così come sono dovrebbe almeno voler dire funzionanti, funzionali. Anche quest’anno il sistema è andato in tilt al momento dell’inserimento delle domande di supplenza, senza che i cosiddetti monitori, le aziende che curano il monitoraggio dei servizi resi al pubblico, riuscissero a intervenire prima del default, così come accadde nel dicembre del 2019 con le domande di trasferimento [8].

Ma torniamo alla dematerializzazione. Al suo interno troviamo dunque  processi di  digitalizzazione sotto tutte le forme, diffusi e invasivi non solo nei meandri della burocrazia ministeriale, ma fatti propri dalla agenda della politica scolastica, “per accompagnare la scuola alla sfida della innovazione”, come recita l’incipit del Piano Digitale. Ed è questo che fa temere non tanto la Didattica a Distanza, oggi Digitale e Integrata, ibrida, transitata da emergenziale a ordinaria, ma la filosofia che l’ha prodotta e l’ha sta diffondendo – appunto nella ordinarietà – come un modello pedagogico didattico, ormai inattaccabile[9].  Anche l’utilizzazione del Registro Elettronico (RE) in tutti gli ordini di scuola, spacciato per obbligatorio pur in assenza di un regolamento, rappresenta l’antesignano dell’uso sconsiderato di piattaforme private nella scuola: la mancanza di attenzione da parte della istituzioni sulle modalità di implementazione dei dati e, aggiungo, dell’uso dei materiali didattici, delle programmazioni, dei protocolli di valutazione formativa e finale, ha destato anche l’attenzione del Garante sulla Privacy e della Corte di Cassazione [10]. In questo ambito è ben solida la posizione dell’azienda di informatica AXIOS Italia che da anni vanta una partnership con il MI di quasi monopolio su tutti i processi su evidenziati di dematerializzazione. Ovviamente, oggi AXIOS offre anche materiali per la didattica a distanza.

Un altro aspetto di notevole interesse è l’analisi della spesa sostenuta dai singoli istituti scolastici per reggere la dematerializzazione e la digitalizzazione. Evinco dalle tabelle dei conti di preventivo e di consuntivo di un Istituto Comprensivo romano gentilmente fornitimi dalla Dirigente, che la maggior parte delle risorse provenienti dal contributo volontario delle famiglie è utilizzata per sostenere le spese per il mantenimento della strumentazione informatica.

Consulenza informatica 4.500,00
Materiale informatico 4.000,00
Hardware n.a.c. 2.000,00
Reti di trasmissione 1.035,00
Totale 11.535,00

Se si osservano le somme effettivamente impegnate e pagate, le spese per l’informatizzazione è pari a quasi il 60% del contributo genitori.

Consulenza informatica 4.270,00
Materiale informatico 412,41
Hardware n.a.c. 0
Reti di trasmissione 0
Totale 4.682,41

Quindi l’ipotesi che fino al 2019 il contributo volontario abbia sostanzialmente sostenuto l’acquisto di hardware, software, connettività, e manutenzione sembra una pista di lavoro convincente. Ovviamente, bisognerebbe fare una verifica su un campione di scuole. È comunque più che notorio che, se la quantificazione del contributo volontario nella scuola dell’obbligo è spesso modesto, nelle scuole superiori, soprattutto al nord, le cifre diventano molto, ma molto più elevate. Negli istituti secondari di secondo grado veneti, ad esempio, vengono richiesti oltre 200 euro a studente, la cui destinazione è spesso distratta verso il Fondo di Istituto, devoluto per lo più allo staff del dirigente e agli animatori digitali, al di fuori di qualsiasi contrattazione con la Rappresentanza Sindacale interna e senza rendicontazione/pubblicizzazione degli impegni di spesa. Tra l’altro è da non dimenticare che tale contribuzione volontaria è detraibile dalla dichiarazione dei redditi.  Purtroppo, sulla contribuzione volontaria non abbiamo dati pubblici (il Ministero che ne dispone non li divulga in forma aggregata), ma parliamo sicuramente di svariati miliardi di euro. In aggiunta, nei conti preventivi  dell’anno finanziario 2021, fra fondi del PON Scuola  e fondi delle regioni, sono state stanziate molte risorse per l’acquisto di device per gli studenti per la didattica a distanza[11].

Un altro dato interessante è la presenza invasiva del colosso dell’informatica AXIOS nelle scuola, frutto di un mega-appalto del MIUR/MI, di cui poco o nulla è dato sapere e su cui un buon giornalismo d’inchiesta potrebbe fare le pulci, se mia la stampa nostrana ancora disponesse di interesse verso i conti dei ministeri.

Girolamo De Michele ha giustamente sottolineato la natura scivolosa del discorso digitale della Ed-Tech   data l’inverificabilità  degli assunti. Il self organised learning che tanto piace ad Andrea Gavosto (Fondazione Agnelli), la didattica flipped con le altre diavolerie affini, privatizzano tutto il sistema formativo sia nella forma esasperata dell’individualismo e della eliminazione della relazione, sia in quella legata alle fortune di colossi del digitale. Non si tratta solo di vendere dati sensibili di migliaia di persone alle grandi aziende del web ma di consentire loro di formare nuovi soggetti, anticipandone aspirazioni, desideri o creandoli ex novo attraverso l’analisi del loro stile di consumo, sempre più orientato [12].

La voce dematerializzazione definisce processi molto complessi di digitalizzazione, non solo burocratica. I corpi cartacei vengono eliminati con lo scopo apparente di semplificazione e trasparenza, ma con la carta se ne vanno anche i corpi dei lavoratori. Feroce riduzione di organici, smart work e telelavoro (tipologie giuridicamente diverse non passate al vaglio di contratti nazionali di lavoro) che hanno il gran pregio di eliminare la solidarietà fra lavoratori e i conflitti con la controparte padronale pubblica e privata, di incentivare la precarizzazione e il lavoro sottopagato sotto il velo della flessibilità [14].

Se l’algoritmo imbroglia le carte, se crea problemi di mobilità dei docenti, se fa impazzire il sistema di accesso ai dati, se la vasta operazione in atto di smaterializzazione della scuola e di eliminazione dei corpi in presenza si millanta come innovazione, a monte ci sono la mente politica e il suo braccio burocratico (spesso indistinti e con prevaricazione del secondo sulla prima). Dunque, se assolviamo il diagramma di flusso evoluto, lo sviluppatore inchiodato alla tastiera, dobbiamo  un’attribuzione di colpa a coloro che scelgono, nemmeno più nella forma della rappresentanza parlamentare, cosa deve essere l’educazione delle creature piccole e il destino di tanti lavoratori, insegnanti e amministrativi.


[1] https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/20_luglio_31/appalto-senza-gara-ne-controlli-indagati-tre-ex-dirigenti-miur-b11a93f4-d279-11ea-9ae0-73704986785b.shtml

[2] Si vedano i numeri articolo che riguardano le sue posizioni su  News Letter ROARS Review

[3] www. cineca.it https://it.wikipedia.org/wiki/CINECA;https://it.wikipedia.org/wiki/CINECA#:~:text=Il%20CINECA%20%C3%A8%20un%20consorzio,dell’universit%C3%A0%20e%20della%20ricerca.

[4] Registro decreti MI/ Dipartimento per le Risorse Umane e Strumentali R0000038 – 21/07/2020

[5] https://www.agendadigitale.eu/documenti/dematerializzazione-significato-normativa-obblighi-la-pa/; https://www.istruzione.it/archivio/web/ministero/amministrazione_trasparente/dpcm2014/dip_prog/dgcasis.html

[6] Un esempio è la gara-madre del 2012, procedura avviata in ottemperanza delle disposizioni europee. (Gazzetta Ufficiale Unione Europea supplemento n. S225/2010 del 19 novembre 2010; Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana V Serie Speciale- Contratti Pubblici n 137 – Contratti Pubblici del 26 novembre 2010); una delle ultime gare è la seguente: https://www.consip.it/bandi-di-gara/gare-e-avvisi/gara-a-procedura-ristretta-sidi-del-miur inizio 2018

[7]  https://www.miur.gov.it/web/guest/note-legali?pk_vid=36f39446937316831597312458611c3d

[8] https://www.orizzontescuola.it/mobilita-docenti-e-test-invalsi-puo-la-scuola-affidarsi-agli-algoritmi/

[9] https://contropiano.org/news/politica-news/2020/08/09/scuola-dalla-formazione-del-cittadino-a-quella-di-utente-digitale-0130677

[10] Sulla complessa vicenda della digitalizzazione a partire dall’antesignano RE un contributo in : https://genitoreattivo.wordpress.com/2016/10/18/lo-and-behold-ecco-la-scuola/

Molte riflessioni giuridiche sull’uso del RE e sui limiti di  legittimità dello stesso sono state svolte dall’avvocato Barone si Orizzontescuola.  https://www.orizzontescuola.it/ricerca/?term=registro+elettronico+Barone

[11] Sempre  l’IC romano citato ha ricevuto nel corso dell’as 2019/2020 fondi ex DPCM 17/05/20 n 18 per la formazione di personale docente ed ATA alla didattica a distanza; un contributo PON per l’azione del Bando Smart Class; dalla regione Lazio la modesta cifra di 600 euro con l’obbligo di acquisto di pacchetti informatici di GoogleSUITE.

[12] S. Zuboff Il capitalismo della sorveglianza Luiss Un Press, Milano, 2019; The Social Dilemma diretto da Jeff Orlowski, Netflix , 2020

[13] Molto istruttivo il caso degli esuberi a seguito di gare non vinte dal Cineca, come quello documentato sulle pagine del il fatto quotidiano. https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/24/cineca-sciopero-solidale-degli-informatici-contro-34-esuberi-al-policlinico-di-roma-a-rischio-concorsi-e-servizio-di-segreteria/  Altrettanto inquietante l’attività sottopagata, semi schiavistica svolta dagli sviluppatori di algoritmi, funzionale ai processi di gestione dati per le grandi aziende cfr R. Ciccarelli Forza lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitaleDeriveApprodi  Roma, 208 p 23

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Dematerializzazioni, algoritmi e profitti ultima modifica: 2020-11-01T03:59:38+01:00 da Gilda Venezia
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