di Roberto Bosio, infodocenti, 5.6.2026.
Fondo Espero, conviene spostare la propria posizione pensionistica in un fondo pensione aperto?
Oggi il Corriere della Sera spiega che, nel giro di qualche mese, ci sarà la possibilità per il lavoratore dipendente di trasferire la propria posizione pensionistica dal fondo negoziale di categoria (come Fondo Espero ) ad altra forma complementare, includendo nel trasferimento il contributo datoriale (ovvero la quota che lo Stato paga in Fondo Espero).
Conviene spostare la propria posizione pensionistica da Fondo Espero?
Per valutare le posizioni dei fondi pensionistici tutto dipende da due fattori: i costi ed i rendimenti. I costi sono certi mentre per quanto riguarda i secondi, come indicano tutti i prospetti informativi: «le performance passate non sono indicative dei risultati futuri».
Sui costi, lo stesso Corriere spiega che “i Fondi Negoziali” (come Espero) “spuntano, in media, costi bassi e omogenei per tutte le tipologie di gestione (ma doppi per le gestioni garantite), Fondi Aperti e Pip (Piani Individuali Pensionistici) presentano un Isc elevato e crescente con la quota azionaria in gestione. Particolarmente significativo il caso dei comparti Obbligazionari, dove i Pip mostrano un Isc medio dell’1.94%. Ciò significa che di un tasso di rendimento (dopo le imposte) del 3% resterebbe poco più di 1 punto percentuale a beneficio dell’aderente”.
Secondo la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), un Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) del 2% rispetto a un ISC dell’1% riduce il capitale accumulato dopo 35 anni di circa il 18%.
D’altra parte persino i seguaci del libero mercato della Voce indicano come, dal lato dei rendimenti, non ci siano differenze significative da perfomance tra le diverse forme pensionistiche se si prende in considerazione un periodo decennale.
Come affermano sia il Corriere che la Voce, se i rendimenti sono simili, e i costi sono inferiori, non c’è alcuna convenienza a passare ad altra forma di pensione.
I fondi pensione battono il rendimento da TFR
Un altro aspetto rilevante che mette in evidenza il post della Voce è che, sul medio-lungo periodo, le gestioni bilanciate e azionarie delle forme pensionistiche riescono a battere il rendimento del Tfr nonostante i picchi di inflazione registrati all’inizio di questo decennio.

