Ecco perché la scuola italiana è classista e danneggia i poveri

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– Le iscrizioni alle diverse scuole superiori, liceo classico in testa, si devono in buona parte dei casi alla classe sociale dei genitori e di rado alla bravura degli studenti.

Il problema comincia già alla scelta del tipo di superiori, e da lì in poi non fa che aggravarsi. Ridotta all’essenziale, la scuola italiana offre ai ragazzi tre grandi corsie, e altrettanti percorsi possibili nel proprio futuro: la strada degli istituti professionali, quella dei tecnici, e infine i licei. Lo stesso e crescente ordine segue la possibilità di una buona carriera, maggiore facilità nel trovare lavoro, stipendi migliori.

Una distinzione così, pur se declinata in varie forme, esiste un po’ in tutti i paesi sviluppati. Il rebus però sta nel capire quali ragazzi accedono a una certa via, di chi si tratta, e soprattutto da dove vengono. Se i capaci ma nati in contesti sfortunati tendono a scegliere la strada che poi ne valorizza il talento, siamo in presenza di una scuola (e di una società) con elevata mobilità sociale – dove anche i figli dei poveri, per esempio, possono aspirare a un futuro migliore.

Quello dell’Italia è il caso opposto. Intanto sappiamo che il nostro non si può certo definire un paese dove la mobilità sociale è alta: i figli di famiglie ricche tendono a restare tali, e viceversa.

Si tratta senz’altro di un fenomeno complicato e dalle tante cause, ma fra esse rientra senza dubbio l’istruzione, che ha un ruolo fondamentale.

Secondo le rilevazioni di Alma Diploma, un consorzio che analizza l’orientamento dei diplomati, i figli di famiglie povere o poco istruite si iscrivono solo di rado ai licei e ancora meno di frequente al classico, in una certa misura il cuore della classe dirigente del nostro paese.

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Ecco perché la scuola italiana è classista e danneggia i poveri ultima modifica: 2018-02-27T04:57:35+00:00 da Gilda Venezia

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