Esame di maturità, una riflessione

di Miri Teo, dal Movimento Docenti, 22.6.2024.
Una riflessione sull’esame di maturità, dall’osservazione all’analisi.
Gilda Venezia
Abbiamo ormai constatato che, nel liceo scientifico, il compito di matematica ha creato molti problemi. Quali le cause? Proviamo a fare un elenco.
La prima che ci viene in mente, la più facile, è “i ragazzi non studiano”. Può darsi che sia vero, anzi certamente sarà così.
Ma perché? Cosa è cambiato?
Di sicuro, l’isolamento dovuto al COVID ha segnato queste generazioni, esasperando il già diffusissimo utilizzo dello smartphone e quindi contribuendo alla riduzione della capacità di concentrazione ed attenzione, come dimostrato da molti studi effettuati.
Quest’analisi, però, non può limitarsi agli studenti. Non sarebbe onesto.
Nella scuola cosa è successo in questi ultimi dieci o quindici anni? O forse sono venticinque anni?
Perché ciò che emerge oggi è il risultato di un lungo lavoro ai fianchi, iniziato con la legge sull’autonomia scolastica del 1997 e l’introduzione del linguaggio aziendalistico in quella che, secondo la nostra Costituzione, è un’Istituzione culturale.
Lo studente diventa utente, l’istruzione diventa servizio. Aperta ormai la porta, arriva la valanga di corpi estranei, qui elencati in ordine sparso:
  • La ASL, alternanza scuola lavoro, poi abolita (sic!) e diventata PCTO, percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento.
  • La didattica per competenze che punta al risultato e non al percorso, addestra ma non educa al pensiero critico.
  • Le soft skills (comunicazione efficace, problem solving, lavoro di squadra, leadership, flessibilità, adeguata gestione del tempo e dello stress), capacità ad ampio spettro sempre più richieste dalle aziende.
  • Il PDM, piano di miglioramento.
  • Il RAV, rapporto di autovalutazione.
  • Il POF poi diventato PTOF, piano triennale dell’offerta formativa.
  • I crediti formativi, che da un lato accentuano le ineguaglianze tra chi può e chi non può (vela, basket, certificazioni linguistiche sono per chi ha possibilità economiche) e dall’altro mercificano il sapere, dando un valore quantificabile alla conoscenza (frequento quel corso non perché mi arricchisce culturalmente ma perché mi dà i crediti).
  • La tecnologia vista come la panacea (basti guardare la finalità dei fondi PNRR).
  • le progressive e sempre meno velate interferenze del mondo economico ed aziendale, che preme per trasformare l’istruzione in addestramento. A questo proposito, il preside Giannelli, in un’intervista a Timeline su Sky Tg24, dichiara espressamente che l’esame di maturità non ha valore pratico, riferendosi al mondo del lavoro. Valore pratico. Valore spendibile. Valore economico.
Ma l’educare (ex-ducere) e l’insegnare (in-signare) non devono avere valore pratico, spendibile, economico. Educare ed insegnare sono il fondamento della scuola, Istituzione della nostra Repubblica. I ragazzi frequentano la scuola perché i loro insegnanti possano imprimere loro un segno, la conoscenza che apre la mente, e al contempo possano aiutarli e stimolarli ad esprimere ciascuno il proprio potenziale, sviluppando il pensiero critico, la capacità di leggere la realtà e di affrontare nuove sfide costruendo sulle conoscenze acquisite, perché non si può imparare se non si impara ad imparare.
Se si continua a togliere spazio e tempo all’insegnamento, chiedendo alla scuola di assolvere a compiti sempre più estranei alla sua funzione primaria, non si può pretendere che gli studenti acquisiscano le conoscenze richieste dall’esame di maturità. È un circolo vizioso che può essere spezzato solo con un’onesta presa di coscienza ed una coraggiosa marcia indietro, per quanto possibile.
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Esame di maturità, una riflessione ultima modifica: 2024-06-23T20:39:55+02:00 da
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