Educazione civica, se a curare il cuore sono i dentisti

di Franco Labella,  il Sussidiario, 14.5.2019

– Il modo in cui è stato concepito il nuovo insegnamento di educazione civica fa acqua da tutte le parti. Fortunatamente l’iter è ancora in corso. Ci penserà il Senato?

Grande è la confusione sotto il cielo: dunque la situazione è eccellente. Mai come nel caso della cosiddetta educazione civica, che si vorrebbe introdurre dal prossimo anno scolastico in tutte le scuole italiane, la vecchia massima è assolutamente adeguata.

Perché il giorno dopo il voto favorevole della Camera dei deputati alla proposta di legge A.C. 682 ed abbinate che dovrebbe far scomparire la non-materia gelminiana Cittadinanza e Costituzione, si potevano leggere titoli e dichiarazioni assolutamente concordanti come “Educazione civica, primo via libera alla legge che introduce un’ora in più a settimana” (Sole 24 Ore) e “Non ci sarà nessuna ora e docente in più e neppure un euro aggiuntivo stanziato” (on. Simona Malpezzi, capogruppo in Commissione cultura del Pd, partito che pure ha votato a favore della proposta).

 

E se la genesi della proposta di legge approdata alla prima approvazione è quella legata al superamento di Cittadinanza e Costituzione, qual è il senso da attribuire alle dichiarazioni entusiastiche dell’ex ministro dell’Istruzione, che ha rivendicato la primogenitura della non-materia con il suo partito (FI) che pure ha appoggiato e caldeggiato la nuova materia che la dovrebbe sostituire?

A seguire tutta la vicenda sforzandosi di approfondirla con il testo della proposta e con la lettura del resoconto stenografico della seduta del 2 maggio alla Camera viene, per usare un eufemismo, un leggero mal di testa.

La lettura del testo originario della proposta, quattro articoli formulati in modo piano e di facile comprensibilità, può ingenerare gli equivoci e i distinguo segnalati all’inizio perché, in realtà, l’articolato sottoposto al voto della Camera non solo è cresciuto passando a dodici articoli ma il contenuto, ora, è del tutto diverso e assai più confuso rispetto alla formulazione originaria.

L’iniziativa legislativa (diciassette diverse proposte fra le quali una di iniziativa popolare unificate nella proposta votata a Montecitorio) è multiforme, dalla Lega all’Anci, dai molti padri e madri, da Gelmini e Centemero fino ad Ascani, Franceschini e Serracchiani passando per le eccellenze enogastronomiche (sic), essenziale tema di educazione civica, della proposta a firma congiunta Aprea e Brunetta, ha subìto profonde modificazioni genetiche ancor prima di nascere.

Perché parlarne diffusamente con un’analisi puntuale prima della sua approvazione definitiva? Innanzi tutto per alimentare una speranza forse vana: favorire un processo emendativo al Senato.

Per uscire, poi, dalle fake news così come auspicato, peraltro, nell’art. 5 comma 2 della proposta che riguarda l’educazione digitale e poco male se gli autori delle fake sono proprio tutti quelli che la proposta l’hanno votata.

Perché, infine, dà la misura dello Zeitgeist, dal momento che consente di capire come il clima confuso nel mondo attuale della politica, anche quando una iniziativa nasce con un larghissimo consenso che mette insieme maggioranza e opposizione, riesce, poi, a produrre un pastrocchio che sarà venduto come riforma epocale dalla prima (Salvini e co.) e come occasione mancata dall’opposizione (Pd).

Eppure leggendo il resoconto stenografico non si percepisce assolutamente una diversità di posizioni fra maggioranza e opposizione ed anche il voto praticamente unanime (tre soli astenuti) mal si concilia con la diversità di giudizio evidenziata all’inizio.

Per cui verrebbe da dire che se proprio bisognava scimmiottare lo spirito della Costituente, su un tema importante e sulla scuola, per produrre il pastrocchio che analizzeremo sarebbe stato meglio che in tanti si fossero riposati.

Il giudizio, drastico, si basa sulle numerose aporie che il testo finora concordato presenta.

Cominciamo dall’osservazione più semplice: come si concilia la definizione della disciplina (trasversale ma assegnata in un ordine di scuola prioritariamente ai docenti di materie giuridico-economiche) con un monte ore (33 ore e non 36 come  dichiarano alcuni deputati di schieramenti diversi – lo si legge nello stenografico -, evidentemente molto coinvolti ed informati) non assegnato ad un docente ma da ritagliare nel monte ore annuale complessivo?

La buonanima del mio maestro elementare mi ha insegnato che l’addizione equivale alla somma degli addendi. Se ci fosse, dal prossimo 1° settembre, un’ora in più di educazione civica il monte ore, ad esempio, dei bienni delle superiori dovrebbe passare dalle attuali 27 a 28 ore. Ma così non è, con buona pace dei tweet di Salvini e compagnia e dei tanti titoli di giornale che parlano di ora in più.

Perché basta leggere l’art. 2 co. 7 che recita: “dall’attuazione del presente articolo non devono derivare incrementi o modifiche dell’organico del personale scolastico né ore d’insegnamento eccedenti rispetto all’orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti”.

Per i non addetti cosa significa? Che non c’è nessun’ora aggiuntiva e che nei collegi docenti di tutta Italia da settembre dovrebbe iniziare la battaglia per decidere a quale disciplina e docente togliere le ore (almeno 33) da dedicare alla nuova disciplina utilizzando le cosiddette quote dell’autonomia, così come previsto nell’art. 2 co. 3 della proposta passata a Montecitorio ed in attesa del voto a Palazzo Madama.

Se qualcuno sa cosa succede già oggi nelle scuole superiori con le cosiddette curvature per l’Alternanza scuola-lavoro può immaginare che fine farà la nuova disciplina.

Ed è anche facile immaginare la conflittualità che si genererà nei collegi con le quote.

Tutto pensato per non far decollare l’insegnamento? A pensar male si fa peccato, ma la demagogia di scelte contrabbandate, nel recente passato, per riforme epocali (per essere bipartisan dal Clil a Cittadinanza e Costituzione passando per l’Alternanza scuola-lavoro) lascia poco spazio alle previsioni positive.

Un punto di forza della proposta approvata sarebbe che, contrariamente a quanto pensato e scritto anche da esperti di scuola che lo davano già presente per la moritura Cittadinanza e Costituzione, comparirà, dal 1° settembre, il voto in pagella. Bene, perché il non senso di una disciplina impartita e non valutata era un unicum nell’ordinamento scolastico italiano. Ma il voto chi lo propone?Un docente coordinatore (diverso da chi impartisce l’insegnamento e che dovrebbe svolgere questa attività aggiuntiva non essendo retribuito) che, dice l’art. 2 co. 6, formula la proposta di voto espresso in decimi acquisendo elementi conoscitivi dai docenti a cui è affidato l’insegnamento dell’educazione civica.

È appena il caso di far presente agli estensori della proposta che un incarico aggiuntivo, oltre a dover essere retribuito, è – ad ordinamento vigente – un incarico opzionale e non obbligatorio esattamente come avviene già con i tutor interni dell’alternanza.

In ogni caso si può immaginare una pratica più bizantina e priva delle garanzie minime per una valutazione corretta sotto il profilo formale?

Il plurale usato nell’art. 2 co. 6 (i docenti) rimanda ad un’altra perla e cioè quella della possibile con-titolarità dell’insegnamento. Chi ha un minimo di esperienza sa quali sono le difficoltà di una valutazione affidata a più docenti (come i docenti di lingua straniera nei licei linguistici in occasione degli esami di Stato) e quindi anche su questo è lecito avanzare seri dubbi sulla reale efficacia del provvedimento.

Ma arriviamo al punto che personalmente ritengo il punto dolente.

Comunque la si chiami (Cittadinanza e Costituzione, educazione alla legalità, educazione al civismo e chi più ne ha più ne metta) è di tutta evidenza che quello che contano sono i contenuti che hanno prevalentemente contenuto giuridico.

Un illuminante recente titolo del SussidiarioCittadinanza e Costituzione, i buoni esempi non possono sostituire i libri – sintetizza in maniera chiara la questione per gli studenti delle scuole superiori. L’educazione alla legalità senza le leggi è un paradosso che solo la fervida mente di qualche buontempone poteva o può proporre.

Nel sistema scolastico italiano, nelle scuole superiori sono presenti, da decenni, i docenti di scienze giuridiche ed economiche. Essi sono, per competenza e percorsi universitari, i docenti titolati ad occuparsi di cittadinanza e soprattutto Costituzione. A meno che, come in questo video, non si pensi che per curare il cuore serva un dentista. Con tutto il rispetto per i dentisti.

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Educazione civica, se a curare il cuore sono i dentisti ultima modifica: 2019-05-14T07:02:17+01:00 da Gilda Venezia
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