Emergenza edilizia scolastica. Che fare

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Quelle cinque certificazioni, di cui due a carico delle scuole. Oltre 14 mila edifici non hanno nessuna delle certificazioni per la sicurezza di competenza di Comuni e Province. Soltanto l’11% degli edifici scolastici con tutte le certificazioni per la sicurezza a carico di Comuni e Province.

Gilda Venezia

L’indagine sullo stato dell’edilizia scolastica italiana curata da Tuttoscuola, che ha letto i dati contenuti nel Portale dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito e li ha descritti fedelmente ai propri lettori, è stata ripresa con evidenza da moltissimi siti, da tanti media radiotelevisivi e dai giornali con articoli e, nel caso del Corriere della Sera, con un editoriale in prima pagina di Gian Antonio Stella, autorevole firma del quotidiano milanese, da sempre attento osservatore della realtà scolastica del nostro Paese.
Il commento di Stella, che riportava ampiamente i dati disastrosi sullo stato degli edifici scolastici italiani per quanto riguarda la loro sicurezza, ha suscitato l’immediata replica del ministro Valditara, che in una lettera al Corriere, pubblicata il 3 settembre, ha precisato che tali dati si riferiscono “all’anno scolastico 2023/2024, cioè a 2 anni fa, quando non erano ancora iniziati i grandi lavori di messa in sicurezza della scuola italiana avviati da questo Governo”, e che “le certificazioni più significative, quali il Certificato di agibilità e il Certificato di prevenzione incendi, [sono] di esclusiva competenza degli enti locali che spesso sono in ritardo a renderli pubblici anche quando esistenti, non essendo fra l’altro previsto un obbligo di pubblicazione”. Precisazioni a beneficio di chi non aveva letto il nostro dossier, che evidenziava con chiarezza questi aspetti, e nel quale si legge che questa situazione “si è stratificata nei decenni” e che “è il prodotto di un limite nazionale, che ha molto a che fare con la scarsa priorità storicamente attribuita al sistema di istruzione”.
Il ministro nella lettera ha anche ricordato che “con questo Governo si è avviato per la prima volta un piano straordinario di oltre 11 miliardi di euro, che utilizza sia fondi PNRR, sia, per circa 1/3 degli interventi di messa in sicurezza, fondi ministeriali. È il più grande piano di finanziamento relativo alla messa in sicurezza delle scuole italiane mai fatto nella storia della Repubblica. Coinvolge attualmente oltre 10.000 edifici scolastici, circa un quarto del totale. È evidente che i risultati si vedranno al termine dei lavori”.
In una breve controreplica Stella ringrazia il ministro “per le precisazioni che, del resto, non smentiscono nulla delle denunce sulla sciatteria con cui spesso sono ignorate le leggi sulla sicurezza. Quanto ai dati «vecchi» del 2023/24 ripetiamo che sono stati forniti dal ministero il 14 luglio scorso: ieri mattina, per i burocrati italiani. E quelli ancora più freschi, del 6 agosto, non sono stati presi in considerazione da Tuttoscuola perché non sarebbe stato serio: erano incompleti”.
Il sasso nello stagno gettato (ancora una volta, vorremmo osservare) da Tuttoscuola riattualizza uno dei più gravi malanni della scuola italiana, l’assoluta inadeguatezza del nostro patrimonio edilizio (messa in luce in passato anche dal Censis, dalla Fondazione Giovanni Agnelli, da Cittadinanzattiva, da Legambiente e da altri) e la necessità di interventi più che urgenti, in particolare nelle non poche zone ad elevato rischio idrogeologico.
Il dibattito in corso intanto ha indotto il ministro a mettere l’accento sulle iniziative in corso, che riguardano, ha detto, “oltre 10.000 edifici scolastici”, e ha spinto importanti associazioni di professionisti come l’Associazione Costruire Scuole, presieduta dall’ing. Silvio Bosetti, attiva dal 2021 (ne fanno parte autorevoli architetti, ingegneri, demografi come l’ex presidente dell’ISTAT Giancarlo Blangiardo, esperti di public management come Tommaso Agasisti), ad avanzare proposte accuratamente strutturate volte in particolare a sviluppare la collaborazione pubblico-privato in questo campo.
I dati contenuti nel Portale del Ministero sono vastissimi e possono essere analizzati sotto numerose angolature. Continuiamo dunque il nostro servizio di informazione – a favore degli studenti, del personale, delle famiglie, dell’opinione pubblica e anche delle istituzioni – su quanto si legge nell’Anagrafe ufficiale sull’edilizia scolastica.
Lo studio presentato su tuttoscuola.com e nella newsletter della scorsa settimana si basa sull’incrocio, per ognuno dei 39.993 edifici scolastici statali, delle informazioni relative al numero di certificazioni disponibili, con riferimento alle cinque principali certificazioni in tema di sicurezza previste dalla normativa, secondo quanto riportato nella sezione Open Data dell’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia scolastica pubblicata a partire dal 15 luglio 2025 dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, sulla base dei dati caricati dagli enti locali, proprietari degli edifici. Esse sono: Certificato di agibilità, Certificato di prevenzione incendi, Certificato di omologazione centrale termica, Piano di evacuazione, DVR. I primi tre documenti sono forniti da Comuni e Province, gli ultimi due dalle istituzioni scolastiche.
Come ormai noto, dall’analisi e rielaborazione dei dati da parte di Tuttoscuola è emerso il seguente quadro:
Gilda Venezia
Risultano, dunque, in possesso di tutte le certificazioni/documenti soltanto 3.905 edifici tra i 39.993 esistenti (9,8%), cioè quasi un edificio ogni dieci.
Sono, invece, 3.588 gli edifici (9%) dei quali il Portale riporta, per l’a.s. 2023-24, la totale mancanza di certificazioni.
Il ministro Valditara ha spiegato nella lettera al Corriere della sera, con riferimento ai due documenti redatti dalle scuole, e cioè il piano di evacuazione e il documento di valutazione dei rischi (DVR), che “poiché il caricamento di questi dati non è obbligatorio, il dato reale è verosimilmente maggiore di quello rilevato nell’anagrafe stessa” (annunciando che qualora questi documenti non fossero proprio stati redatti, dal prossimo anno tale inadempienza potrà incidere sulla valutazione della performance del dirigente).
Certamente il Ministero raccoglierà presto la situazione aggiornata e completa del piano di evacuazione e del documento di valutazione dei rischi. Nell’attesa concentriamo l’analisi sulle tre certificazioni fornite dagli enti locali, i cui esiti colpiscono molto. Ne parliamo nella notizia successiva.
Su 39.993 edifici scolastici statali, ben 35.538 (89%) hanno solo due, una o addirittura nessuna delle tre certificazioni (agibilità, omologazione centrale termica e prevenzione incendi) fornite da Comuni e Province (dati riferiti all’a.s. 2023-24)
Basterebbe questo dato per capire come i livelli di sicurezza degli edifici in cui ogni giorno vivono milioni di persone tra alunni e personale scolastico attestano tutte le criticità accumulate nel corso di decenni, e alle quali il Pnrr e altri recenti finanziamenti stanno cercando di far fronte.
Qualsiasi struttura privata (non solo strutture produttive, anche semplici uffici), verrebbe chiusa immediatamente per gravi problemi di sicurezza. Gli edifici scolastici, invece, “seconde case” di studenti e luogo di lavoro del personale della scuola, anche senza certificazioni, restano invece aperti per non interrompere un servizio pubblico.
In questo quadro negativo sono oltre 14mila e 500 gli edifici che non hanno nessuna certificazione, pari al 36,3%.
Aosta registra soltanto 8 edifici su 139 (5,8%), seguita da Umbria (16,6%) ed Emilia R. (19,7%).
Come si può immaginare, le regioni del Nord Est con il 21,1% e quelle del Nord Ovest con il 22,6% di edifici senza certificazioni registrano le situazioni meno critiche, rispetto alle restanti aree del Paese, con percentuali sotto la media nazionale, con le Isole che registrano oltre la metà degli edifici senza alcuna certificazione.
Gilda Venezia
Le tre certificazioni degli edifici scolastici (agibilità, omologazione centrale termica e prevenzione incendi) fornite da Comuni e Province che attestano le condizioni di sicurezza in cui per tutto l’anno vivranno oltre 7milioni di alunni e un milione tra docenti e altro personale scolastico presentano nel loro insieme un quadro preoccupante (agibilità 37,2%, omologazione centrale termica 38,3% e prevenzione incendi 33,8%).
In questa situazione critica vi sono, tuttavia, edifici che registrano tutte e tre le certificazioni. Sono soltanto 4.455 e rappresentano l’11,1% dei 39.993 edifici scolastici presenti.
Sopra la media nazionale dell’11,1% sono tutte le regioni settentrionali, esclusa la Liguria. Aosta registra la condizione migliore con il 29,5%, seguita da Lombardia (18,1%), Friuli VG (17,8%) ed Emilia R. (17,5%).
Il Molise, con il 16,3% è l’unica regione meridionale sopra la media nazionale.
Nel complesso, sia le regioni del Nord Est con il 17,1% che quelle del Nord Ovest con il 15,8% sono sopra la media nazionale, mentre le regioni delle altre aree sono molto al di sotto della media nazionale con le Isole che si fermano al 4% con 211 edifici su 5.149 che registrano tutte e tre le certificazioni.
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