Giovani e scuola, i più colpiti dal covid

di Vanna Iori, Huffington Post, 14.7.2021.

Senza un buon sistema di istruzione il Paese perderà il treno del futuro.

Gilda Venezia

Il rapporto annuale 2021 dell’Istat certifica in maniera inequivocabile il dramma scatenato dalla pandemia nella vita dei giovani. Una situazione già complessa che la crisi sanitaria, economica e sociale ha acuito in modo significativo, con un aumento degli abbandoni scolastici e con la crescita del numero di ragazzi che sono fuori da un percorso scolastici o formativi e non hanno un lavoro, i cosiddetti NEET.

La discontinuità della didattica in presenza che ha caratterizzato i due ultimi anni scolastici ha evidentemente aggravato il quadro, determinando un impatto impressionante sulla partecipazione dei più fragili, in particolare gli studenti con disabilità o con minore disponibilità di risorse. Le conseguenze si riflettono sui livelli di competenze dei nostri studenti, che -già prima della pandemia- erano inferiori rispetto a molti altri paesi europei come certificato dai principali istituti di ricerca.

Ma hanno un impatto anche sulla vita emotiva e relazionale dei più giovani. I numeri di questa pandemia nella pandemia ci dicono che, nel 2020, l’88,5% dei bambini tra i 6 e i 14 anni ha seguito le lezioni a distanza, ma solo il 57,6% lo ha fatto tutti i giorni. Nel corso del primo lockdown, l’8% degli iscritti (600mila studenti) delle scuole primarie e secondarie non ha partecipato alle video lezioni, con un picco nel Sud del Paese (9%) e una quota più alta di esclusi nella scuola primaria (12%). Solo 1 milione e 700mila bambini e ragazzi di 6-14 anni, ovvero il 33,7%, hanno fatto lezione tutti i giorni e con tutti gli insegnanti.

Le famiglie hanno lanciato un grido di allarme, dichiarando che la sospensione della didattica in presenza, per il 40% dei ragazzi ha prodotto profonda sofferenza sia dal punto di vista degli apprendimenti sia del disagio emotivo, con un abbassamento del rendimento scolastico, irritabilità o nervosismo, disturbi alimentari o anche del sonno. Il 13,1% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni hanno abbandonato precocemente gli studi avendo raggiunto al massimo il diploma di scuola media.

Ma la crisi determinata dalla pandemia ha contribuito anche alla diminuzione del tasso di occupazione dei giovani. Nel 2020 sono 2 milioni e 100mila i giovani di 15-29 anni non più inseriti in un percorso scolastico o formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa (i cosiddetti NEET, Neither in Employment nor in Education and Training), pari al 23,3% dei giovani di questa fascia di età in Italia (in aumento rispetto al 22,1% del 2019) e a circa un quinto del totale dei NEET europei.

Ma vorrei soffermarmi, soprattutto, sul tema decisivo della scuola. Appare necessario impedire, nonostante una probabile recrudescenza dei contagi a causa della variante delta, un ritorno alla didattica a distanza. Sarebbe un colpo durissimo per molti ragazzi. Questa è anche la sfida del ministro Bianchi che ha dichiarato: “Io insisto nel dire che dobbiamo tornare in presenza e stiamo tutti lavorando per tornare in presenza a partire da settembre“.

In questo senso, è indispensabile aumentare il tasso di vaccinazione perché nei paesi dove è ampio si è protetti dalle forme gravi di malattia con una minore pressione sugli ospedali. I vaccini sono lo strumento più potente che abbiamo e lo dimostrano tutti i dati a disposizione, ma è ancora troppo ampia la fetta di popolazione scettica o indisponibile a sottoporsi alle somministrazioni.

In particolare, in vista della riapertura delle scuole, sarebbe necessario intensificare la campagna di vaccinazioni per gli studenti che è partita in quasi tutte le regioni; l’obiettivo del governo è arrivare a settembre avendo somministrato almeno una dose al 70-80% dei ragazzi con più di 12 anni. Ma, ancora più importante, è raggiungere e convincere il 15% del personale scolastico -circa 220 mila persone- che non ha ancora ricevuto la prima dose. In Sicilia quasi un insegnante su due ha rifiutato il vaccino.

Ma anche a fronte dell’incremento dei vaccini, serve organizzare la ripartenza in modo più ordinato di quanto sia stato fatto lo scorso anno perché avremo ancora bisogno delle regole di distanziamento, con spazi larghi e ingressi scaglionati.

L’altra questione da affrontare è quella delle cattedre mancanti; una criticità che affligge il sistema scolastico da molti anni. Solo per quanto riguarda l’organico stabile si stima che siano circa 112mila le cattedre vuote, con un conseguente ricorso a un numero sempre maggiore di supplenze. Finora le scuole sono state aiutate dall’organico Covid che è stato confermato fino al 31 dicembre dal decreto Sostegni bis.

Il problema dell’affollamento inoltre non riguarda solo le classi, ma anche i mezzi di trasporto, indispensabili per arrivare a scuola e luoghi in cui il rischio di assembramenti è inevitabile. In vista della ripresa delle attività dopo la pausa estiva – come dichiarato dal ministro Giovannini al Foglio – il governo, insieme alle Regioni, Province e Comuni, dai quali dipende l’organizzazione e la gestione del trasporto pubblico locale (Tpl), sta lavorando da alcuni mesi per ridurre al minimo i rischi di rivivere i problemi sperimentati nel 2020.

I primi risultati di questo lavoro si sono già visti nella fase di riapertura degli ultimi mesi, in concomitanza con la progressione della massiccia campagna vaccinale: per le riaperture di giugno, ad esempio, sono stati potenziati i servizi di trasporto pubblico extraurbano, aumentati i treni regionali e realizzati hub per effettuare tamponi rapidi gratuiti nelle stazioni ferroviarie. Non sono poche le risorse messe a disposizione degli enti per potenziare i trasporti: al 30 giugno, 200 milioni sono stati erogati alle Regioni per i servizi aggiuntivi e 168 milioni a titolo di anticipazione.

Si tratta di una sfida decisiva e di sistema. Le scuole sono le prime istituzioni chiuse più di un anno e mezzo fa e sono quelle che ancora risentono delle difficoltà gestionali post Covid. Servirà uno sforzo immane di organizzazione degli istituti che dovrà andare di pari passo con la gestione dei trasporti. Ma è una sfida che deve essere vinta ad ogni costo. Poi, saranno le ingenti risorse del PNRR che dovranno dare il via al grande progetto di rilancio e ricostruzione del sistema scuola che dovrà portare nei prossimi anni l’istruzione e la formazioni in linea con i migliori standard europei. Chi nella classe dirigente non capisce che senza un buon sistema di istruzione il Paese perderà il treno del futuro, commette un grande errore di valutazione sulle conseguenze per lo sviluppo economico e sociale.

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Giovani e scuola, i più colpiti dal covid ultima modifica: 2021-07-14T16:48:05+02:00 da Gilda Venezia
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