Giostra di docenti e didattica pesano sugli apprendimenti

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di Daniele Checchi, Il Sole 24 Ore, 17.12.2020.

Gilda Venezia

Pur sapendo di esprimere un punto di vista poco condiviso, io penso che l’esperienza della Dad nella scuola italiana sia stata molto utile per fissare alcuni punti del dibattito. A partire dai progetti Cl@ssi2.0 (2009) fino al piano nazionale per la scuola digitale (2015), si è radicata l’opinione diffusa che le tecnologie digitali permettano di migliorare la qualità della didattica e conseguentemente degli apprendimenti.

Il miglioramento della qualità della didattica è legato ad almeno due fattori, la rottura di ruoli predefiniti e l’accesso all’interattività. Il miglioramento degli apprendimenti dovrebbe passare per l’attivazione di competenze non precedentemente attivate dalla scuola, ma già attive nel patrimonio culturale (genetico?) delle nuove generazioni. Vi è evidenza empirica convincente sul primo miglioramento (principalmente fondata sulle percezioni degli insegnanti), mentre sul secondo l’evidenza è molto più incerta (tipicamente fondata su studi in cui si dotano gli studenti di strutture informatiche e se ne misurano gli apprendimenti attraverso test disciplinari). Qualcuno potrebbe pensare che la Dad, forzando insegnanti e discenti ad utilizzare strumenti informatici e tecnologie digitali, possa rappresentare un passo in avanti nella digitalizzazione della scuola e quindi potenzialmente uno stimolo al miglioramento degli apprendimenti.

Spiace contraddire tale punto di vista ottimistico, ma è molto più logico attendersi l’esatto contrario. Lo strumento digitale, in quanto tale, non è altro che uno strumento.

L’esperienza formativa sta nell’apprendimento, individuale e/o collettivo, all’uso dello strumento. Non è l’accesso a internet che può migliorare le conoscenze di uno studente, ma è imparare a navigare e ad utilizzare criticamente i contenuti che lì si rinvengono che permette la maturazione degli studenti. Non è il possesso di un tablet che fa la differenza, ma imparare a capire cosa ti permette e cosa non ti permette un software che rende uno studente esperto. Non è la presentazione in powerpoint che migliora l’esame di terza media o quello di maturità, ma è il progetto comunicativo sottostante che può fare la differenza.

A mio parere la dad non permette nulla di tutto ciò perché non è una esperienza condivisa. Il docente tipicamente non vede in faccia i discenti (a meno che non passi tutto il tempo a richiedere l’accensione della telecamera), e non ha quindi feedback chiari di quanto sta insegnando. I discenti non hanno in mano la stessa strumentazione (cellulari, tablet, notebook, desktop, adsl, fibra, ecc) e quindi vedono/usano cose diverse, e fanno esperienze diverse. La discussione interattiva è chiaramente penalizzata dalle piattaforme informatiche disponibili, e tutti sono costretti ad imparare a usare simultaneamente chat, video, whatsapp e email.

L’unica esperienza realmente condivisa tra insegnanti e studenti è quella di resistere alle avverse condizioni ambientali (dpcm et similia), ma questa fiducia reciproca si costruisce laddove gli insegnanti sono riconosciuti come colonne portanti di una scuola. Certamente una Dad con 30% di nuovi insegnanti ogni anno non favorisce neppure questa esperienza.

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Giostra di docenti e didattica pesano sugli apprendimenti ultima modifica: 2020-12-17T07:42:02+01:00 da Gilda Venezia
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