Galimberti denuncia la crisi dei giovani italiani

Gilda Venezia

di Andrea Carlino, Orizzonte Scuola, 2.8.2025.

3 milioni di anoressiche, 2 milioni di autolesionisti e 200mila hikikomori
in una generazione senza futuro che si ‘anestetizza’ dall’angoscia.

Gilda Venezia

Il filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti lancia un allarme senza precedenti sulle condizioni dei giovani italiani durante l’incontro “Il bene e il male – Educare le nuove generazioni” al Ferento TeatroFestival. Le sue parole, pronunciate lo scorso 25 luglio presso il teatro romano di Viterbo, delineano un quadro drammatico di una generazione senza futuro che ricorre a strategie di sopravvivenza estrema.

Tre milioni di anoressiche e l’epidemia dell’autolesionismo

I numeri esposti da Galimberti sono allarmanti: “In Italia noi abbiamo 3 milioni di anoressiche, che non è una patologia tanto semplice, quella di fare la guerra da principio di conservazione”. L’anoressia viene descritta dal filosofo come una guerra contro la morte, una patologia che coinvolge non solo le ragazze ma anche i maschi. A questa cifra si aggiungono 2 milioni di autolesionisti che “infliggono al corpo le ferite, le ferite dell’anima”, e 200.000 giovani colpiti dalla sindrome Hikikomori, il disturbo di origine giapponese che porta i ragazzi a isolarsi completamente per anni nella propria camera, fino al suicidio.

La causa principale di questo fenomeno, secondo Galimberti, risiede nella mancanza di futuro che caratterizza l’epoca attuale. “I giovani assumono le droghe, non tanto per il piacere che danno, quanto come un anestetico. Si anestetizzano dall’angoscia che provano quando sporgono lo sguardo sul futuro e loro non ci vogliono pensare”. Il filosofo sottolinea come questa generazione viva “l’assoluto presente in modo più amoroso possibile, appunto perché il futuro non offre nessun invito”.

Famiglia e scuola: i due “settori disastrati” dell’educazione

Galimberti individua nelle inadempienza della famiglia e della scuola le concause principali di questa crisi generazionale. Citando Freud e le neuroscienze, il filosofo ricorda che “nei primi 6 anni di vita si formano definitivamente le mappe cognitive e le mappe emotive“, ma le neuroscienze sono ancora più severe, stabilendo questo periodo critico nei primi tre anni di vita.

La formazione emotiva dei bambini avviene oggi in condizioni precarie: “nei primi tre anni di vita i bambini cosa fanno? Magari vanno un po’ al nido, un po’ all’asilo, un po’ di televisione, un po’ di babysitter, un po’ di cartelli animati. Adesso magari anche un telefonino con i giochini”. Galimberti denuncia l’errore educativo dei genitori che non lasciano spazio alla mancanza e al desiderio: “Quello che hai non lo desideri e se tu ce l’hai prima di averlo desiderato, il desiderio si estingue”.

Per quanto riguarda la scuola, il filosofo critica duramente il sistema delle certificazioni di patologie fittizie che permette percorsi facilitati agli studenti. “In una classe il 50% degli studenti che cos’è? Dislessico, disgrafico, acalculico, asperger, autistico“, denuncia Galimberti, sostenendo che molte di queste diagnosi nascondono un sistema che evita di affrontare le vere difficoltà educative. La critica si estende agli insegnanti di sostegno non specializzati e alle classi sovraffollate di 30 studenti, quando per educare davvero “devi avere una classe di 12 ragazzi, non di più”.

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Galimberti denuncia la crisi dei giovani italiani ultima modifica: 2025-08-02T15:59:39+02:00 da

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