di Martino Scacciati , Italia Oggi , 28/04/2026
«I bambini non hanno gli strumenti per riconoscere i rischi a cui Internet li espone e, allo stesso tempo, il loro senso critico è indebolito dalla dipendenza dalla Rete», dice Gabriele Guzzetti, direttore di Triadi
«I bambini non hanno gli strumenti per riconoscere i rischi a cui Internet li espone e, allo stesso tempo, il loro senso critico è indebolito dalla dipendenza dalla Rete». A dirlo Gabriele Guzzetti, direttore di Triadi, spin-off del Politecnico di Milano, che ha realizzato lo studio su Neoconnessi, il programma di educazione digitale realizzato da WindTre. Il programma ha raggiunto dal 2018 ad oggi 2,5 milioni di studenti. La ricerca rileva che 3 bambini su 4 ignorano i rischi della rete, ben l’87% non conosce lo sharenting (la tendenza dei genitori di condividere sui social media foto, video e dettagli intimi della vita dei propri figli), il 75% il deepfake, un altro 75% lo screen time (i problemi legati al tempo eccessivo passato davanti allo schermo di un dispositivo digitale) e il 73% le problematiche connesse alla condivisione dei dati personali. E tuttavia, l’indagine ha offerto anche spunti utili sulla strada da seguire per ridurre i pericoli:«Bisogna rafforzare il patto educativo scuola-famiglia».
Domanda. Per quali ragioni gli utenti giovani non riconoscono i rischi che si annidano in Internet?
Risposta. Parliamo di ragazzi molto giovani, di terza, quarta e quinta elementare. L’accesso agli strumenti digitali avviene quindi in un momento in cui non sono stati ancora attivati dei percorsi educativi adeguati. A questo va aggiunto che tre genitori su quattro non si sentono in grado di accompagnare i minori nell’utilizzo corretto degli strumenti digitali. E poi c’è un altro problema.
D. Quale?
R. Quello della percezione del rischio: percepire un rischio digitale è molto più difficile che percepirne uno fisico. È un tema che riguarda sia i piccoli come gli adulti. A questo aggiungono le complicazioni portate dall’evoluzione tecnologica.
D. L’evoluzione tecnologica aumenta le insidie per i bambini?
R. Il nostro studio le individua nelle fake news, nell’isolamento digitale e nell’esposizione a fenomeni come il cyberbullismo o contenuti ingannevoli. Dunque, nel problema di fruire in modo critico e non scontato le informazioni che si trovano in Rete.
D. Lo sviluppo dell’IA può aggravare questi problemi?
R. L’Intelligenza artificiale è un’opportunità e insieme un rischio. Rispetto ai pericoli, penso soprattutto alla sofisticazione dei contenuti ingannevoli ma anche all’abbassamento delle difese etiche. Quando oggi si interroga uno strumento di IA si dà per scontato che l’informazione ottenuta sia vera. Un recente studio su Gemini dimostra invece che solo 9 risposte su 10 sono corrette. Considerate tutte le interazioni che avvengono su Google, si tratta di una montagna di informazioni non corrette. Il rischio è che non ci sia un atteggiamento critico. D’altronde, persino gli adulti faticano a riconoscere le fake news o i contenuti generati dall’IA.
D. Qual è l’atteggiamento di fondo con cui i più piccoli si avvicinano a Internet?
R. In loro c’è un sentimento di curiosità ma allo stesso tempo sono esposti ai pericoli connessi alla dipendenza.
D. La dipendenza può indebolire il senso critico?
R. Esattamente. E questo comporta dei rischi per lo sviluppo delle loro competenze cognitive.
D. Di che tipo sono, invece, le difficoltà delle famiglie nel guidare i figli?
R. Da un lato, abbiamo riscontrato difficoltà nel comprendere come poter introdurre e accompagnare i figli nel mondo digitale. Le famiglie cercano quindi un’indicazione e un indirizzo. Dall’altro, manca una consapevolezza degli eventuali rischi come lo sharenting. Le famiglie sono un po’ come i bambini: l’uso del digitale deve essere insegnato a tutti i livelli.
D. Cosa si può fare perché scuola e famiglie possano dare un maggiore contributo?
R. Il corpo insegnanti ha bisogno di essere supportato sulle tematiche legate al mondo digitale. E, in parallelo, c’è la necessità di sensibilizzare le famiglie sull’importanza di collaborare con la scuola. A volte ci sono divieti, come quello del telefono in classe, che la famiglia non percepisce come rilevanti. È invece importante che si crei un fronte unito su questi temi. Dunque, c’è bisogno di rafforzare il patto educativo scuola-famiglia: spesso lo vediamo venire meno. E da questo punto di vista può essere fatto di più.
Digitale ad alto rischio per i bambini della primaria ultima modifica: 2026-05-07T08:18:31+02:00 da

