Francia e Svezia tornano a carta e penna a scuola: e in Italia cosa succede?

Gilda Venezia

di Edoardo Cantone, scuolainforma, 3.5.2026

Francia e Svezia vietano i pc in classe e tornano ai libri, in Italia si vota la settimana della scrittura a mano: cosa sta cambiando?

Negli ultimi anni, qualcosa sta cambiando in merito alla tecnologia, infatti, la Francia e la Svezia hanno avviato un deciso cambio di rotta sull’uso dei dispositivi tecnologici nelle aule, con divieti nelle università, nuove leggi statali e fondi per riacquistare i libri di testo. Non si tratta di nostalgia, ma di risposte concrete a dati preoccupanti sui livelli di apprendimento. E anche in Italia il tema è arrivato in Parlamento ed è in discussione l’istituzione di una Settimana Nazionale della Scrittura a Mano, mentre il Friuli Venezia Giulia ha già introdotto una figura professionale dedicata alla calligrafia nelle scuole.

Il caso francese: le università tornano a carta e penna

In Francia, il primo fronte di resistenza al digitale in classe non è arrivato dal governo centrale, ma direttamente dalle istituzioni accademiche. Diverse università e college privati hanno scelto autonomamente di vietare l’uso del computer durante le lezioni, obbligando gli studenti a prendere appunti a mano. L’Università Cattolica dell’Ovest, con sede ad Angers, è tra le prime ad aver adottato questa regola. Stessa linea all’Istituto di Scienze Politiche di Rennes, che ha imposto gli appunti a mano almeno per il primo e il secondo anno. Anche l’IPC (Facultés Libres de Philosophie et Psychologie) di Parigi e l’Istituto Ircom di Angers hanno seguito questa strada, con l’eccezione dei tablet per studenti con disabilità.

Perché i docenti vietano il pc?

Il caso più emblematico arriva dalla Sciences Po di Parigi, dove il docente Julien Damon ha imposto il divieto nelle proprie lezioni, ma non per ragioni strettamente didattiche. La motivazione è che molti studenti fingono di prendere appunti mentre in realtà chattano o fanno acquisti online. Una questione di rispetto reciproco in aula, prima ancora che di metodo di studio. Ma c’è di più. La dottoressa Athena Johnson, linguista applicata all’Università Paris-Nanterre, ha messo in luce i   vantaggi cognitivi della scrittura a mano

La lentezza del gesto impone di selezionare le informazioni, individuare le parole chiave, costruire connessioni logiche tra i concetti. Il risultato è una memorizzazione a lungo termine più solida rispetto a quella ottenuta digitando. Il mezzo digitale, spiega Johnson, crea spesso l’illusione di aiutare a memorizzare più dati, ma lascia chi lo usa meno preparato di fronte a domande analitiche. Un buon punto di equilibrio potrebbe essere l’uso di dispositivi touch con stilo, che conserva il gesto manuale senza rinunciare al digitale.

La Svezia e il grande dietrofront

Il caso svedese è forse il più clamoroso, anche per il contesto da cui arriva. La Svezia era stata tra i paesi europei più convinti fautori della digitalizzazione scolastica quando nel 2019 aveva reso obbligatorio l’uso dei dispositivi digitali persino negli asili. Pochi anni dopo, lo stesso governo ha fatto marcia indietro. Il segnale d’allarme è arrivato dai dati, con quasi un quarto dei quindicenni svedesi che non raggiungeva i livelli minimi di comprensione del testo. Una percentuale che ha spinto le autorità ad agire con una certa urgenza. Il risultato è stato un divieto totale sui dispositivi elettronici nelle scuole, accompagnato dallo stanziamento di 200 milioni di dollari per riacquistare i libri di testo fisici.

In Italia la settimana della scrittura a mano e il “Tecnico del segno”

Anche in Italia il tema ha iniziato a fare breccia nelle istituzioni. L’11 febbraio 2026, la VII Commissione Cultura della Camera dei deputati ha approvato la proposta per l’istituzione della Settimana Nazionale della Scrittura a Mano, ora all’esame del Senato. Il testo prevede anche la creazione di un Comitato nazionale per la tutela della scrittura a mano presso il Ministero della Cultura, oltre a iniziative di informazione attraverso la RAI. Il contesto italiano ha i suoi numeri da tenere presenti. Andrea Cangini, direttore dell’Osservatorio Carta, Penna & Digitale della Fondazione Luigi Einaudi, ha segnalato nel 2025 come i risultati delle prove Invalsi abbiano mostrato che il 51,7% degli studenti ha una familiarità insufficiente con la lingua italiana. Tra le cause indicate figura anche la scarsa dimestichezza con la scrittura a mano in corsivo e con la lettura su carta.
Sul piano politico, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha inviato agli studenti un messaggio in occasione della Giornata Mondiale del Libro, ricordando che l’obiettivo della scuola è riportare al centro la carta, la penna, il libro. Ha aggiunto che la scrittura in corsivo, la calligrafia, le poesie a memoria non sono esercizi del passato, ma strumenti per educare alla bellezza, all’ordine mentale e al rispetto dell’altro. A livello regionale, il Friuli Venezia Giulia si era già mosso in anticipo, visto che nel 2025 è stata la prima regione italiana a riconoscere la figura del “Tecnico del segno”, un professionista specializzato nell’insegnamento della scrittura a mano nelle scuole primarie e secondarie. Uno strumento pensato non solo per migliorare la grafia, ma anche la concentrazione, la memoria, l’organizzazione del pensiero, la motricità fine e persino la postura.

 

Francia e Svezia tornano a carta e penna a scuola: e in Italia cosa succede? ultima modifica: 2026-05-07T07:32:10+02:00 da
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